L’era del caos controllato

L’analista geopolitico Fabio Tiburzi, intervistato da Cronos Asia: il potere globale non è più plasmato dall’ideologia, ma dal controllo delle risorse, della logistica e dell’energia.

Ideologie al tramonto, pragmatismo spietato e una corsa globale per il controllo fisico di risorse e logistica. È questa la fotografia del nuovo assetto geopolitico scattata dall’analista Fabio Tiburzi (senior research fellow presso il BRICS-Lab dell’EURISPES) in un’illuminante intervista rilasciata a Pietro Fiocchi per Cronos Asia (marzo 2026). Nel “caos controllato” odierno, le rigide alleanze del passato lasciano il posto a un disordine fluido dove a dettare legge sono le materie prime, la sicurezza delle rotte e l’autosufficienza.

I Tre Poli del Potere Globale

Tiburzi identifica tre potenze che stanno plasmando e traendo vantaggio da questa transizione sistemica:

  • Stati Uniti: Ispirandosi al modello del “Technate of America“— un progetto tecno-utopista sorto durante la Grande Depressione guidato da Howard Scott e promosso in Canada da Joshua Haldeman, nonno di Elon Musk — , Washington sta creando un blocco americano-pacifico autosufficiente. Tramite il controllo redditizio del Canale di Panama e l’integrazione di risorse chiave da Canada e Groenlandia, gli USA si blindano rispetto alle instabili rotte eurasiatiche.
  • Russia: Sostituendo la diplomazia convenzionale con la “geopolitica delle materie prime”, Mosca sfrutta il controllo fisico su uranio, gas e oro, spingendosi fino al Sahel africano. L’apertura di nuove rotte (come il Corridoio Nord-Sud) elude le sanzioni e consolida l’asse dei BRICS.
  • Cina: Forte di un surplus record e dell’accumulo di metalli preziosi, Pechino attua la strategia della “Doppia Circolazione”. Blinda il mercato interno e utilizza l’export come arma politica di coercizione (come dimostra il recente blocco dei fertilizzanti), accrescendo la propria leva geopolitica.

L’Europa arranca, l’Italia fa da ponte

Mentre l’Unione Europea, frammentata e priva di reale autonomia energetica, rischia la definitiva emarginazione strategica, l’Italia si muove in controtendenza. Grazie alla strategia delineata dal Piano Mattei, agli accordi per gas e materie critiche (dall’Algeria fino al Kazakistan) e al presidio navale, Roma si sta ritagliando un ruolo di “ponte strategico” vitale tra l’Occidente e l’Eurasia.

Ridisegnare le Mappe: Medio Oriente e Asia Centrale

Sui fronti caldi non si cerca la mera sicurezza tattica, ma una rivoluzione strutturale. In Medio Oriente, l’asse USA-Israele punta a escludere l’Iran aggirando lo Stretto di Hormuz: sviluppando i giacimenti del Levante e puntando al progetto del Canale Ben Gurion, Israele si candida a regolatore energetico regionale.
Specularmente, nel cuore dell’Eurasia, il Kazakistan si erge a “banca centrale” di risorse fisiche (uranio e terre rare). Sfruttando la propria ricchezza, Astana bilancia le influenze di Mosca, Pechino e Washington, consolidando il suo ruolo di hub autonomo nel sistema finanziario e logistico BRICS Plus.

Il “Cigno Nero”: La Crisi Assicurativa

Il monito finale dell’analista riguarda un rischio fatale ma trascurato. Il “cigno nero” del nostro decennio è la potenziale paralisi del sistema globale di garanzie e assicurazioni marittime. In un clima di perenne tensione navale, l’impossibilità di fornire copertura ai cargo paralizzerebbe il commercio mondiale molto prima di un calo della domanda. In uno scenario simile, il possesso fisico e tangibile di energia, logistica e materie prime trionferebbe definitivamente sugli strumenti finanziari astratti.

L’intervista a Fabio Tiburzi:

https://cronos.asia/world/controlled-chaos-global-order-power

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.