Germania: in Sassonia trionfo Afd
Il presidente americano Donald Trump si è prontamente felicitato per la vittoria dell’ultradestra alle regionali della Sassonia-Anhalt: un’invasione di campo che ha giustamente irritato il cancelliere tedesco Frederick Merz, inducendolo ad annullare la prevista telefonata con la Casa Bianca. Non sappiamo quanto a Trump importi davvero del successo dell’Afd e del suo leader Ulrich Siegmund in un modesto land dell’est tedesco, ma è chiaro come il Tycoon plauda a chiunque, in qualsiasi modo, freni, o mostri di poter frenare, la prospettiva di una maggior integrazione europea. Stessa cosa pensa, si può esserne certi, anche Vladimir Putin. Ma dimentichiamo le reazioni internazionali di chi sa bene che l’estrema destra gioca a loro favore e contro l’Europa, per vedere quanto accaduto in Sassonia-Anhalt nell’est della Germania.
Il voto di domenica ha visto il trionfo Afd: 44 per cento dei consensi e ben 39 degli 83 seggi del Parlamento regionale. Tre seggi in meno della maggioranza assoluta. Abissale il distacco degli altri partiti. La Cdu, storica forza trainante della regione, si piazza al secondo posto con un modesto 18 per cento. Un crollo vertiginoso: venti punti in meno rispetto all’ultima tornata, nel 2021. Se i democristiani conseguono 15 seggi, l’intera sinistra: Spd, Linke e Verdi ne ottiene 24. Cinque seggi sono infine per i populisti di Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw).
Per il governo regionale si profilano tre scenari. Un supporto della Bsw, da tempo a pronta a recidere il “cordone sanitario” nei confronti dell’ultradestra, mettendo a disposizione di Siegmund i seggi mancanti. Un sostegno della Bsw su un candidato presidente di compromesso, diverso da Siegmund. Un semplice appoggio esterno con un esecutivo Afd di minoranza.
Sulla carta vi sarebbe una quarta ipotesi: una mega coalizione da 44 seggi con tutti i partiti presenti nel Parlamento regionale: Cdu, Spd, Verdi, Linke e Bsw. Intesa alla quale è disponibile la sinistra ma non la Cdu che, pur confermando il veto sull’ultradestra, respinge questo percorso ritenendo – non a torto – che sarebbe visto dagli elettori Afd come uno scippo elettorale perpetrato dai partiti tradizionali in difesa del proprio potere. Un regalo a Siegmund e ai suoi che si ergerebbero a vittime sacrificali, uscendone addirittura rafforzati.
L’Afd in Sassonia è riuscita ad intercettare in pieno le tensioni sociali ed occupazionali dovute alla crisi economica ed energetica. L’immigrazione è poi divenuta il capro espiatorio, sebbene la percentuale di stranieri (8 per cento della popolazione) sia metà della media nazionale. La cosiddetta “remigrazione”, ossia l’espulsione in massa di queste persone, è la risposta crudele e demagogica in linea con quanto sostenuto da analoghe forze di ultradestra in tutta Europa.
Nel risultato ha giocato anche l’incapacità politica di Cdu e Spd dinanzi all’incipiente deindustrializzazione e all’impoverimento che ne è conseguito. Quanto accaduto a Magdeburgo, capoluogo sassone, non dovrebbe però avere dirette ripercussioni a Berlino. A preservare la stabilità del governo vi è infatti il meccanismo della sfiducia costruttiva, per cui una maggioranza può decadere solo se un’altra è già pronta a sostituirla. Strada impraticabile con l’attuale Bundestag, a meno di accordarsi – e sarebbe assurdo – direttamente con l’Afd.
Più che la tenuta dell’attuale governo, deve preoccupare, in prospettiva, quella del sistema politico dove l’irrompere di una destra estremista e xenofoba, con propaggini neonaziste, va di pari passo con il forte indebolimento del classico bipartitismo Cdu-Spd. Merz nell’installarsi alla guida del Paese aveva puntato su un ridimensionamento dell’ultradestra, riconquistando l’elettorato conservatore Cdu.
Una strategia che, almeno per ora, non sta fornendo risultati visto che l’Afd cresce ovunque, situandosi tra il 20 e il 25 per cento, anche nei lander dell’Ovest. Una scalata di consensi che potrebbe farne il primo partito tedesco ed è questo – anche per le ripercussioni sull’integrazione europea – a dover allarmare, non tanto l’esito del voto di una regione periferica come la Sassonia-Anhalt con appena due milioni di abitanti.
Due nuove tornate regionali sono previste a breve in Germania: Meclemburgo-Pomerania e Berlino. Appuntamenti da cui sapremo qualcosa di più riguardo all’Afd e agli altri partiti. Nell’attesa conviene dar retta al presidente regionale uscente della Cdu Sven Scholze quando sostiene che mettere alla prova – su scala regionale, perchè di questo si tratta – l’Afd è forse il modo migliore per farne emergere le contraddizioni programmatiche. Un conto sono gli slogan propagandistici, altro la concretezza del governare: uno scoglio contro cui le forze populiste vanno facilmente a sbattere. In barba ai Trump e ai Putin che su quegli scogli vorrebbero si schiantasse l’Europa.
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