Da Mirabello una nuova sfida al Pd
A Mirabello con il discorso di Fini, non nasce una nuova maggioranza di governo ma prende il via una nuova destra. Era persino ingenuo credere ad un possibile ribaltone e infatti il presidente della Camera ha tenuto a riaffermare con solennità la sua appartenenza allo schieramento uscito vincitore alle ultime elezioni.
Bussola di Futuro e libertà rimane, come è doveroso che sia in un sistema bipolare, il programma sottoscritto davanti agli elettori nel 2008, sintetizzato nei cinque punti più o meno delineati anche da Berlusconi. Nell’orizzonte finiano non c’è evidentemente la questione giudiziaria del presidente del Consiglio. Del resto quelle faccende che si trascinano penosamente da 15 anni, non erano esplicitamente inserite neppure nel contratto con gli italiani che ha permesso a Pdl e Lega di prevalere nell’ultima tornata elettorale. E d’altra parte – fermo restando il principio per cui si è innocenti sino a quando viene provata la definitiva colpevolezza – in nessun Paese europeo sarebbe immaginabile veder ascendere alla guida del governo un leader politico impelagato in così tanti problemi con la giustizia.
I cinque punti (fisco, sicurezza, giustizia, lavoro e Mezzogiorno) sono quindi la traccia programmatica da cui discenderà, sulla base dei provvedimenti che in concreto seguiranno, il voto di Futuro e libertà. Massima adesione al programma e ferma vigilanza sulla sua applicazione.
Ciò detto è evidente che, qualora il quadro dovesse sgretolarsi e fosse posta la questione di un nuovo governo o di giungere ad elezioni anticipate, Fl adotterà tutte le contromisure ritenute più opportune. Fini ritiene che vada cambiata la legge elettorale e in caso di un nuovo governo non più guidato da Berlusconi potrebbe davvero andare in porto questa modifica richiesta da quasi tutto l’arco politico, Pdl e Lega esclusi.
In realtà non è comunque questa la vera sfida posta del presidente della Camera. Essa è invece qualcosa di più profondo e riguarda la nascita di una nuova ed inedita destra nel nostro Paese. Una destra rispettosa della legalità e dei valori della Costituzione (antifascismo compreso), di cui si sente pienamente parte integrante. Una destra di tipo europeo aperta sui diritti civili e sulle grandi questioni dell’immigrazione e della cittadinanza. Una destra insomma come in Italia non c’è mai stata e di cui ci sarebbe un gran bisogno per portare a compimento un moderno bipolarismo dove i due schieramenti sono divisi sui programmi ed accomunati sui valori di fondo.
Il nostro bipolarismo è attualmente egemonizzato, in entrambi gli schieramenti, dalle forze radicali, Idv e Lega, che lucrano consensi in modo demagogico dai partiti maggiori di rispettivo riferimento. Qualcosa che non ha eguali in Europa dove i sistemi bipolari funzionano invece appoggiandosi alle formazioni riformiste e moderate.
Futuro e libertà si propone di diventare uno dei protagonisti del polo moderato in cui potrebbero collocarsi sia l’Udc che Alleanza per l’Italia, nonché, più avanti nel tempo, quegli spezzoni di Pdl e della Lega, depurati dalle scorie dell’estremismo nordista e berlusconiano.
Ne deriverebbe una coalizione moderata si stampo europeo, capace di dialogare con il mondo economico e sufficientemente interclassista da disporre di un vasto consenso popolare. Un sorta, per così dire, di Dc con l’asse spostato leggermente più a destra, in grado di governare il Paese con un credibile progetto politico.
Ecco dunque la sfida lanciata al Partito democratico e all’intera sinistra, che in prospettiva sarà chiamata a confrontarsi con una destra moderata assai più insidiosa del rozzo berlusconismo. Un centro-destra anche in grado di relegare il Pd all’opposizione per lunghi anni, a meno che questo e i suoi probabili alleati (Sinistra e libertà, socialisti e Idv) non sappiano diventare a tutti gli effetti quella grande forza popolare che difende lavoro e diritti, con un progetto alternativo a quello del campo conservatore, di cui troppo spesso oggi va culturalmente a rimorchio.
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