Polonia: un presidente sovranista e un premier filoeuropeo

Se per il fronte europeista buone notizie erano arrivate dalla Romania dove alle elezioni presidenziali aveva prevalso il candidato riformista filo europeo, Nicusor Dan, dalla Polonia è giunto un messaggio politico esattamente inverso. Il ballottaggio per l’elezione del presidente, dopo un primo turno nel quale i due candidati giunti in testa erano divisi da una frazione di voto, si è concluso con la vittoria del pretendente sovranista, Karol Nawrocki. Sostenuto dal partito di estrema destra, Diritto e Giustizia (Pis), egli con il 50,9 per cento ha infatti superato il sindaco di Varsavia, Rafal Trzasrowski che si è attestato al 49,1. Uno scarto minimo per un Paese diviso in due: 400mila voti di differenza, su 21milioni di votanti

Che la destra radicale partisse avvantaggiata lo si poteva benissimo capire dall’ondata conservatrice che da tempo caratterizza la politica polacca. Così la sfida decisiva ha visto in lizza l’estrema destra nazionalista contro il centro-destra liberale ed filoeuropeo. Fuori dai giochi la sinistra riformista che paga l’errore di aver supinamente accettato, per troppi anni, una terapia d’urto liberista che ha accentuato le iniquità sociali. Vasti strati popolari hanno così rivolto lo sguardo a destra verso un programma capace di unire protezione sociale e difesa dei valori tradizionali. Una lezione politica che va ben oltre il contesto polacpco.

A succedere ad Andrei Duda, presidente della Repubblica eletto quattro anni fa sotto le insegne del Pis, sarà quindi un altro suo collega di partito. Questo nel mentre, a mostrare plasticamente la netta divisione che contrassegna oggi la Polonia, al governo vi è Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, sostenuto da Piattaforma civica che alle presidenziali ha tirato la volata a Trzasrowski.

Al vertice del Paese si riconferma quindi la coabitazione tra un Capo dello Stato di un colore politico e un Primo ministro di segno opposto. La Costituzione polacca assegna al Presidente della Repubblica la politica estera e la difesa, nonché un potere di veto sulle leggi del Parlamento. Veto che può però venir superato da una nuova deliberazione parlamentare. A conti fatti potrebbe verificarsi una certa ingerenza presidenziale sull’azione del governo. Non è peraltro da escludere l’ipotesi di una crisi dell’esecutivo guidato da Tusk. Inevitabili, a quel punto, le elezioni anticipate. Un ghiotto boccone per il Pis che sulla spinta del successo presidenziale potrebbe anche conquistare la maggioranza parlamentare dando vita a quella svolta sovranista che per ora a Varsavia è riuscita solo a metà.

Di certo già con la coabitazione tra Nawrocki e Tusk la Polonia rischia di accentuare il proprio nazionalismo. Da Budapest Viktor Orban è stato uno dei primi leader europei a congratularsi con il neo eletto e si frega le mani immaginando di poter contare su un nuovo alleato sovranista con un’influenza, sullo scacchiere europeo, ben più forte di quella esercitata dal leader slovacco Robert Fico, capofila del nazionalismo antieuropeo. Un problema in più per Bruxelles quando dovrà far passare dei testi all’unanimità. Ulteriore motivo per superare questo vincolo che di fatto blocca l’evoluzione sovranazionale dell’Unione.

A Varsavia vi sarà una stretta sull’immigrazione. Possibile un riposizionamento riguardo all’Ucraina, sebbene risulti difficile immaginare una Polonia filorussa. Collocazione – rammentando l’invasione sovietica del 1956 – già surreale per l’Ungheria stessa. Certo l’accoglienza ai profughi ucraini sembra essersi piuttosto affievolita. Tusk rimane comunque in carica come capo del governo, rappresentando un freno agli eccessi antieuropei che potrebbero provenire dal campo presidenziale. Si prospetta una certa continuità nel supporto al piano di difesa che da tempo vede la Polonia affiancarsi a Francia e Germania sia per l’avvio di un sistema difensivo comune sia per definire una strategia concordata a favore dell’Ucraina, sostenendone lo sforzo bellico contro la Russia. Le incognite non mancano, anche perchè Nawrocki ha più volte dichiarato che Kiev non è pronta per la Nato e – cosa ancor più sorprendente – neppure per l’Ue. Saranno in ogni modo soltanto i prossimi mesi a dirci certamente qualcosa di più riguardo all’evoluzione politica polacca e ai riflessi che questa avrà sull’Unione europea.

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