Francia, il difficile ritorno di Lecornu
Una Francia stordita per l’incredibile furto al Louvre ed attonita nel vedere entrare in carcere addirittura un ex presidente della Repubblica, si trova anche ad assistere alla telenovela del ritorno in sella del premier dimissionario Sebastien Lecornu. Dopo aver gettato la spugna perché privo di maggioranza, Lecornu torna in pista. Nuovamente senza maggioranza.
Per conquistare la benevolenza socialista – indispensabile alla sopravvivenza del governo – ecco allora la decisione di sospendere la riforma delle pensioni, condizione capestro da parte del Ps per non votare la censura unendo i propri voti a quelli dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. La coperta resta comunque corta. La sospensione o il rinvio in materia previdenziale gli sta facendo perdere il sostegno del centro destra, ossia dei repubblicani. Il loro presidente, Bruno Retailleau, ha infatti dichiarato che, così come è, la legge di bilancio è non è votabile.
A questo punto, se non fosse una cosa seria, potrebbe dirsi che la farsa è completa. Frutto di un’instabilità politica che ha preso forma dopo le legislative del 2024 da cui è scaturita un’Assemblea nazionale priva di maggioranza. Da allora ben due primi ministri hanno subito la censura del Parlamento e tutto a questo sono poi seguite le dimissioni del premier incaricato – Lecornu, per l’appunto – con il rientro in gioco su esplicita richiesta del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron.
Difficile – in tutta franchezza – capire cosa cambi tra il primo e il secondo tempo di questa partita che pare votata al fallimento. Forse più logico sarebbe stato un nuovo premier, magari un tecnico alla Mario Draghi, per traghettare il Paese alle presidenziali 2027, sostenuto da una maggioranza di emergenza tra centristi, repubblicani e socialisti. Un programma minimale infarcito di misure tampone, giusto per mettere in sicurezza il bilancio. Oppure, altra ipotesi, andare a nuove elezioni anticipate e lasciare il compito di decidere ai cittadini.
Qualora le urne avessero premiato il Rassemblement national (Rn), si sarebbe messa alla prova l’estrema destra al timone del Paese. Sino alle presidenziali. Un tempo sufficiente per decretarne se non proprio il fallimento governativo, quanto meno l’inconsistenza politica e programmatica. Il modo migliore per sgonfiare la popolarità di questa destra radicale che prospera stando all’opposizione ma che perderebbe rapidamente quota se chiamata a districarsi con le difficoltà di governo.
Il fatto è che Macron non ragiona da politico. Del resto, non è un politico ma un economista. E del tecnico – prestato alla sfera pubblica – ha tutte le caratteristiche: un’indubbia competenza e un’altrettanto indubbia rigidità. In politica, la cosa più deleteria. Un retroterra culturale, insomma, che gli rende difficile comprendere appieno i meccanismi parlamentari. Come si è visto dopo le legislative 2024.
Dinanzi ad un’Assemblea priva di maggioranza, Macron avrebbe dovuto comportarsi da arbitro, affidando sin da subito l’incarico ad un esponente della sinistra, in quanto – piaccia o non piaccia – il Nuovo fronte popolare (Npf), che raggruppa tutte le forze progressiste, è maggioranza relativa in Parlamento. Probabilmente il tentativo sarebbe andato a vuoto ma per lo meno, il Capo dello Stato avrebbe svolto appieno il proprio ruolo di garante delle istituzioni e non di tifoso allineato dietro un proprio schieramento. Anche perché da quel momento la sinistra, sentendosi defraudata del diritto di venir messa alla prova, ha iniziato ad opporsi risolutamente a qualsiasi altra soluzione. Per questo sono caduti via via, Michel Barnier e François Bayrou, ed è per questo che Lecornu, pur di garantirsi la neutralità socialista, ha deciso di soprassedere sulle pensioni.
Nei prossimi giorni, quando verrà presentata la manovra finanziaria, sapremo qualcosa di più sui suoi contenuti. Già si discute se il prezzo di questa stabilità, peraltro ancora da verificare, non mandi a rotoli gli equilibri di bilancio. Possibile che sia così ma anche un’endemica crisi politica comporta dei costi insostenibili. Sopravvivere politicamente fino al 2027, questa dunque la scommessa di Lecornu e al tempo stesso quella di Macron. Un finale di presidenza decisamente tra i peggiori della Quinta repubblica.
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