Liberalizzazioni e dintorni

Il dibattito sviluppatosi sul tema delle liberalizzazioni grazie agli interventi di diversi amici mi stimola a ritornare sull’argomento.

 

Mobilità sociale . Luca ci ricorda che siamo un “Paese immobile ed incartato”. “Slegare” la mobilita’ sociale è stato anche uno dei punti chiave dell’ultima Settimana Sociale dei cattolici italiani. Tutti riconoscono che occorre sboccare ed aprire la società. Ma questo come lo si ottiene? Se si continua ad operare tagli al welfare e al diritto allo studio come potremo avere più mobilità sociale? Se con i redditi da lavoro e pensione si riesce a malapena a tirare a fine mese come possono ancora le famiglie popolari trovare i soldi per far studiare i figli? La liberalizzazione delle professioni rischia di ottenere effetti opposti a quelli annunciati. Infatti, finché ci sono gli ordini professionali rimane un criterio oggettivo di valutazione che consente anche a coloro che partono da una condizione più svantaggiata di accedere, se sono capaci, ad una professione. Tolto questo, il figlio del professionista, anche se fosse un incompetente, non dovrà neanche più prendersi il disturbo di andare a fare l’esame di stato, e col solo passar del tempo acquisirebbe, per il semplice fatto di essere in una determinata posizione sociale, il merito e la competenza. Mentre per tutti gli altri, la massa di aspiranti professionisti, sarebbe ancora più difficile di adesso accedere ad una professione. La verità è che oggi il minuscolo segmento più ricco della società non si accontenta più come nel passato dei propri privilegi, ma li vuole ammantare di pretese meritocratiche o addirittura etiche.

 

Regole per la finanza . Mauro e Luciano denunciano il fatto che dopo quattro anni di crisi conclamata non siano ancora state prese alcune minime misure per regolare la finanza, quali la tassa sulle transazioni finanziarie e una norma che assomigli al Glass-Steagall Act per evitare che i risparmi delle famiglie vengano rischiati sulla roulette delle speculazioni finanziarie.

Quest’ultima misura andrebbe presa a livello nazionale per convincere poi l’Europa non solo ad evitare di perseguire con procedure di infrazione i Paesi che la adottano, ma a farla propria al più presto. Da Bersani, Alfano, Casini e Grillo poi sarebbe interessante sapere come si intendono regolare al riguardo in caso di vittoria delle prossime elezioni del 2013. Senza dimenticare, peraltro, che ci sono già molti istituti in Italia come le banche di credito cooperativo, che limitano la loro attività al territorio e rinunciano a svolgere attività speculative.

L’altra ipotesi, quella di una tassazione sulle transazioni finanziarie sul modello della Tobin Tax appare un po’ più complessa. Intanto andrebbe formulata in modo tale da riguardare solo quelle transazioni che vengono fatte sul filo delle frazioni di millesimo di secondo (hi frequency trading), in automatico con algoritmi capaci di operare su scala globale ed in tempo reale. Ed inoltre andrebbe deciso se quelle transazioni che consideriamo nocive per l’economia e che hanno prodotto l’enorme bolla dei derivati, più di dieci volte maggiore del pil del mondo intero, che prendono di mira i debiti sovrani, le materie prime, il cibo e che riducono alla fame, alla disperazione e alla miseria miliardi di persone, vadano solo tassate o vadano proibite tout court.

In particolare i derivati sono l’arma che la finanza speculativa sta scagliando contro l’Euro, che costringono le nostre banche ad impiegare gli ingentissimi aiuti pubblici che ricevono, in gran parte non per i prestiti a famiglie e imprese ma per ripulire i loro bilanci dai titoli spazzatura. Così mentre l’economia e la società rischiano l’asfissia, i responsabili di questa crisi sono di fatto e di gran lunga i principali beneficiari degli stanziamenti anti-crisi. Non posso che condividere la preoccupazione espressa da Mauro: “la pace è seriamente minacciata da questo clima generale”, un clima ideale per l’insorgere di nuove forme di fascismo se le democrazie non otterranno presto risultati concreti.

 

Semplicità e trasparenza . Girolamo evidenzia che le cose complesse si possono anche esporre, entro certi limiti, in modo comprensibile. E tocca un punto cruciale su cui si è costruita in questi anni la finanza speculativa: la sua estrema opacità.

Lo ha posto bene questo problema il cardinal Scola in un passaggio del suo Discorso alla città:

«Il discorso economico, e ancor più quello finanziario, si è fatto lontanissimo dalla possibilità di comprensione di coloro che pure ne sono i destinatari e gli attori finali, cioè tutti. È necessario che l’economia e la finanza, senza ovviamente prescindere dal loro livello specialistico, non rinuncino mai ad esplicitare quello elementare ed universale. Tutti debbono poter capire, almeno a grandi linee, la “cosa” con cui economia e finanza hanno a che fare».

Invece, come qualche operatore ha confessato, molti dei prodotti della finanza “creativa” sono stati concepiti deliberatamente perché risultassero incomprensibili anche a chi li aveva creati. In tal modo era possibile impacchettare i debiti in altri titoli dai rassicuranti nomi nella lingua del business (come Abs, Cdo fino ai famigerati Cds, i Credit Defalut Swap che sono costati al contribuente italiano più che la manovra del governo Monti) di cui le banche sono ripieni, immettendoli sui mercati finanziari internazionali e scaricando completamente i rischi sugli acquirenti.

Ecco perchè riforma della finanza e comprensibilità di ciò che circola sui mercati vanno di pari passo, insieme alla trasparenza perchè oggi solo una piccolissima parte delle operazioni avviene all’interno del circuito delle borse, che sono regolamentate, mentre la gran massa delle transazioni, costituita dai derivati, avviene, come si dice, over the counter, cioè al di fuori di mercati regolati.

 

Finanza predatoria, effetto tosatura . Ugo ed ancora Girolamo costatano che una politica che continui ad andare a rimorchio del volere del cosiddetti mercati, che esprimono soprattutto gli interessi delle centrali della speculazione finanziaria, finisce per avvitarsi su se stessa, sarà costretta ad esempio a svendere molti immobili pubblici in una fase, come l’attuale, di massimo ribasso dei prezzi del mercato immobiliare. Se la politica non ha la forza di fissare le priorità, il bene comune, il benessere dei cittadini e degli stati, essa si dimostra, come sostiene Giovanni Bianchi, più inutile che costosa. E la finanza lasciata sul trono al posto della sovranità popolare dimostra il suo vero volto tirannico e predatorio. Ciò produce, come osservano i nostri due amici, una sensazione di svuotamento, di depredazione, di tosatura che non promette nulla di buono sia sul piano della ripresa economica sia su quello delle prospettive sociali e politiche.

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