Eurispes: rigenerare comunità per uscire dalle crisi
La presentazione del 38° Rapporto Italia dell’Eurispes ha riunito a Roma studiosi, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni per discutere lo stato della società italiana in una fase storica segnata da profonde trasformazioni geopolitiche, economiche e culturali.
Il Rapporto 2026 si concentra infatti sui grandi nodi che attraversano il Paese e l’Occidente: il rapporto tra cittadinanza e identità, la crisi delle democrazie liberali, il ritorno della guerra nello spazio europeo, le tensioni tra globalizzazione e sovranità, fino al tema del futuro e delle nuove forme di convivenza sociale.
Il sottotitolo scelto dall’Eurispes — “Percorsi di ricerca nella società italiana” — chiarisce bene l’impostazione del lavoro: non un semplice repertorio statistico, ma una ricognizione culturale e politica sul mutamento profondo della società contemporanea.
Una società attraversata dall’incertezza
L’impressione generale che emerge dal lavoro dell’Eurispes è quella di una società attraversata da un’incertezza strutturale. Non si tratta soltanto delle difficoltà economiche o delle conseguenze dei conflitti internazionali, ma di una più ampia crisi di orientamento collettivo.
Il Rapporto mette in evidenza come la dimensione della paura — sociale, culturale, economica — sia diventata un elemento permanente del dibattito pubblico. Allo stesso tempo cresce la difficoltà delle istituzioni nel produrre visioni condivise e nel ricostruire fiducia.
Le categorie tradizionali della politica sembrano spesso insufficienti a interpretare i cambiamenti in corso. La stessa distinzione tra destra e sinistra appare, in molti casi, attraversata da nuove fratture legate alla sicurezza, alla tecnologia, ai processi migratori e alla ridefinizione delle identità collettive.
Democrazia, autoritarismo e nuovi conflitti
Uno dei nuclei centrali della ricerca riguarda il rapporto tra democrazia e nuove forme di autoritarismo. L’Eurispes osserva come, anche nelle società occidentali, si stiano consolidando modelli politici fondati sulla personalizzazione del potere, sulla polarizzazione permanente e sulla riduzione degli spazi di mediazione.
Il ritorno della guerra nel continente europeo e la radicalizzazione dello scontro internazionale contribuiscono inoltre ad alimentare un clima di instabilità che incide direttamente sulle opinioni pubbliche e sulle dinamiche politiche interne.
Nel Rapporto compare anche una riflessione sulla trasformazione dell’informazione e sulla crescente influenza degli ecosistemi digitali nella costruzione del consenso. La velocità della comunicazione e la frammentazione dello spazio pubblico rendono più difficile la formazione di culture politiche stabili e condivise.
Identità e futuro: la sfida culturale
Accanto ai dati economici e sociali, il Rapporto insiste molto sulla questione culturale. La globalizzazione, la rivoluzione tecnologica e la trasformazione dei linguaggi stanno modificando in profondità il modo in cui gli individui percepiscono sé stessi e la comunità nazionale.
In questo quadro, il tema dell’identità non viene affrontato come chiusura ideologica, ma come interrogativo aperto sul rapporto tra appartenenza, coesione sociale e futuro democratico. È forse questo il punto più significativo del Rapporto: la consapevolezza che il cambiamento non possa essere letto soltanto con categorie economiche, ma richieda una riflessione più ampia sul destino culturale e civile dell’Italia contemporanea.
Il Rapporto Eurispes 2026 restituisce dunque l’immagine di un Paese che cerca ancora un equilibrio tra memoria e innovazione, tra paura e speranza, tra spinte alla frammentazione e necessità di ricostruire legami collettivi. Una diagnosi severa, ma non priva della convinzione che la società italiana conservi ancora energie morali e civili capaci di contrastare il rischio della disgregazione.
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