Mimmo Lucà, da aclista e politico una vita spesa per la solidarietà

Ci ha lasciati Mimmo Lucà, un grande dirigente delle Acli e un politico con una costante attenzione ai temi della solidarietà, della lotta alle disuguaglianze e alla povertà. Fu Giovanni Bianchi a volerlo nella Presidenza nazionale delle Acli, di cui divenne Vicepresidente nazionale, con delicate responsabilità, soprattutto nell’ambito del Patronato, dopo esser stato presidente provinciale delle Acli di Torino.
Più volte parlamentare, seppe mantenere sempre il contatto e il radicamento con gli elettori del suo collegio nel quale viveva. Nel 1993 fu tra i promotori, con Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti, del movimento dei Cristiano Sociali, una importante esperienza di cattolici impegnati impolitica nella sinistra, di cui dal 2003 divenne coordinatore fino allo scioglimento del movimento, avvenuto nel 2017. Lucà è stato nel corso della sua vita sempre sensibile alla solidarietà, ai diritti sociali in particolare per i ceti più deboli.
In particolare vorrei ricordare il significativo contributo dato da Lucà alla presa di coscienza dei fenomeni delle disuguaglianze e dell’impoverimento delle famiglie e dei lavoratori, come presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, dal 2006 al 2008. Tale organismo parlamentare promosse una Indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia. Allora pochi avvertivano, anche all’interno delle grandi organizzazioni sociali, comprese le Acli, il cambiamento della struttura sociale del Paese, che l’Istituto Eurispes colse in anticipo sui tempi della politica, avvertendo che eravamo giunti alla fine della società opulenta, teorizzata da Galbraith, che era caratterizzata da una ampia maggioranza di cittadini garantiti e da una minoranza di non garantiti. In quegli anni, immediatamente precedenti la crisi finanziaria globale del 2008, nelle società occidentali iniziava un processo, ancora in corso, di vasto e progressivo impoverimento del ceto medio, sempre più privo di tutele sociali e con una una ripartizione della ricchezza sempre più diseguale tra una minoranza sempre più ristretta che vede aumentare la propria ricchezza e una maggioranza sempre più ampia alle prese con un inesorabile peggioramento del proprio tenore di vita. In un tale contesto l’indagine della Commissione Affari Sociali della Camera costituì un punto di riferimento per quanti non volevano rassegnarsi a questo trionfo delle ingiustizie. In quegli anni ero presidente delle Acli provinciali di Milano e l’indagine promossa dalla Commissione di cui Mimmo Lucà era presidente, fu di grande aiuto nel sensibilizzare le persone e l’opinione pubblica ambrosiana sugli effetti sociali strutturali della crisi finanziaria in arrivo dagli Stati Uniti. Al punto che quando l’allora arcivescovo di Milano, cardinal Dionigi Tettamanzi, volle lanciare il Fondo Famiglia – Lavoro, come segno di solidarietà verso le persone più esposte agli effetti della crisi, le Acli milanesi non vennero colte impreparate ma anzi, insieme alla Caritas ambrosiana divennero co-promotori di quel progetto.
Fui allora diretto testimone di un esempio di come l’impegno sociale e politico di Mimmo Lucà produceva cambiamenti nelle coscienze e nella società. Anche di questo gli dobbiamo essere grati, ricordandolo con affetto e prendendolo ad esempio per la formazione di nuove vocazioni all’impegno sociale e politico del cattolici, cosa che, come ha rivelato don Luigi Ciotti alle esequie nella sua Rivalta, era al centro della sua attenzione e dei suoi pensieri anche negli ultimi tempi nonostante la malattia.

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