Cattolici: un gioco ad incastro
Le ultime peripezie intorno alla cosiddetta “questione cattolica” – che, in omaggio alla legge storica enunciata a suo tempo da Marx, rischia di essere una ripetizione farsesca di ciò che nel nostro Paese fu a suo tempo una vera tragedia civile e religiosa – fanno segnare un salto di qualità, si fa per dire, con il recente articolo del prof. Dario Antiseri sul “Corriere della sera”. Intendiamoci, il prof. Antiseri è persona seria , di solida formazione filosofica, ma il suo articolo rivela, come dire, una certa dose di ingenuità rispetto all’evolversi della situazione all’interno della comunità ecclesiale.
Antiseri parte da una descrizione disastrosa del presente: “Calpestate le più elementari esigenze della famiglia, lasciate morire di inedia le scuole libere, ingoiata tutta una serie di nefandezze a cominciare dalla più indecente e illiberale delle leggi elettorali, spallucce su scandali a ripetizione, difesa ostinata di vergognosi privilegi… e mai un rappresentante politico di area cattolica che abbia avuto un sussulto di dignità dando le proprie dimissioni. Pronti a genuflessioni davanti al padrone di turno, il bavaglio spalmato di miele ha reso taciturni anche i più loquaci. Colpevolmente silenti o comunque inutili su tutto non mancano, però, figure di spicco del mondo cattolico che si sono messe ad esercitare le loro ugole nel coro dei cantori contro Grillo. Ma si rendono conto costoro che Grillo lo hanno creato e lo ingrossano giorno dopo giorno proprio le ingiustizie, i soprusi, gli sprechi, i privilegi, i furti, la catena di leggi ad personam, nomine di incompetenti a posti istituzionali nevralgici, misure sbagliate e prese da un Parlamento nominato da quattro Caligola?”.
Fin qui tutto bene, in termini di analisi, se solo magari il professore spiegasse chi è stato il primo e più grande Caligola di questa disgraziata epoca, ma lasciamo stare.
La cosa che più indigna il professore è che di fronte a questo spicinio “ il fatto più sconcertante è la sostanziale assenza del mondo cattolico sulla scena politica. E tutto ciò, nonostante i ripetuti inviti del Papa e del cardinale Bagnasco a che i cattolici, soprattutto i giovani, impegnino le loro energie in vista di una politica rinnovata. Tuttavia, si seguita ad insistere sull’idea che non ci debba essere un partito di cattolici”. Naturalmente, aggiunge subito, non un partito di raccolta come la DC, quanto piuttosto “un partito di cattolici liberali, un partito sturziano di cattolici liberali e solidali sotto il segno della Dottrina sociale della Chiesa”. Con il che, a quanto sembra, la questione sarebbe risolta: peccato che le indicazioni di Antiseri per il nuovo partito si arrestino qui, con queste indicazioni non decisive -“cattolici liberali e solidali”, il riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa … – che probabilmente sarebbero sottoscritti da un’ ampia schiera di persone per nulla intenzionate a militare sotto la stessa bandiera politica. Peraltro, se la DC fu un partito contenitore di tutto e del contrario di tutto, nemmeno il PPI sturziano fu immune da contraddizioni, perché la semplice lettura delle firme in calce all’appello “ai liberi e ai forti” del gennaio 1919 vede allineati antifascisti di provata fede come lo stesso Sturzo ed Achille Grandi con persone che poi divennero fedelissime di Mussolini come Cavazzoni, Grosoli e Santucci. A quanto sembra, quindi, l’unico vero “partito sturziano” – nel senso che fu fondato e diretto da Sturzo in prima persona- andò in crisi prestissimo su di una scelta non secondaria come quella fra libertà e dittatura.
Peraltro, Antiseri dice chiaramente che l’atteggiamento gregario dei cattolici in politica in questi anni è stato dettato dalla Gerarchia ecclesiastica, ma omette di dire quale dovrebbe essere l’atteggiamento del nuovo partito che lui sogna di fronte all’invadenza di un episcopato e di un Vaticano talvolta in contrasto fra di loro ma sostanzialmente incapaci di rispettare l’originaria autonomia delle questioni temporali ed il protagonismo dei laici in esse.
Glielo ha ricordato con molto tatto qualche giorno dopo sulle stesse pagine il Ministro Andrea Riccardi, che Antiseri aveva pesantemente chiamato in causa definendolo “disertore”, e che, da storico di grande finezza quale egli è, ha evidenziato come non basti richiamarsi ad un passato glorioso per superare una frammentazione che sta nelle cose e che si inserisce nel quadro di un forte deterioramento dell’idea stessa di convivenza pubblica: in sostanza, dice Riccardi, il problema di oggi non è l’unità dei cattolici ma quella della Repubblica.
Siccome però la farsa deve andare fino in fondo entra in scena il federatore più improbabile, ossia Carlo Costalli, Presidente del Movimento cristiano dei lavoratori (MCL) , nato quarant’anni fa da una scissione a destra delle ACLI e fin qui vivacchiato prima da movimento collaterale della DC e poi del PDL. Animato da sacro zelo Costalli annuncia ormai prossima la fondazione del nuovo partito cattolico rinviando tutti gli interessati – non molti, crediamo- alla relazione che egli terrà di fronte al Consiglio nazionale del suo movimento (nientemeno !) in cui svelerà gli arcani di questo nuovo soggetto politico. Nel frattempo si premura di dire che lui non pensa “al partitino cattolico integralista. Dentro e fuori il forum, sono in tanti a vederla come me: pensiamo a una grande area moderata e riformista, aperta ai laici e nella quale sia forte la presenza del movimento cattolico”. Con il che siamo tornati agli stessi scenari nebulosi di Antiseri, senza una parola di chiarezza sulle questioni più angosciosamente sentite dagli Italiani in questa fase storica: la disoccupazione, la casa, il welfare… Costalli però vuol dire la sua anche sulle questioni etiche , sui cosiddetti principi non negoziabili, e arriva a dire che essi “sono i fondamenti per un discorso più ampio. Quei principi non sono temi dogmatici da innalzare a mo’ di steccati, come fa il Pdl. Non si fa così. Siamo sempre disponibili a discutere, a confrontarci. Certo non approverò mai l’eutanasia. Ma sulle coppie di fatto, per dire, una regolamentazione laica va data. Non parliamo di matrimonio, distinguiamo bene, definiamole laicamente in altro modo e si potrà trovare una soluzione senza barriere né scontri”.
Peccato che questa attitudine dialogante Costalli la scopra solo ora : quando però Rosy Bindi e Livia Turco tentarono la stessa strada con i cosiddetti “Di.co.” l’ MCL ed il suo Presidente scagliarono anatemi ed insulti contro le due Ministre ed il premier Prodi (basta rileggersi l’archivio web dell’MCL per constatarlo). Le resipiscenze sono sempre benvenute, un briciolo di autocritica non farebbe male.
Al di là degli inevitabili sarcasmi, la questione cattolica in questo Paese esiste, ed effettivamente essa ha a che fare con la difficoltà di spendere sul terreno politico un patrimonio di capacità e di moralità che in questi anni è stato bloccato da controversie bizantine e , lo abbiamo visto, dall’incapacità della Gerarchia di dare seriamente credito ai laici e alla loro autonomia. Non che manchino le buone idee, ad esempio quella espressa nel recente Congresso nazionale delle ACLI dal Presidente Andrea Olivero di dar vita a “comitati per il bene comune” territoriali cui partecipino tutte le forze del Terzo settore indipendentemente dal fatto che abbiano o meno un’ispirazione religiosa.
In ogni caso, piuttosto che tortuosi disegni ed elucubrazioni politicistiche bisognerebbe forse riprendere in mano gli insegnamenti degli antichi maestri per cercare di darvi nuovo contenuto alla luce dei bisogni dell’ora. Come dice un vecchio saggio del cattolicesimo italiano, don Vittorio Cristelli una possibile “Todi 2” richiede “un esame di coscienza e una conversione”, ricordando sempre “la concezione di Paolo VI per il quale da un’unica fede possono nascere opzioni politiche diverse, nessuna delle quali però può arrogarsi il diritto di parlare a nome dell’intera Chiesa”. Lo ricordino tutti, in basso ed in alto.
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