Alessandro Barbero – San Francesco
Scrivendo un libro su San Francesco d’Assisi, per ricordarne gli ottocento anni dalla morte, lo storico Alessandro Barbero non ha voluto proporre una classica biografia di quest’uomo straordinario. In “San Francesco” (ed. Laterza) vengono invece riportate, in ordine cronologico, le differenti versioni che della vita del Santo Patrono d’Italia ci giungono dagli scritti a lui dedicati.
Barbero mostra come le varie biografie sul Santo contengano elementi e particolari diversi. Differenti interpretazioni da parte dei singoli autori, pronti più ad assecondare le proprie inclinazioni personali che non a fornire un dato obiettivo sulla vita di questa figura eccezionale. Pochi gli elementi comuni a queste molteplici versioni: la nascita di un grande Ordine all’interno della Chiesa e l’assoluta povertà evangelica che caratterizza la Regola francescana.
Barbero ci presenta i diversi modi di raccontare la vita di Francesco, a cominciare dalla prima biografia in ordine di tempo: quella di Tommaso da Celano, scritta poco dopo la morte del Santo avvenuta giusto ottocento anni fa, il 4 ottobre 1226. Solenne anniversario che sarà degnamente celebrato in tutta Italia come festa nazionale.
Sin dai primi tempi dopo la sua scomparsa si iniziò a scrivere su di lui, perché quasi subito venne santificato e questo spinse molti autori a cimentarsi nell’impresa di raccontarne la vita. Dopo Tommaso da Celano, vi fu la testimonianza di Santa Chiara, fedele collaboratrice di Francesco e fondatrice dell’ordine delle Clarisse. Poi toccò ai concittadini del Santo proporre la propria interpretazione con uno scritto che cominciò a circolare nei decenni successivi alla morte.
A far ordine in questo guazzabuglio di testi – spesso in contraddizione tra loro nel raccontare la vita del Santo a rischio di creare problemi tra gli stessi francescani – intervenne la Chiesa che designò come biografo ufficiale il teologo Bonaventura da Bagnoregio. Fu lui promosso a depositario della vita di Francesco, indiscusso titolare della ”versione ufficiale” del Santo, con la “Legenda maior” da trasmettere ai posteri facendo sparire da archivi e biblioteche quanto scritto in precedenza. Un’operazione ben riuscita, tanto che per diversi secoli solo il testo di Bonaventura rimase in circolazione, fino a quando dal Seicento in poi, grazie ad una serie di fortuiti ritrovamenti molto di quel materiale dimenticato uscì dall’oblio.
In definitiva – ci dice Barbero – parlare di Francesco significa trovarsi dinanzi ad un personaggio complesso, con molteplici sfaccettature, di cui sarà il lettore a trarre un’unica immagine. Un’esistenza in cui coesistono dubbi e certezze, delusioni e speranze. Un impasto in cui vi è tutto e il suo contrario.
Ogni tempo ha preteso di leggere Francesco a modo suo: quelle di un Santo ambientalista, pacifista e pauperista le immagini più diffuse. Fu uomo aperto al dialogo e di una totale intransigenza. Atteggiamenti e valori da collocarsi sempre nell’epoca in cui egli visse e non riletti a posteriori. La pace, ad esempio. Il Santo la concepiva come un fondamento spirituale tra uomini di diversa religione ma al tempo stesso, in nome della cristianità riteneva giuste le Crociate. Figlio del suo tempo, per l’appunto.
Altro elemento degno di nota è il suo ben noto amore per la natura e per gli animali. Francesco ringrazia il Signore per tutto quello che è stato creato, come mostra il meraviglioso Cantico delle Creature. Ma poi, diversamente da quello che pensiamo noi oggi, la stessa natura viene anche percepita come fonte di pericoli per l’uomo: una realtà che l’essere umano è chiamato a sottomettere.
Può dunque dirsi che ogni epoca si interessi del San Francesco reputato più congegnale. Di certo siamo dinanzi ad un uomo straordinario che ha segnato profondamente il suo secolo e quelli successivi, dando vita ad un inarrivabile modello di povertà evangelica, di abbandono alla volontà divina e di fedeltà alla Chiesa. Pienezza spirituale in antitesi al vuoto materialista: qualcosa che può trovare spazio anche nella società di oggi. Otto secoli ci separano dalla sua morte, eppure – come pochi altri – il Santo di Assisi continua a parlare all’uomo del nostro tempo.
Lascia un commento