Alex Zanardi: il coraggio di ricominciare
In un mondo dove vittimismo e rassegnazione paiono troppo spesso contrassegnare i nostri giorni, capita di imbatterci in persone che vedono la vita in un altro modo. Persone che sprizzano positività, che riescono a sorridere anche di fronte ad una sorte ingrata. Alex Zanardi era una di queste.
La parola “resa” non faceva parte del suo vocabolario. E non per assumere una posa di vago stile dannunziano, in nome del famoso detto “ricordati di osare sempre”. Nessuna guasconata frutto di un momento, ma un piglio indomito che segnava nel profondo la sua concreta vita quotidiana.
Una quotidianità tragicamente spezzata dopo l’incidente automobilistico che su una pista in Germania il 15 settembre 2001 lo vide, ad appena 35 anni, subire la perdita delle gambe, dopo giorni in cui la sua vita pareva appesa ad un filo. Una mazzata per chiunque. Certamente anche per lui, che seppe però trovare le risorse, anche grazie alla propria famiglia, per iniziare una riscossa. Una ferma volontà di risalire la china per inventarsi una nuova vita.
Alla disabilità che di colpo era entrata nella sua esistenza reagì facendo scattare la molla di riprendere a vivere, di coltivare nuove esperienze, di provare nuove emozioni. E così il giovane pilota di formula Uno si trasformò nel maturo campione di handbike. Una seconda vita sportiva culminata con gli allori paralimpici di Londra 2012 e di Rio de Janeiro nel 2016. Una serie di successi che diede ulteriore spinta al movimento paralimpico internazionale, mostrando come le persone disabili potessero avere lo sport nel proprio orizzonte.
Vi era il prestigio personale di vittorie e medaglie ma emergeva soprattutto la capacità di ritrovare se stesso, di non cedere alla sorte avversa, di darsi nuove prospettive. Ed è questo a renderlo un esempio per tutti noi che, spesso, di qualsiasi difficoltà facciamo uno scoglio insormontabile. Riusciva persino a scherzare sulla propria condizione. Una volta con la bike cadde in una discesa e vedendo il soccorritore sconvolto ebbe a dirgli: <<Signore, tranquillo, le gambe non le avevo neanche prima di questa caduta>>.
In Zanardi vi era il saper gettare il cuore oltre l’ostacolo che pareva fargli superare qualsiasi tribolazione. Per questo giunse come una coltellata quella tragica fatalità che il 19 giugno 2020, vicino a Siena in una gara per beneficenza, lo vide finire con la bike sotto un camion. Da quel momento abbiamo tutti sperato di rivederlo sorridente riprendere il cammino verso nuove mete. Non è stato così. Dopo anni di sofferenze, la sua vita si è fermata – troppo presto, a soli 59 anni – lasciandoci in preda ad una tristezza infinita.
Una profonda tristezza che accomuna l’Italia intera. Quella che lo seguiva nelle sue imprese agonistiche e quella che, digiuna di sport, ammirava l’uomo, mai domo nelle avversità della vita. Perché per tutti, quello straordinario Alex, che ha scalato le vette sportive, rappresentava la volontà di non arrendersi mai, di andare oltre, di dare un senso al proprio vivere anche quando la disperazione sembra farla da padrona. Ci ha davvero insegnato a vivere, mostrandoci come si affrontano i drammi dell’ esistenza umana. Un prezioso lascito da tenerci stretto.
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