Milano-Cortina 2026: finalmente ci siamo!
Olimpiadi, ci siamo! Paralimpiadi, subito a ruota! Si aprono finalmente i giochi di Milano e Cortina 2026. Alla mancanza – purtroppo prevedibile – di qualche barlume di tregua dalle tante guerre supplirà, nel suo piccolo, la leale competizione tra atleti provenienti da tutto il mondo. Per quanto possibile, ancora una volta lo sport si rivela momento di unione.
Il capoluogo meneghino ospita i giochi per la prima volta. La seconda invece per la “regina delle Dolomiti” a settanta anni esatti dalle olimpiadi invernali del 1956 che furono il debutto dell’Italia sulla scena mondiale come organizzatrice di un simile evento. A Cortina, in verità, erano stati assegnati i giochi del 1944, ma la guerra travolse tutto.
Tre le regioni coivolte in queste XXV Olimpiadi invernali: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige a suddividersi, ciascuna per le proprie peculiarità, l’intenso ed avvincente programma di tutte le discipline invernali. Un vasto territorio. E questo diversamente da Torino 2006 quando tutto si svolse in Piemonte.
In questi anni abbiamo assistito alla costruzione dei villaggi olimpici per gli atleti, distribuiti nelle diverse sedi di gara. Ingenti anche le nuove opere sportive tra cui spiccano la pista di bob e il palazzo per il curling a Cortina, la struttura per l’hockey su ghiaccio a Milano e l’Ice Park a Rho Fiera. Ma anche nuove piste da discesa ed adattamento di quelle esistenti a Livigno, Bormio e nelle valli ampezzane.
Per tutte queste infrastrutture sorgono le consuete domande riguardo al loro impatto ambientale e sul loro impiego una volta concluse le gare. È l’interrogativo di sempre, di qualsiasi edizione olimpica, e sovente la risposta la si riscontra in manufatti inutilizzati. Costosi gusci vuoti di cui non si sa che fare. Con spese enormi anche solo per la manutenzione. Come mostra, dopo Torino 2006, il caso della pista per il bob a Cesana. Buon senso avrebbe voluto utilizzarla per gli attuali giochi, ma sappiamo bene che la lobby del cemento riesce sempre a spuntarla.
Sono queste situazioni ad aver contribuito al formarsi di opinioni e movimenti contrari all’organizzazione dei Cinque cerchi ritenuti, al di là dell’interesse sportivo, fonte di spreco di risorse nella migliore delle ipotesi, di corruzione nella peggiore. Un dato che, in tutta franchezza, non ci sentiamo di smentire totalmente ma che, al tempo stesso, non può costituire una definitiva remora per eventi di tale portata.
Aver rifiutato di concorrere per l’assegnazione a Roma dei giochi del 2024, come ha fatto la giunta pentastellata di Virginia Raggi, è stato un clamoroso autogol, preceduto peraltro da un’analoga rinuncia già nel 2020, da parte del governo Monti. Eppure Roma 1960 fu una meravigliosa vetrina per l’Italia che si avvicinava al boom economico e lo stesso sarebbe accaduto con il ritorno dei giochi nella Capitale. Miopia riscontrata anche per Milano-Cortina 2026, quando si prospettò il coinvolgimento di Torino gettando al vento l’opportunità. Ancora una volta un diniego targato 5Stelle. D’altronde abbiamo verificato sul campo i limiti delle giunte grilline. Brevi parentesi chiuse dagli elettori appena possibile.
Una politica refrattaria ai grandi eventi è una politica di scarso respiro, incapace di assumersi le proprie responsabilità coniugando sviluppo e ambiente. Due termini assolutamente non in contrasto tra loro.
In vista delle attuali olimpiadi invernali emerge, a questo proposito, la richiesta espressa dal Club Alpino Italiano, insieme ad altre organizzazioni ambientaliste (Pro Natura, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club italiano, Legambiente e Wwf), al ministero delle Infrastrutture, di attivare una Valutazione ambientale strategica (Vas) per tutte le opere connesse ai giochi olimpici, basata sulla loro sostenibilità fondata su indici misurabili (biodiversità, consumo di suolo, ecc…). Un’iniziativa da cui è scaturito il Manifesto strategico del Cai per le Olimpiadi 2026, volto ad interrogarsi sui rapporti tra uomo e montagna nel segno della protezione della natura e dei suoi equilibri.
Un’articolata riflessione da parte di un’associazione che da sempre si occupa di ecosistemi montuosi e si muove per la loro tutela. Bene sarebbe da parte di chi è chiamato ad intervenire sul territorio – dai diversi livelli della politica ai molteplici soggetti economici – tenere conto di questo importante contributo. I giochi, tra quelli olimpici e quelli paralimpici, dureranno un mese, ma poi verrà il dopo. I molti anni a venire. Ed è a quella prospettiva temporale che occorre guardare, salvaguardando l’ambiente montano messo a rischio da una cementificazione indiscriminata. Temi che ci parlano di sviluppo sostenibile e che oltrepassano il breve orizzonte dei giochi. Detto questo, con la fiaccola olimpica accesa a Milano e a Cortina, passiamo a goderci le appassionanti gare dei prossimi giorni e la splendida immagine del nostro Paese nel mondo.
Lascia un commento