Francia: dopo le elezioni amministrative, grande incertezza
Se in Francia le elezioni amministrative – che si svolgono su due turni – dovevano offrire qualche ragguaglio sul contesto politico in vista delle presidenziali del prossimo anno, può dirsi che il voto non abbia offerto alcuna schiarita.
Le due formazioni più radicali, che da qualche tempo si sono imposte sulla scena politica transalpina, a destra il Rassemblement national (Rn) e a sinistra La France Insoumise (Lfi), conquistano qualche municipalità ma troppo poche per affermare di avere realmente sfondato. Lfi vince a Roubaix e in un paio di comuni della “cintura rossa” attorno a Parigi. Successi segnati quasi subito da clamorose intemperanze verbali contro le amministrazioni uscenti, ritenute complici del sistema capitalista.
Decisamente Lfi si mostra del tutto inadeguata al compito assegnatole dagli elettori. Se il suo leader Jean- Luc Melenchon ritiene che l’estremismo possa servirgli per vincere le presidenziali si sbaglia di grosso. La sua ideologia islamosinistrorsa – volta a blandire i musulmani presenti nell’Esagono e ad attizzare qualsiasi protesta sociale – servirà solo a spianare la strada all’estrema destra di Marine Le Pen. Tutt’ora primo partito di Francia.
Un primato quello del Rn che, forse, potrebbe consentirgli di approdare il ballottaggio delle presidenziali ma l’Eliseo sarebbe a portata di mano solo qualora l’avversario fosse Melenchon. C’è da sperare che la saggezza dall’elettrauto transalpino eviti al Paese questa scelta tanto esiziale tra due radicalismi. Per intanto, il Rn alle amministrative non sfonda. Per vincere a Nizza, unico vero colpaccio della tornata – peraltro in una città da sempre terreno fertile per la destra – si è dovuto affidare ad Eric Ciotti, un transfuga dal campo repubblicano. Un uomo, quindi, esterno al mondo nazionalista.
Per il resto, nelle città dove al ballottaggio vi era un candidato dello zoccolo duro Rn, sono state solo batoste. A Nimes, piuttosto che dare via libera ad un lepenista, gli elettori di centrodestra hanno preferito un sindaco comunista. In buona sostanza Rn e Lfi, con i loro due leader abbastanza competitivi nella gara per l”Eliseo, non lo sono in quanto a classe dirigente sul territorio. Un po’ come i nostri Cinquestelle.
Al contrario, i gollisti, oggi repubblicani, e i socialisti, pur indeboliti a livello nazionale possono ancora contare su solide e storiche ramificazioni locali utili per conquistare i municipi. Non a caso i repubblicani ottengono Bordeaux, Tolosa, Brest, Limoges e Clermont Ferrand, mentre i socialisti brindano a Lione, Marsiglia e soprattutto a Parigi, dove Emmanuel Gregoire stacca di dieci punti l’ex ministro repubblicano, Rachida Dati. Da notare che per i socialisti le contese municipali volgono al bello, come nella capitale, quando si presentano senza Lfi. Laddove vi sono state intese con i melenchonisti gli elettori hanno voltato loro le spalle. Come a Limoges, dove dal dopoguerra il centrodestra non aveva mai prevalso.
Il fatto è che buona parte dell’elettorato di sinistra si sente estraneo alla radicalità di Lfi. Partito socialista (Ps), Partito comunista (Pcf) e Verdi che compongono la classica sinistra plurale, messa in pista trent’anni fa da Lionel Jospin (scomparso proprio in questi giorni), possono dar vita ad un’alleanza competitiva solo se escludono qualsiasi intesa con Melenchon. Alle presidenziali un esponente di questa sinistra plurale, ad esempio un socialista, potrebbe andare al ballottaggio dove avrebbe buone carte per spuntarla contro un eventuale candidato nazionalista, potendo contare sul sostegno dei centristi.
Più complicata la situazione dei repubblicani (Lr) stretti tra il Rn, alla loro destra, e Renaissance – il partito del presidente Macron – verso il centro. Oltretutto tra le fila Lr c’è forte contrapposizione tra il presidente del partito, Bruno Retailleau, e il presidente del gruppo parlamentare, Laurent Wauquiez. Tra i due più una personale contesa per la candidatura più che una vera e propria disputa ideologica. Per scegliere chi correrà per l’Eliseo si pensa allora ad indire delle primarie, cui vorrebbero partecipare anche esponenti centristi per presentare agli elettori un solo candidato di tutto il centrodestra.
Un’altra soluzione, mettendo da parte i centristi, sarebbe l’unione delle destre, repubblicana e nazionalista, ma in quel caso a primeggiare, avendo più voti, sarebbe il partito di Marine Le Pen. Qualcosa di intollerabile per gli ex gollisti, memori che mai Jacques Chirac aveva aperto all’estrema destra, cui a suo tempo era del tutto ostile anche Charles De Gaulle. Tanto a sinistra quanto a destra vi è totale nebulosità. Il rischio è che ad approfittarne siano le forze più estreme: non certo una bella prospettiva per la Francia e neppure per l’Europa.
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