Geopolitica, la scuola russa a confronto sull’Italia: a Mosca una conferenza sui quattro anni di governo Meloni

In un contesto internazionale critico come quello attuale, assumono un particolare valore le iniziative volte a proseguire forme di cooperazione culturale e scientifica, e per quel che è possibile, economica, fra Italia e Russia, memori dei notevoli benefici reciproci che sono derivati ai due Paesi nella storia dalle loro buone relazioni.
Dal lato russo, una delle eccellenze della scuola geopolitica russa contemporanea, l’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze (IE RAS), diretto da Alexey Gromyko, continua a monitorare la situazione politica italiana, con l’obiettività, l’indipendenza e il rigore scientifico che lo contraddistingue. Lo scorso 22 ottobre (a quattro anni esatti dalla nascita del governo Meloni) il Centro di Studi Italiani dell’Istituto d’Europa ha organizzato a Mosca una conferenza internazionale sulla situazione politica in Italia, molto partecipata anche da esperti italiani, dal titolo Quattro anni di governo Meloni: stabilità in un’era di turbolenza?, le cui analisi costituiscono l’aggiornamento scientifico relativo al nostro Paese, più recente prodotto dall’IE RAS per quest’anno. E seguono a rapporti periodici dedicati all’Italia, l’ultimo dei quali è stato pubblicato nel 2024.

Gromyko: ridefinire canali di dialogo
In apertura della Conferenza il direttore del Primo Dipartimento europeo del Ministero degli Esteri russo, Aleksej Studennikov, ha presentato un quadro dettagliato delle attuali relazioni tra Italia e Russia, includendo sia il livello politico-istituzionale che l’interazione in ambito economico e culturale, sottolineando che, nonostante la quasi totale interruzione dei rapporti a livello interstatale, il dialogo economico e culturale continua a essere sostenuto.
Affermazioni che convergono con la prospettiva indicata da Alexey Gromyko nel suo più recente intervento in Italia, il 17 settembre scorso a Roma, al congresso mondiale sulla Noonomia. In quell’occasione il direttore dell’IE RAS di fronte a un pubblico di economisti e accademici internazionali, aveva insistito sulla necessità di ridefinire i canali di dialogo scientifico e strategico tra l’Europa e il resto del mondo in un’epoca di profonda riconfigurazione globale. Secondo il politologo russo, l’Europa occidentale non sta affrontando una crisi passeggera, ma una convergenza di nodi strutturali (deindustrializzazione, perdita di competitività nei settori ad alta tecnologia, crisi energetica e dipendenza strategica esterna) che si autoalimentano a vicenda. Le sanzioni economiche e la frammentazione dei mercati hanno finito per danneggiare l’Europa più di quanto abbiano isolato i suoi avversari geopolitici, in un mondo in cui si stanno intensificando le relazioni bilaterali e multilaterali diversificate.

L’influenza dell’Italia nelle decisioni internazionali

E proprio su quest’ultimo aspetto, il ruolo dell’Italia nel nuovo sistema multilaterale, nella conferenza dell’IE RAS è stato evidenziato il rapporto tra le ambizioni internazionali dell’Italia e i vincoli derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea e alla Nato. È stato osservato come la politica estera italiana debba confrontarsi con la necessità di mantenere relazioni con gli Stati Uniti, partecipare ai processi decisionali europei e tutelare gli interessi nazionali in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’Italia come media potenza europea (percepita nel mondo come superpotenza culturale) e alla sua capacità di influenzare le principali decisioni internazionali.
In relazione alla guerra in Ucraina, è stato affrontato il tema della partecipazione italiana alle iniziative diplomatiche europee e del ruolo svolto dai principali Stati membri dell’Unione. Come dimostra anche la lettera inviata il 5 novembre scorso dalla presidente del Consiglio italiano al presidente del Consiglio europeo, António Costa, nella quale viene denunciata la frammentazione dell’iniziativa diplomatica comunitaria sull’Ucraina, l’Italia è un partner allineato ma non subalterno. E questa caratteristica è nota anche alla Russia.

La “melonizzazione” dell’agenda politica
Circa l’evoluzione del quadro politico italiano si sono analizzate le sfide per il centrodestra, tenere insieme le diverse sensibilità della coalizione e non concedere spazio al nuovo movimento di destra di Roberto Vannacci, e le sfide per il centrosinistra che sta tendano di unire l’opposizione in vista delle elezioni politiche del 2027. Nel corso del dibattito è stata inoltre esaminata la crescente polarizzazione politica e valutati gli attuali equilibri di fronte alle nuove tensioni sociali.

Elena Alekseenkova, direttrice del Centro di Studi Italiani (foto sito IE RAS)


In questi quattro anni di governo Meloni, ha osservato Elena Alekseenkova, direttrice del Centro di Studi Italiani presso l’IE RAS, la vittoria della coalizione di centrodestra alle elezioni del 2022 non ha comportato una svolta euroscettica e sovranista; al contrario, l’Italia guidata da Giorgia Meloni segue pragmaticamente una linea euro-atlantica in politica estera, sostiene la politica dell’Ue nei confronti dell’Ucraina, sviluppa attivamente il dialogo dell’Ue con i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa, e promuove la riforma della politica migratoria dell’Ue.
A proposito di questa trasformazione delle posizioni politiche della Meloni una volta approdata a Palazzo Chigi, durante la conferenza, riferisce la ricercatrice Morena Torri, “è stato richiamato il concetto di melonizzazione, utilizzato nel dibattito per descrivere l’evoluzione di una leadership politica di orientamento populista verso forme di maggiore pragmatismo istituzionale. Il tema è stato affrontato soprattutto in relazione alle politiche europee e ai rapporti transatlantici”.

La politica estera in un’epoca di conflitti
La sessione della conferenza, dedicata alla posizione dell’Italia nel mondo, è stata aperta dalla relazione di Oleg Barabanov, direttore di programma del Club di discussione internazionale “Valdai” e vicedirettore dell’Istituto di formazione euroasiatica del MGIMO (il prestigioso Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali) incentrata sulla politica estera del governo Meloni in un’epoca di conflitti. L’esperto ha messo in correlazione, in particolare, i forti conflitti internazionali con la crescente tensione socio-economica all’interno dell’Europa e dell’Italia.
Molti altri temi sono stati oggetto di discussione durante la conferenza svoltasi all’IE RAS.
La guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran ha posto di fronte all’Italia una serie di gravi sfide sia di carattere politico che economico, legate alle forniture di risorse energetiche. La pressione migratoria dalle coste nordafricane non diminuisce e minaccia una nuova crisi in caso di sfide serie alla sicurezza alimentare e di un aumento dei conflitti. Su questo sfondo, il governo Meloni ha lanciato il “Piano Mattei per l’Africa”, sviluppa partenariati con i paesi del Golfo Persico e rivendica un ruolo centrale nei corridoi globali che collegano India, Medio Oriente e Mediterraneo, nonché Africa e Atlantico.

Gli atti di questa conferenza sulla politica interna ed estera del nostro Paese costituiscono un interessante contributo al dibattito nella direzione di un dialogo culturale e scientifico, e di un reciproco interesse fra Italia e Russia, che nonostante tutto continua in attesa di tempi migliori che entrambe le parti sentono l’urgenza di impegnarsi a costruire.

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