Dal voto europeo una spinta alle riforme nonostante l’alta astensione

Dopo il voto per il rinnovo del parlamento europeo l’Unione Europea deve intraprendere le riforme necessarie perché possa avere un futuro, in un mondo che è cambiato in modo rapido e profondo, e in un’Europa in cui infuria nuovamente la guerra.
Nonostante in alcuni stati, come la Francia, il voto abbia prodotto un preoccupante terremoto politico, le tradizionali famiglie politiche europee hanno ancora ottenuto un consenso maggioritario, attorno al quale cercare di formare una maggioranza la più ampia possibile per attuare quel salto di qualità che è imposto dalle cose. L’Ue necessita di una politica estera unitaria, di una difesa comune, di politiche economiche, fiscali, energetiche comuni da costruirsi secondo il principio di sussidiarietà in base al quale gli stati membri conferiscono al livello comunitario le competenze che avrebbero maggiore difficoltà e minor efficacia ad esercitare singolarmente. In tal modo l’Ue potrà acquisire la massa critica necessaria per rapportarsi con gli altri protagonisti del nuovo multilateralismo della nostra epoca.
In Italia le elezioni per il parlamento europeo hanno confermato un certo grado di polarizzazione del voto attorno ai due principali partiti, anche se sono state sei in tutto le liste che hanno superato lo sbarramento del 4%.
Ma il dato che deve fare riflettere di più, a mio avviso, è quello relativo all’astensione. Per la prima volta nella storia repubblicana la partecipazione al voto in una elezione generale è stata inferiore al 50%.
Bisogna interrogarsi sulle cause di una così ampia disaffezione al voto: le crescenti disuguaglianze sociali, la debolezza della politica rispetto a altre forme di potere, la scomparsa dei partiti dai territori, la nomina dall’alto dei deputati al posto della loro scelta da parte degli elettori. Temi su cui i cattolici rifletteranno anche in occasione della 50ª Settimana Sociale che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio prossimo sul tema «Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro».

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