Il ritorno alla legge del più forte
C’era una volta il Diritto Internazionale.
Ora è stato sostituito da qualcosa di molto più ancestrale e brutale, la Legge del più forte.
L’esempio più feroce lo vediamo in Palestina, dove Israele, sfruttando la sua soverchiante potenza militare, economica e tecnologica, sta mettendo in atto la propria “soluzione finale” volta alla eradicazione definitiva dei palestinesi da quella che viene identificata dall’ortodossia ebraica come la Terra Promessa, a uso esclusivo del Popolo Eletto. Con modalità differenti – bombe e fame a Gaza, aggressioni e persecuzioni mirate in Cisgiordania – si persegue un unico obiettivo: eliminare i palestinesi, rendendogli impossibile la sopravvivenza, in modo da costringerli ad andarsene, oppure sopprimendoli direttamente con le armi. Il tutto nell’impotenza, quando non con la complicità, della comunità internazionale.
C’erano una volta gli Stati Uniti, faro di democrazia e libertà.
Oggi c’è l’ideologia MAGA, Make America Great Again, che sta trasformando gli USA in un Impero alla conquista della sua fetta di mondo.
Il 2025, con l’inizio del secondo mandato del presidente Donald Trump, è stato l’Anno Zero della nuova era DT, Dopo Trump, profondamente diversa da quella che l’Occidente aveva vissuto negli oltre due millenni precedenti.
Esagerzione? Paragone eccessivo? Mica tanto.
Circa duemila anni fa, un uomo che per qualcuno è il Messia, per altri un profeta, comunque una figura straordinaria, ci insegnò ad amarci gli uni con gli altri, in una fratellanza universale, aiutando i deboli, i poveri, i bisognosi. Oggi quel paradigma di amore e solidarietà è stato completamente rovesciato, la prepotenza è arrivata al potere con il suo carico di cupidigia e insensibilità, ampliando al massimo la forbice fra chi ha – e vuole sempre di più – e chi non ha, condannato all’irrilevanza e all’abbandono. La misura simbolo di questa nuova ideologia tanto cinica quanto miope è il taglio di fondi e personale imposto da Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, all’agenzia Usaid, che si occupa di aiuto umanitario alle popolazioni più vulnerabili. Quando era ancora braccio destro di Trump, il multimiliardario Musk ha preso una decisione destinata a mettere a rischio la vita di milioni di persone, a causa dell’azzeramento dei programmi di sostegno alimentare e sanitario in zone estremamente povere dell’Africa, dove peraltro il sostegno americano aveva anche una funzione stabilizzatrice e di argine alla penetrazione di altre potenze globali.
All’inizio del 2026, anno uno dell’era Trump, questa nuova strategia prende forma con l’attacco al Venezuela e il rapimento del presidente in carica Maduro. Gli USA, dopo aver abbandonato l’Africa al suo destino col taglio imposto da Musk, dopo aver dato mano libera a Israele in Medio Oriente e dopo avere di fatto lasciato l’Ucraina alla mercé della Russia, si sono di nuovo concentrati sul continente sudamericano, il “cortile di casa” per eccellenza, ma senza dimenticare i nuovi obiettivi strategici, rivolti verso il Nord: la Groenlandia e il Canada, territori che a causa dei mutamenti climatici diventeranno sempre più accessibili e appetibili, come le altre regioni prossime ai Circoli Polari. Evidentemente, al di là del negazionismo di facciata, le élite mondiali sanno perfettamente che il Pianeta si sta surriscaldando e che questo provocherà mutamenti climatici devastanti, rendendo invivibili le fasce tropicali e provocando migrazioni bibliche. Non è un caso che gli USA rafforzino il muro al confine col Messico per frenare i migranti dal sud, mentre nel frattempo iniziano a palesare le loro mire sulla Groenlandia e persino sul Canada. E non è nemmeno un caso se il colloquio con Putin è avvenuto in Alaska. In teoria, i due presidenti avrebbero dovuto confrontarsi sulla guerra in Ucraina per trovare una soluzione pacifica. In realtà, è assai probabile che i due intendessero accordarsi per spartirsi le rispettive zone di influenza, tant’è vero che la guerra di Mosca contro Kiev è proseguita come se niente fosse.
Il nuovo ordine mondiale dell’era Trump si sta delineando in modo sempre più preciso: il Tiranno statunitense ribadisce il suo potere su tutte le Americhe dalla Patagonia all’Artico e si prepara a fronteggiare sul fronte del Pacifico l’Imperatore Xi Jimping, signore della Cina e del suo strapotere commerciale diffuso in Asia e Africa, mentre lo Zar Putin, signore del Grande Nord da San Pietroburgo alla Siberia, manovra per riportare sotto la propria influenza la parte Est dell’Europa.
Già, l’Europa.
C’era una volta, appunto, l’Europa, che aveva deciso di unirsi in nome di radici comuni, per aprire le sue frontiere (interne!) e garantire benessere e libertà ai propri popoli.
Oggi, il Vecchio Continente ha un obiettivo prioritario nuovo: consentire ai singoli Stati di riarmarsi, attingendo a fondi europei senza alcun vincolo di bilancio.
Le rigidissime regole economiche che regolavano – e regolano tuttora – i bilanci statali, vietando sforamenti e imponendo tagli drastici anche in settori vitali come Sanità e Istruzione, non valgono per le spese militari: ogni nazione è libera di contrarre miliardi di debiti e aumentare a dismisura il proprio deficit, purché lo faccia per finanziare il proprio esercito e comprare armi, munizioni, software bellico, sistemi di difesa e di attacco.
Attenzione però: non si tratta di un riarmo europeo, effettuato in coordinamento fra tutti i membri dell’UE, il che potrebbe anche avere un senso, pur nella logica distorta di un’economia di guerra, ma della possibilità per ogni singolo Stato di armarsi in proprio, in ordine sparso, senza alcun tipo di accordo a livello continentale. È lo stesso scenario storico che ha dominato l’Europa dalla fine del Medioevo alla Seconda Guerra Mondiale, quello degli Stati-Nazione perennemente in guerra fra di loro per motivi dinastici, etnici, religiosi, territoriali, con una situazione di conflittualità endemica e senza soluzione di continuità durata secoli.
Pensavamo di averla superata con quella straordinaria Utopia in fieri – tuttora in costruzione – dell’Unione Europea, senz’altro piena di difetti, burocrazie e tecnicismi, ma che ci ha consentito di vivere ottanta anni di pace ininterrotta, un unicum nella Storia dell’Umanità a livello planetario.
Ora stiamo velocemente demolendo questa oasi di pace, democrazia e benessere unica al mondo in nome di una millantata sicurezza contro presunti nemici interni ed esterni, in pratica creando le premesse per una non improbabile ripresa delle ostilità fra gli stessi Stati appartenenti a una Unione sempre meno unita.
Il combinato disposto del riarmo delle singole nazioni e dell’ondata crescente delle formazioni “sovraniste”, che predicano la difesa degli interessi nazionali e dei confini contro “gli stranieri” non sono altro che il preludio allo scoppio di nuove guerre, viste come “la continuazione della politica con altri mezzi”, come sintetizzava cinicamente il generale prussiano Von Clausewitz, uno che di queste faccende se ne intendeva, visto che la guerra la faceva di mestiere e ci ha pure scritto un libro.
In tutto il mondo si sta dunque affermando la legge del più forte, a partire dai grandi scenari geostrategici per arrivare, a cascata, fino alla nostra quotidianità, con le multinazionali e i fondi d’investimento che chiudono le fabbriche e licenziano gli operai col beneplacito dei governi, che magari intervengono pure per reprimere le legittime proteste dei dipendenti con le forze antisommossa. E giù a scendere, fino ai branchi di ragazzini che aggrediscono in soprannumero dei coetanei indifesi, per derubarli o semplicemente per dimostrare di essere più forti.
La legge del più forte sta prendendo il posto del diritto internazionale e della convivenza civile, ma oltre a essere profondamente ingiusta, è anche altamente pericolosa, perché non tiene conto dell’attore più forte di tutti: il Pianeta che tutti abitiamo e che ci consente di vivere, grazie a un delicato equilibrio climatico e di disponibilità di risorse. Un equilibrio già profondamente alterato, con criticità acute che i nuovi scenari bellici non faranno che accelerare.
La guerra infatti, con il suo carico di emissioni, è un potente acceleratore del surriscaldamento globale e del conseguente mutamento climatico.

Le conseguenze della nuova economia bellica sono già preoccupanti, anche in assenza di conflitti armati, figuriamoci in caso di guerra aperta. E il rischio non si limita solo alle popolazioni direttamente coinvolte, ma può arrivare anche a chi si crede al sicuro. Per dirne una, Von Clausewitz, il professionista della guerra, non è stato ucciso da una cannonata, ma dal colera. Un monito da tenere a mente, visto che, se non bastassero le altre sciagure, viviamo anche in quella che gli epidemiologi definiscono l’era delle pandemie, altro sintomo inequivocabile di un Pianeta (gravemente) malato.
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