{"id":3138,"date":"2013-04-17T10:27:49","date_gmt":"2013-04-17T09:27:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agendadomani.it\/?p=3138"},"modified":"2013-04-17T10:27:49","modified_gmt":"2013-04-17T09:27:49","slug":"la-laicita-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agendadomani.it\/?p=3138","title":{"rendered":"La laicit\u00e0 difficile"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019passato qualche mese dall\u2019allocuzione della vigilia di Sant\u2019Ambrogio del card. Angelo Scola, che ha suscitato un certo scalpore per i suoi riferimenti alla tematica complessa della laicit\u00e0 dello Stato nella postmodernit\u00e0, e che a molti \u00e8 sembrata pi\u00f9 una lezione di tipo universitario che un messaggio di ordine pastorale come nella tradizione inaugurata dal card. Giovanni Colombo e poi proseguita dai cardinali Martini e Tettamanzi.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di un riferimento pastorale diretto nell\u2019intervento del Cardinale segnala la situazione peculiare di un presule che, rimanendo tuttora estraneo alla realt\u00e0 in cui \u00e8 stato inviato, ed avendo , a settantun anni compiuti, un arco di governo pastorale presumibilmente non pi\u00f9 lungo di quattro\/sei anni (assai meno non solo dei ventidue anni di Martini, ma anche dei nove di Tettamanzi) , deve qualificare la sua presenza altrimenti, ossia nell\u2019affermazione di un peculiare profilo culturale e teologico, che lo distingua dai predecessori ma nello stesso tempo non appaia troppo debitore dell\u2019 imprinting ciellino che a Milano e nel resto dell\u2019orbe cattolico, non per tutti \u00e8 un marchio di qualit\u00e0. Peraltro, il venir meno dell\u2019ipotesi di un\u2019elezione al pontificato pu\u00f2 darsi spinga ora Scola a definire meglio il suo profilo pastorale, come accadde a Tettamanzi dopo il Conclave del 2005.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il card. Scola ha ampliato il suo testo trasformandolo in un libro intitolato \u201cNon dimentichiamoci di Dio\u201d, presentato ufficialmente a Milano il 16 aprile, nel quale le tesi esposte a dicembre sono state sostanzialmente confermate e riargomentate.<\/p>\n<p>\u201c<strong>Poscia che Costantin l\u2019aquila volse\u2026\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Il discorso di Sant\u2019Ambrogio \u00e8 stato intitolato \u201cL\u2019editto di Milano- Initium libertatis\u201d nell\u2019 imminenza appunto delle celebrazioni per il millesettecentesimo anniversario dell\u2019 emanazione, ad opera degli imperatori Costantino e Licinio del cosiddetto \u201cEditto di Milano\u201d (313) che sanc\u00ec ufficialmente la fine delle persecuzioni religiose contro i cristiani. Il Cardinale, mettendo in relazione quell\u2019evento di millesettecento anni fa con la dichiarazione del Concilio Vaticano II Dignitatis humanae sulla libert\u00e0 religiosa ha parlato dell\u2019 Editto di Milano come di un \u201cinizio mancato\u201d1, alludendo cos\u00ec alla difficolt\u00e0 con cui venne vissuta a partire da allora la duplice dimensione della libert\u00e0 religiosa e della laicit\u00e0 dello Stato, che egli stesso definisce \u201caspetti decisivi per la buona organizzazione della societ\u00e0 politica\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 forse un po\u2019disinvolto fissare come punti di riferimento storico l\u2019Editto costantiniano (313) e la dichiarazione conciliare (1965), come se nel frattempo nulla fosse accaduto nel rapporto fra Stato e Chiesa e nel rapporto fra convinzioni religiose e coscienza dei singoli.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, come ha precisato Giovanni Filoramo\u00a0nel suo libro &#8220;La corce e il potere&#8221; (2012) \u00a0che ad oggi rimane la pi\u00f9 esaustiva e convincente ricostruzione dell\u2019eredit\u00e0 costantiniana, i due Imperatori non avevano inventato nulla ma semplicemente richiamarono in vita un precedente editto di tolleranza del loro predecessore Galerio, aggiungendovi la restituzione dei beni alla Chiesa e a coloro che erano stati perseguitati sotto Diocleziano. Filoramo dimostra che il progressivo interesse di Costantino per il cristianesimo era sostanzialmente sincero, sia per l\u2019influenza della madre Elena sia per il controverso episodio della visione che avrebbe preceduto la battaglia di Ponte Milvio sia, soprattutto, per la constatazione che il cristianesimo, pur minoritario (si calcola che all\u2019epoca esso annoverasse a malapena il 10% della popolazione dell\u2019 Impero), fosse la religione ascendente, quella che ormai dilagava fra gli alti gradi della burocrazia, dell\u2019intellettualit\u00e0 e dell\u2019aristocrazia, e ci\u00f2 pur subendo il discredito della propaganda ufficiale che chiamava i cristiani \u201catei\u201d e \u201cnemici dello Stato\u201d.<\/p>\n<p>Progressivamente, la pretesa veritativa che il cristianesimo condivide con qualsiasi altra religione, e la necessit\u00e0 di fornirne una visione oggettiva che fosse inattaccabile dall\u2019esterno, convinse gli Imperatori cristiani della necessit\u00e0 di legare la posizione della Chiesa a quella dello Stato, mentre dal canto loro i Vescovi pi\u00f9 intelligenti ed attivi, come Ambrogio di Milano, cogliendo la debolezza progressiva della struttura imperiale, intervenivano sempre pi\u00f9 spesso al fine di puntualizzare la sottoposizione del potere temporale a quello spirituale.<\/p>\n<p>In questo senso emblematica \u00e8 la figura di Teodosio, l&#8217;ultimo sovrano ad avere avuto dominio sull&#8217;intero territorio imperiale prima della formalizzazione della divisione fra Occidente ed Oriente. Cristiano fervente, egli fu sottoposto da Ambrogio ad un&#8217;inaudita umiliazione dopo i fatti di Tessalonica del 390 quando dovette sottoporsi a pubblica penitenza per essere riammesso nella comunione ecclesiale: nello stesso tempo Teodosio fu anche l&#8217;autore del famoso Editto che nel 381 aveva riconosciuto la fede nel Dio trinitario sancita dal Concilio di Nicea come l&#8217;unica vera, di fatto respingendo l&#8217;arianesimo nella categoria dell&#8217;eresia, ed aveva parimenti avviato la messa fuori legge degli antichi culti pagani e a praticare le prime discriminazioni contro gli Ebrei.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significava ancora, nelle controversie interne al cristianesimo, la criminalizzazione e la persecuzione dell&#8217;eretico, ed il primo caso di uccisione di una persona per le sue opinioni religiose a seguito di un giudizio formale ( e non quindi a seguito di disordini di piazza) fu quella del Vescovo iberico Priscilliano , fatto decapitare nel 385 con l&#8217;accusa generica di stregoneria: si tratt\u00f2 in realt\u00e0 di un gesto politico compiuto da Magno Massimo, un usurpatore che dominava all&#8217;epoca sulle province occidentali dell&#8217;Impero e che voleva ingraziarsi gli altri Vescovi di Spagna, e tale gesto venne deplorato, se non altro sotto il profilo procedurale, da figure come Martino di Tours e lo stesso Ambrogio.<\/p>\n<p>Tuttavia in qualche modo una strada era stata aperta, e dopo di allora divenne normale l&#8217;appello al potere temporale da parte di quello spirituale nei confronti dell&#8217;eresia, cos\u00ec come divenne naturale che alla fede del sovrano dovesse corrispondere quella del popolo, ben prima che la pace di Westfalia sancisse il principio che \u00e8 stato codificato nella formula <em>cuius regio eius et religio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Gli sviluppi di una dottrina<\/strong><\/p>\n<p>Dal punto di vista della Chiesa cattolica la questione dell&#8217;adesione privata e dello statuto pubblico della fede era ben chiara: da un lato l&#8217;adesione all&#8217;unica vera fede doveva essere piena ed incondizionata, derivante da intimo convincimento della coscienza, senza alcuna forma di costrizione pubblica o privata nei confronti del singolo. Dall&#8217;altro lato, essendo la religione cristiana nella versione cattolica l&#8217;unica vera, chi non vi aderisse doveva avere uno statuto di cittadinanza inferiore rispetto a quello dei cattolici, con gravi limitazioni che potevano avere risvolti umilianti (come nel caso degli Ebrei) o che, nel caso dei cristiani di altre confessioni, comportava notevoli limitazioni alla libert\u00e0 di culto e alla propaganda religiosa.<\/p>\n<p>Naturalmente questo atteggiamento non era ristretto solo alla Chiesa cattolica, e le stesse confessioni protestanti, laddove si strutturavano come Chiese nazionali, chiedevano il medesimo trattamento per i dissidenti. In questo senso, l&#8217;atteggiamento paradossale della Gerarchia ecclesiastica stava nel reclamare la libert\u00e0 religiosa nei luoghi in cui si trovava in minoranza e nel pretendere di limitarla l\u00e0 dove era maggioritaria.<\/p>\n<p>Lo schema salt\u00f2 a seguito della Rivoluzione francese, che in nome dell&#8217;ideologia illuministica abol\u00ec le discriminazioni religiose ancora esistenti nell&#8217;affermazione dei diritti universali degli esseri umani: in verit\u00e0, anche in considerazione dell&#8217;atteggiamento del potere ecclesiastico, la Rivoluzione prese un&#8217;immediata torsione antireligiosa, che and\u00f2 dall&#8217;imposizione del giuramento di fedelt\u00e0 del clero alla Costituzione al tentativo di scristianizzazione forzata da parte di alcuni settori giacobini -e l&#8217;affermazione del culto dell&#8217;Essere supremo da parte di Robespierre fu , contrariamente a quel che si crede, un tentativo per moderare gli eccessi di un ateismo che egli non condivideva , al punto che fu lui a far incarcerare il marchese De Sade, reclamandone invano la condanna a morte, ed ottenendo invece quella degli ateisti e scristianizzatori Hebert e Chaumette &#8211; fino ai Concordati-capestro ideati da Napoleone.<\/p>\n<p>Alexis de Tocqueville, scrivendo una generazione dopo nel suo &#8220;L&#8217;Antico Regime e la Rivoluzione&#8221;, afferm\u00f2 di non credere che lo scopo reale della Rivoluzione fosse quello di distruggere la religione, anzi egli opinava che il sostrato antireligioso dell&#8217;ideologia illuministica fosse la parte transeunte di quella filosofia, e che \u201c<em>il cristianesimo aveva suscitato questi odi furibondi non tanto come dottrina religiosa quanto come istituzione politica; non perch\u00e9 i preti pretendevano regolare le cose dell&#8217;altro mondo, ma perch\u00e9 erano proprietari, signori, amministratori e riscuotevano decime in questo\u201d,<\/em> ed osserv\u00f2 anche che dopo la Rivoluzione la vita religiosa delle varie confessioni cristiane era risorta ancora pi\u00f9 forte. E in effetti, una delle conseguenze della Rivoluzione e dell&#8217;epopea napoleonica sulla Chiesa francese fu la distruzione di ogni residuo di gallicanesimo ed il recupero di un pi\u00f9 stretto legame con la Sede romana. Allo stesso modo, l&#8217;effetto della pratica separazione fra Chiesa e Stato che si produsse con l&#8217;Unit\u00e0 di Italia in particolare dopo Porta Pia fu l&#8217;eliminazione di ogni residua forma di giurisdizionalismo, ovvero di intromissione dei sovrani temporali nella scelta dei Vescovi e nelle questioni di governo della Chiesa.<\/p>\n<p>In Italia meno che altrove, tuttavia, la Chiesa cattolica era disposta a recedere dalle sue pretese di assolutezza, e quando Pio XI ricevette Mussolini al termine della \u201ccrisi dell&#8217;Azione cattolica\u201d nel 1932, ebbe a lamentare che il fatto che si fosse passati dalla concezione dei \u201cculti tollerati\u201d a quella dei \u201cculti ammessi\u201d, e che questo producesse \u201c<em>un contegno audace<\/em>\u201d dei protestanti. Peraltro, \u00e8 da dire che la Chiesa non comprese la natura reale dei totalitarismi del XX secolo se non a posteriori, e se la condanna del marxismo fu pronta in ragione delle sue radici dichiaratamente ateistiche, nei confronti dei diversi modelli di fascismo vi fu pi\u00f9 di un&#8217;incomprensione se non una vera e propria compiacenza, dovuta essenzialmente al fatto che nell&#8217;agone pubblico la Chiesa difendeva essenzialmente i \u201csuoi\u201d diritti, e nella democrazia non vedeva che una delle possibili forme di governo, mettendo le proprie preferenze, per l&#8217;appunto, in relazione ai propri interessi. Solo voci marginali \u2013 Sturzo, Mazzolari, Maritain, Mounier&#8230;- rimasero a difendere una concezione pi\u00f9 aperta e dinamica del ruolo dei credenti nella storia, e sebbene sia errato affermare che vi fosse totale coincidenza fra le posizioni delle dittature fasciste (specialmente quelle italiana e tedesca) e quelle della Chiesa cattolica, \u00e8 senz&#8217;altro vero che n\u00e9 da parte della Santa Sede n\u00e9 da parte delle Gerarchie nazionali venne mai una condanna sistematica di tali ideologie .<\/p>\n<p>Nella fase postbellica la Gerarchia ecclesiastica inizi\u00f2 lentamente a riconsiderare il ruolo della democrazia come bene comune, ed anzi come parte integrante dell\u2019insegnamento sociale cattolico, sebbene una volta di pi\u00f9 da parte di alcuni settori vaticani vi fosse la tentazione di \u201cdettare la linea\u201d ai costituenti democristiani nella costruzione del percorso costituente, soprattutto per quanto riguardava l\u2019inserimento dei Patti Lateranensi (stipulati in regime fascista e quindi improntati ad una mentalit\u00e0 non democratica) nel testo costituzionale e tutta una serie di garanzie in materia di matrimonio, scuola e beni ecclesiastici. Ci vollero la forza morale e la tempra politica di credenti come Alcide De Gasperi e Giuseppe Dossetti se tali tendenze clericali non prevalsero, ed anzi trovarono un\u2019 argine, sia pure non dichiarato nella prassi politica democristiana, creando il paradosso per cui in un sistema politico bloccato tocc\u00f2 ad un partito di ispirazione cristiana gestire il percorso di secolarizzazione della Nazione che ospitava la sede della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p><strong>Gli argomenti del Cardinale<\/strong><\/p>\n<p>In questo scenario, quali sono le argomentazioni del card. Scola che tanto clamore hanno suscitato? Il Cardinale esordisce subito che \u201cle due dimensioni che oggi chiamiamo \u201clibert\u00e0 religiosa\u201d e\u201claicit\u00e0 dello Stato\u201d sono due aspetti decisivi per la buona organizzazione della societ\u00e0 politica.\u201d, e che la commistione fra religione e politica \u00e8 \u201cindebita\u201d. Egli mette in relazione il documento costantiniano con la Dichiarazione del Concilio Vaticano II \u201cDignitatis humanae\u201d sulla libert\u00e0 religiosa che per la prima volta riconosceva, da parte ecclesiastica, il diritto soggettivo della persona ad aderire o non aderire alla Verit\u00e0 rivelata .<\/p>\n<p>\u201c<em>Il Concilio,- <\/em>annota Scola<em>&#8211; alla luce della retta ragione confermata e illuminata dalla divina rivelazione, ha affermato che l\u2019uomo ha diritto a non essere costretto ad agire contro la sua coscienza e a non essere impedito ad agire in conformit\u00e0 con essa.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia, afferma il Cardinale, l\u2019atteggiamento dello Stato moderno verso la religione \u201c<em>si basa sull\u2019idea dell\u2019in-differenza, definita come \u201cneutralit\u00e0\u201d, delleistituzioni statuali rispetto al fenomeno religioso e per questo si presenta a prima vista come idoneo a costruire un ambito favorevole alla libert\u00e0 religiosa di tutti. Si tratta di una concezione ormai assai diffusa nella cultura giuridica e politica europea, in cui per\u00f2, a ben vedere, le categorie di libert\u00e0 religiosa e della cosiddetta \u201cneutralit\u00e0\u201d dello Stato sono andate sempre pi\u00f9 sovrapponendosi,finendo cos\u00ec per confondersi. Nei fatti, per vari motivi ad un tempo di carattere teorico e storico, la laicit\u00e9 alla francese ha finito per diventare un modello maldisposto verso il fenomeno religioso.<\/em><br \/>\n<em>Perch\u00e9? Anzitutto, l\u2019idea stessa di \u201cneutralit\u00e0\u201d si \u00e8 rivelata assai problematica, soprattutto perch\u00e9<\/em><br \/>\n<em>essa non \u00e8 applicabile alla societ\u00e0 civile la cui precedenza lo Stato deve sempre rispettare,limitandosi a governarla e non pretendendo di gestirla. Ora, rispettare la societ\u00e0 civile implica riconoscere un dato obiettivo: oggi nelle societ\u00e0 civili occidentali, soprattutto europee, le divisioni pi\u00f9 profonde sono quelle tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non \u2013 come spesso invece erroneamente si pensa \u2013 tra credenti di diverse fedi. Misconoscendo questo dato, la giusta e necessaria aconfessionalit\u00e0 dello Stato ha finito per dissimulare, sotto l\u2019idea di \u201cneutralit\u00e0\u201d, il sostegno dello Stato ad una visione del mondo che poggia sull\u2019idea secolare e senza Dio. Ma questa \u00e8 una tra le varie visioni culturali (etiche \u201csostantive\u201d) che abitano la societ\u00e0 plurale. In tal modo lo Stato cosiddetto \u201cneutrale\u201d, lungi dall\u2019essere tale fa propria una specifica cultura, quella secolarista, che attraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce per esercitare un potere negativo nei confronti delle altre identit\u00e0, soprattutto quelle religiose, presenti nelle societ\u00e0 civili tendendo ad emarginarle, se non espellendole dall\u2019ambito pubblico. Lo Stato, sostituendosi alla societ\u00e0 civile, scivola, anche se in maniera preterintenzionale, verso quella posizione fondativa che la laicit\u00e9 intendeva rigettare, un tempo occupata dal \u201creligioso\u201d. Sotto una parvenza di neutralit\u00e0 e oggettivit\u00e0 delle leggi, si cela e si diffonde \u2013 almeno nei fatti \u2013 una cultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell\u2019uomo e del mondo, priva di apertura al trascendente. In una societ\u00e0 plurale essa \u00e8 in se stessa legittima ma solo come una tra le altre. Se per\u00f2 lo Stato la fa propria finisce inevitabilmente per limitare la libert\u00e0 religiosa.\u201d<\/em><\/p>\n<p>La lunga citazione precedente serve a chiarire il fulcro polemico dell\u2019argomentazione del Cardinale \u2013 che del resto ha mutuato dal suo maestro don Giussani la convinzione che ogni posizione derivi dall\u2019 opposizione- il quale evidentemente ritiene che la neutralit\u00e0 dello Stato nelle vicende religiose alla fine sia solo il paravento di una pratica irreligiosit\u00e0, di un secolarismo inteso come minimo comun denominatore possibile.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 egli oppone \u2013 per l&#8217;appunto \u2013 la visione di uno Stato che \u201csenza far propria una specifica visione, non interpreti la sua aconfessionalit\u00e0 come \u201cdistacco\u201d, come una impossibile neutralizzazione delle mondovisioni che si esprimono nella societ\u00e0 civile, ma che apra spazi in cui ciascun soggetto personale e sociale possa portare il proprio contributo all\u2019edificazione del bene comune\u201d.<\/p>\n<p>Non si tratterebbe quindi, come hanno sostenuto alcuni critici affrettati, della riproposizione della confessionalit\u00e0 dello Stato, ma della configurazione di un nuovo modello di statualit\u00e0 in cui le diverse opzioni culturali e religiose si confrontino liberamente nella definizione di un percorso in cui\u201d i soggetti personali e sociali che abitano la societ\u00e0 civile devono narrarsi e lasciarsi narrare tesi ad un reciproco, ordinato riconoscimento in vista del bene di tutti.\u201d.<\/p>\n<p>La tesi \u00e8 suggestiva, ma presenta pi\u00f9 di un punto debole, a partire proprio dalla soluzione proposta: come si ottiene la \u201creciproca narrazione\u201d fra i soggetti che abitano lo spazio pubblico, religioni comprese? E, in sostanza, chi definisce le regole di questo spazio pubblico? Non ha torto in effetti il giurista Nicola Colaianni quando afferma che nella complessa architettura del discorso di Scola il grande assente \u00e8 proprio il diritto, a partire dalla fonte normativa pi\u00f9 alta, la Costituzione. E\u2019 come cio\u00e8 se l\u2019Arcivescovo di Milano concepisse una situazione in cui il potere politico e la societ\u00e0 si confrontano senza l\u2019intermediazione del dettato costituzionale e del complesso delle norme giuridiche, ad esso sottordinate, che fra le altre cose definiscono il quadro dei rapporti fra confessioni religiose e Stato (il cosiddetto diritto ecclesiastico) e le forme della partecipazione delle diverse istanze culturali alla formazione del dibattito pubblico. In tal modo, egli dimentica che il principio di laicit\u00e0 vigente nel nostro ordinamento \u00e8 quello definito nel 1989 da una capitale sentenza della Corte costituzionale, che implica \u201c<em>non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libert\u00e0 di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Peraltro, l\u2019implicita opposizione fra il modello giurisdizionale europeo di separazione fra Stato e confessioni religiose e quello statunitense basato sull\u2019idea di \u201c<em>uno Stato che rimanga aconfessionale ma nel quadro di una nuova \u2018laicit\u00e0 positiva\u2019 non neutrale di fronte al fatto religioso<\/em>\u201d , come ricorda il giovane storico Massimo Faggioli, pecca probabilmente di miscomprensione delle diverse realt\u00e0 storiche da un lato e di anacronismo dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Infatti, la Costituzione statunitense \u2013 scritta peraltro da uomini imbevuti di cultura illuministica di stampo europeo, spesso aderenti a logge massoniche, e che quando dicevano \u201cDio\u201d intendevano il Grande Architetto dell\u2019Universo &#8211; pot\u00e9 affermarsi in base ad un principio di laicit\u00e0 diverso da quello europeo fu proprio a causa dell\u2019inesistenza di una religione dominante, si trattasse del cattolicesimo dei Paesi latini o delle Chiesa protestanti nazionali di quelli nordici.<\/p>\n<p>I problemi di fondo, a nostro giudizio, sono due: il primo \u00e8 di natura squisitamente ecclesiale, e lo ha sottolineato con molta finezza nel suo blog proprio un sacerdote ambrosiano, don Cristiano Mauri, scrivendo che \u201c<em>Il fatto che come Chiesa italiana nei confronti delle Istituzioni godiamo di una situazione di favore se non, in alcuni casi, di privilegio credo sia incontestabile. Cos\u00ec innegabile \u00e8 il peso nei giochi economici e politici che la nostra Chiesa nel tempo ha maturato. E\u2019 altrettanto evidente che la gestione di questi rapporti non \u00e8 certamente sempre stata esemplare e limpida. E, chi ascolta \u201cla gente comune\u201d, si rende conto con facilit\u00e0 di come proprio questo tema sia frequentemente occasione di scandalo e di allontanamento dalla Chiesa. Quale occasione pi\u00f9 propizia dunque della ricorrenza per prendere in mano la questione? Quale opportunit\u00e0 migliore di questa per mettere a tema le commistioni Chiesa-Istituzioni snidandone i compromessi, mettendone in luce gli elementi anti-evangelici, prendendo le distanze da stili e atteggiamenti che rispondono esclusivamente a logiche mondane?(\u2026) E\u2019 vero che i cristiani hanno contribuito a costruire la societ\u00e0 democratica, ma pure nei suoi difetti! E non sarebbe tanto pi\u00f9 evangelico tacere i propri meriti, preoccupandosi invece di migliorare la societ\u00e0 andando a cercare anzitutto nel proprio vissuto le radici di una maggior autenticit\u00e0?\u201d<\/em><br \/>\nNon sono cose nuove: ne aveva gi\u00e0 accennato don Milani nelle sue Esperienze pastorali, ma \u00e8 indubbio che mai come in questi anni vi sia la tendenza ad un revanscismo apologetico laddove sarebbe forse pi\u00f9 prudente tacere o nutrire qualche sano dubbio, vista la scarsa qualit\u00e0 della presenza pubblica della Gerarchia ecclesiastica su certi temi specifici. E\u2019 ovvio che finch\u00e9 ogni voce, non si dice dissenziente, ma semplicemente dubbiosa viene immediatamente ripagata con l\u2019irrilevanza se non con l\u2019ostilit\u00e0, e non si pratica all\u2019interno della Chiesa quella \u201c<em>purificazione della religione da parte della ragione<\/em>\u201d che lo stesso Benedetto XVI &#8211; nella &#8220;Cartias in veritate&#8221;-\u00a0considerava necessaria al fine di mostrare il volto umano pi\u00f9 autentico di ogni esperienza religiosa, la credibilit\u00e0 della Chiesa ne soffre, come sempre, quando le parole non corrispondono ai fatti, come ha rilevato recentemente Papa Francesco.<br \/>\nLa seconda questione ha un carattere pi\u00f9 squisitamente politico, non tanto nel senso della politica spicciola quotidiana che ogni giorno ci tedia, ma in quello pi\u00f9 alto, in quello fondamentale della relazione fra Stato, societ\u00e0 e persona. Abbiamo visto come per il card. Scola lo Stato abbia essenzialmente la funzione di fare da cassa di risonanza alla societ\u00e0 civile, <em>\u201cla cui precedenza lo Stato deve sempre rispettare, limitandosi a governarla e non pretendendo di gestirla<\/em>\u201d.<br \/>\nIl problema \u00e8 che laddove queste tesi sono state applicate \u2013ad esempio in Regione Lombardia dal 1995 ad oggi- magari utilizzando come salvacondotto l\u2019omnicomprensivo concetto di \u201csussidiariet\u00e0\u201d o trincerandosi dietro slogan tipo \u201cpi\u00f9 societ\u00e0 meno Stato\u201d, i risultati pratici sono stati tutt\u2019altro che brillanti, andando semmai nel senso di una progressiva privatizzazione strisciante dello spazio pubblico, con la riduzione del bene comune al bene di una parte.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che la politica, per sua natura, rappresenta l\u2019imposizione di un ordine (possibilmente in forma condivisa, se \u00e8 politica democratica) nel caos degli interessi e delle passioni degli esseri umani. Gli interessi sono razionali, le passioni no, ma ambedue, pur essendo magari legittimi e comunque appartenenti alla natura umana, hanno il difetto di essere unilaterali, confliggenti con altri interessi ed altre passioni e quindi potenzialmente distruttivi della pace e della libert\u00e0. Per questo nasce la politica, la quale costituisce il diritto (e qui si aprirebbe la discussione sulla \u201cvexata quaestio\u201d del diritto naturale).<br \/>\nIn questo senso suonano assai pi\u00f9 realistiche e conformi al senso profondo dell\u2019agire politico le considerazioni che Giuseppe Dossetti sviluppava nel suo famoso discorso ai Giuristi cattolici su \u201cFunzioni e ordinamento dello Stato moderno\u201d nel 1951: \u201c<em>Conseguenza di quanto ora si \u00e8 detto \u00e8 la rivendicazione da parte dello Stato di una funzione non solo di mediazione statica tra le forze sociali esistenti, ma di sintesi dinamica, e quindi di reformatio del corpo sociale: non pura mediazione, non puro equilibrio, non puro arbitrato, ma sintesi propulsiva in questo Stato moderno. Lo Stato, abbiamo detto prima, non crea gli uomini e non crea la societ\u00e0, ma fa la societ\u00e0. Data una societ\u00e0 con alcune forme primigenie o storicamente cristallizzate, ma che rappresentano ormai un qualcosa di informe rispetto a quello che dovrebbe essere in quel determinato momento storico il compito concreto dell&#8217;azione statale, lo Stato deve fare la societ\u00e0, traendo il corpo sociale dall&#8217;informe. Accettare questo corpo sociale in alcune realt\u00e0 incomprimibili, che sono quelle prima dette, ma poi reformare quelle e le altre. Questo richiede un&#8217;analisi sociologica che si ponga, in una determinata situazione storica, con una spietata sincerit\u00e0, con uno smascheramento di tutte le ipocrisie, di tutti i luoghi comuni usati anche in buona fede per la tranquillizzazione della nostra coscienza. L&#8217;analisi sociologica che deve essere assunta a base di questa scelta deve essere veramente uno di quei momenti supremi di verit\u00e0 in cui si adempie il nostro dovere cristiano. Solo a questo patto si pu\u00f2, allora, assicurare la genuinit\u00e0 del potere politico, altrimenti si potrebbe dire che questo regna, ma non governa.<\/em> \u201c<br \/>\nNon si tratta qui di contrapporre l\u2019antico costituente e perito conciliare all\u2019Arcivescovo di Milano: si tratta piuttosto di sviluppare un dibattito serio e di sostanza su una questione che riguarda tutti come credenti e, pi\u00f9 in generale, come cittadini e che ci accompagner\u00e0 ancora per molto tempo, in una fase di incertezza politica ed istituzionale cui fa riscontro, in questo avvio del pontificato di Francesco, quella che pare essere una rinnovata capacit\u00e0 di interlocuzione della Chiesa con gli uomini del nostro tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> Sviluppare un dibattito serio e di sostanza su una questione che riguarda tutti come credenti e, pi\u00f9 in generale, come cittadini, in una fase di incertezza politica ed istituzionale cui fa riscontro, in questo avvio del pontificato di Francesco, quella che pare essere una rinnovata capacit\u00e0 di interlocuzione della Chiesa con gli uomini del nostro tempo.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wpai_generated_summary":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[3],"tags":[25],"class_list":["post-3138","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","tag-chiesa"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - 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