Elezioni Europee: Euro o non Euro, è questo il problema?
Euro o non euro è questo il problema? Ma si potrebbe anche dire Unione Europea: essere o non essere ? Il prossimo maggio si terranno le lezioni europee e mai come oggi il processo di integrazione registra incomprensioni e ostilità, tanto che sono in molti a pronosticare forti astensioni o il successo dei movimenti di protesta e nazionalisti. La moneta unica è sotto accusa insieme a vincoli contabili (Fiscal compact) strozzanti fortemente sostenuti da diversi paesi dell’Unione ed in particolare dalla Germania. Ora al di là delle diverse teorie monetarie che molto spesso appaiono accademiche più che concrete, pare assolutamente prevalente la considerazione che tornare indietro, ovvero uscire dall’Euro (moneta unica) non si può, è irrealistico, in quanto ci porterebbe ad un default economico-finanziario quasi immediato. Ciò che invece registra un consenso politico crescente sia in Italia che in Europa, chiamata a reggere la sfida con una molteplicità di potenze economiche emergenti nel mondo, è l’idea di procedere più celermente verso l’unione politica rendendo anche più flessibili quei vincoli che impediscono il rilancio dello sviluppo. Il recente accorato discorso al Parlamento Europeo del Presidente Napolitano è stato in questo senso. L’Unione non può reggere l’urto delle sfide se non si fonda su maggiore unità politica e solidale. La moneta unica non può reggere se non vi sono politiche condivise ed una banca che la difenda oltre ad agire a protezione e sviluppo dei sistemi finanziari dei paesi membri. In questo senso è positivo che la Corte costituzionale tedesca, la quale aveva avversato il programma (Omt) della Bce volto ad acquisire titoli stato dei paesi membri nei momenti di crisi, si sia rimessa alla Corte di giustizia europea la quale presumibilmente promuoverà l’operato della Bce. I cittadini oggi non vedono il ritorno utile dell’UE ma bensì solo sacrifici, bisogna invertire la rotta prima che nazionalismi e populismi ci travolgano peggiorando però la situazione. Certo per l’Italia rimane l’obbligo e il dovere di sistemare uno stato scassato da anni di colpevole incuria generale ed in particolare da classi dirigenti politiche, sociali ed economiche che non hanno provveduto a riforme strutturali profonde quando le condizioni erano meno buie. Il recente referendum svizzero sulle limitazioni della immigrazione è un avvisaglia da non sottovalutare. Insomma come diceva il lungimirante Luigi Einaudi, già nel 1954, a proposito dei destini dell’Europa “ la questione non è tra l’indipendenza e l’unità, è fra l’esistere uniti o lo scomparire “.
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