{"id":2870,"date":"2012-11-23T16:51:16","date_gmt":"2012-11-23T15:51:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agendadomani.it\/?p=2870"},"modified":"2016-08-30T12:18:08","modified_gmt":"2016-08-30T10:18:08","slug":"a-proposito-di-scelte-politiche-il-ruolo-delle-acli-la-riflessione-di-un-militante-di-lungo-corso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agendadomani.it\/?p=2870","title":{"rendered":"A proposito di scelte politiche. Il ruolo delle  ACLI. La riflessione di un militante di lungo corso"},"content":{"rendered":"<p>La scelta di posizionamento politico fatta dal Presidente Nazionale delle ACLI Andrea Olivero circa un suo impegno assieme ad altri esponenti dell\u2019associazionismo cattolico, nell\u2019avviare un processo che potrebbe sfociare in una nuova formazione politica, ha riaperto un dibattito importante, tutt\u2019altro che nuovo nel mondo cattolico, che riguarda il rapporto fra l\u2019Associazione e le forme organizzate della politica: i partiti.<br \/>\nEvidentemente il dibattito non pu\u00f2 essere svolto ne invocando principi astratti, ne su basi ideologiche aprioristiche, ne tantomeno guardando semplicisticamente alle imminenti scadenze elettorali, ma cercando di collocarlo in un contesto sociale e politico di ampio respiro. Meglio sarebbe discutere dei contenuti, delle condizioni di vita difficili in cui versano moltissimi cittadini italiani pi\u00f9 che dei contenitori, forse si recupererebbe cos\u00ec un rapporto diverso, pi\u00f9 costruttivo fra rappresentanti e rappresentati, associazioni e cittadini. Si potrebbe colmare cos\u00ec il vuoto impressionante di credibilit\u00e0 e la caduta verticale di fiducia nei confronti del ceto politico e della stessa politica.<\/p>\n<p>Vale la pena di ricordare che nel corso della \u201cprima repubblica\u201d furono molte le tensioni anche con esito traumatico, che traevano origine da questo tema, non sempre risolto positivamente. Come tutti sanno le ACLI, in parallelo con la CISL, attraversarono momenti difficili, in un contesto di forti cambiamenti e di tensioni sociali che lasciarono un segno profondo in tutto il mondo del lavoro. Dure furono le battaglie interne, la dialettica politica molto aspra, molti dirigenti e militanti si esposero pubblicamente, con coraggio, per conquistare il valore dell\u2019autonomia e affermare la libert\u00e0 dei cattolici di scegliere l\u2019opzione politica che ciascuno pu\u00f2 ritenere in coscienza pi\u00f9 consona al perseguimento degli ideali e degli obiettivi in cui crede. Venne superata cos\u00ec positivamente la fase del collateralismo stretto con la Democrazia Cristiana. Si aprirono nuovi orizzonti e nuove prospettive per la presenza di laici, testimoni di un cattolicesimo adulto, pi\u00f9 maturo in politica ed una maggiore valorizzazione del ruolo pastorale della Chiesa, libera di svolgere la propria funzione evangelizzatrice, forte della proprie radici ben salde nel messaggio evangelico e della propria capacit\u00e0 di convincimento dei fedeli, senza alcuna delega implicita o esplicita alla politica finalizzata all\u2019affermazione dei propri principi etici e morali, nel rispetto della laicit\u00e0 delle istituzioni rappresentative dell\u2019intera comunit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>I partiti storici, all\u2019inizio degli anni \u201990, furono attraversati da una diaspora di militanti e di elettorato senza precedenti. I cattolici, in particolare, si collocarono in quasi tutte le neonate formazioni politiche sorte in quel contesto nonostante la loro fragilit\u00e0 culturale, strutturale e democratica. Nel corso degli ultimi due decenni l\u2019assetto partitico del paese si \u00e8 mostrato molto fluido. Innumerevoli sono state le scomposizioni e le ricomposizioni e non si pu\u00f2 certo dire che ai giorni nostri si sia in presenza di una situazione stabilizzata. Si pens\u00f2 allora che bastasse costruire un sistema politico bipolare attraverso le leggi elettorali per affermare quel sacrosanto principio di alternanza che sta alla base di ogni democrazia compiuta e che potesse rispondere alle esigenze di stabilit\u00e0 e di governabilit\u00e0 tanto agognate nella prima repubblica. L\u2019alternanza c\u2019\u00e8 stata, ma per imperizia, incoscienza e superficialit\u00e0 di taluni protagonisti \u00e8 stata pagata a caro prezzo. E\u2019 venuto meno il consenso identitario che ha caratterizzato tutta la politica italiana del secolo scorso, che pur conferendo stabilit\u00e0 al sistema politico metteva in secondo piano la dimensione programmatica. Ha preso il sopravvento una connotazione leaderistica e populistica della politica. Hanno perso di significato le forme di costruzione degli orientamenti attraverso il rapporto diretto con le persone a favore di quello mediatico e troppo spesso demagogico.\u00a0 E\u2019 prevalso l\u2019interesse personale e di gruppo ottenuto con ogni mezzo, compreso l\u2019uso personale delle istituzioni e la pratica illegale, sull\u2019interesse generale e sul bene comune.<br \/>\nIn una prima fase si pens\u00f2 che fosse necessario ricostruire i partiti, per adattarli al sistema bipolare. Entrambe i poli, di centro destra e di centro sinistra, attraverso innumerevoli tentativi, spesso falliti per l\u2019impossibilit\u00e0 di ricomporre le tensioni all\u2019interno delle rispettive coalizioni, si posero come obiettivo la costruzione di forti aggregati politici, plurali al loro interno, che potessero attenuare il potere marginale di icatto delle piccole formazioni politiche. Alla prova elettorale il centro sinistra venne clamorosamente sconfitto. La coalizione di centro destra vinse le elezioni con un margine senza precedenti, ove la \u201cgestione del potere con ogni mezzo\u201d e con una forte e facoltosa leadership, la rese oltremodo coesa, ma croll\u00f2 sotto la vergogna degli scandali, dell\u2019impresentabilit\u00e0 dei propri massimi rappresentanti e dell\u2019incapacit\u00e0 di aggredire una crisi dalle caratteristiche eccezionali.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla met\u00e0 degli anni novanta dentro il centro sinistra si fronteggiavano due strategie diverse. Quella a cui abbiamo gi\u00e0 fatto cenno, volta alla costruzione di un forte partito plurale di centrosinistra, voluta da Prodi e da Veltroni, il cui embrione era l\u2019Ulivo, approdato poi al Partito Democratico e quella che veniva semplificata con la formula \u201ccentro \u2013 trattino \u2013 sinistra\u201d, cio\u00e8 due aggregati alleati, uno di centro e uno di sinistra. Considerato fallito il primo scenario alla prova elettorale, ci si accinse ben presto a creare le basi per sperimentare il secondo scenario. I dubbi, le incertezze, le incomprensioni che attraversano il mondo politico in questi mesi, trovano spiegazione in questo mutamento radicale di strategia, voluto principalmente dal PD di D\u2019Alema, di Bersani e da quella parte del mondo cattolico che non hanno mai smesso di pensare che le matrici politiche che hanno dato origine alle socialdemocrazie europee e al partito popolare europeo sono ancora oggi completamente attuali. In questo contesto l\u2019UDC di Casini sembra essere la formazione politica pi\u00f9 coerente che spera molto nella conquista dall\u2019area di centro ancora in larga parte sommersa costituita da una parte significativa dell\u2019elettorato in libera uscita a seguito della disfatta del PdL. Per sua natura questa strategia indebolisce oggettivamente la presenza nel PD dell\u2019area di estrazione non comunista e sorprendentemente ripropone uno scenario gi\u00e0 praticato ed esaurito nella prima repubblica.<br \/>\nE\u2019 evidente che il PD si trova davanti ad un\u2019occasione forse irripetibile per una vittoria senza contendenti a condizione che sappia costruire una coalizione, non troppo affollata altrimenti si ripete la situazione tanto criticata del primo e del secondo governo Prodi e non troppo disomogenea. Questo spiega da un lato perch\u00e9 le primarie sono state fatte solo fra PD e SEL, \u00e8 il preludio alla costituzione dell\u2019aggregato di sinistra e dall\u2019altro il fiorire di liste, fra cui quella a cui lavorano i presidenti delle ACLI e della CISL, volte ad irrobustire il Centro, che dai sondaggi risulta alquanto debole e quindi insufficiente a garantire una maggioranza decente, equilibrata e la governabilit\u00e0 futura del paese.<\/p>\n<p>Questo spiega anche le difficolt\u00e0 che si stanno incontrando nell\u2019approvazione, peraltro tardiva, di una nuova legge elettorale che cancelli la vergogna di quella esistente. Le tentazioni di mantenerla in vita non mancano. Il \u201cporcellum\u201d farebbe comodo a chi si trova in posizione favorevole per il consistente premio di maggioranza previsto e perch\u00e9 consente di mantenere la selezione degli eletti in mano a pochi segretari di partito. Questo spiega anche perch\u00e9 il centro, ancora informe, per non finire in una condizione di subalternit\u00e0, tende a ri-proporre la candidatura di Monti, che figura, nonostante le critiche, in testa ai sondaggi.<br \/>\nL\u2019insieme di questi ragionamenti se spiegano una situazione politica oltremodo difficile, son per\u00f2 ben distanti dal costituire motivazioni forti per recuperare met\u00e0 dell\u2019elettorato potenzialmente astensionista, ridare credibilit\u00e0 alla politica e rispondere ai bisogni di una gran parte della popolazione stremata, per la mancanza di lavoro, di reddito e di protezione sociale, ridare entusiasmo ai militanti sfiduciati e delusi dallo squarcio aperto dalle indagini e dai media sulle modalit\u00e0 di gestione della politica a tutti i livelli. Occorre avviare un\u2019opera di ricostruzione e di rinnovamento che parta dalla riscoperta delle coordinate fondamentali, dalle finalit\u00e0 primarie della politica, dalla costante battaglia per la costruzione di un\u2019etica civile condivisa, dalla rivalorizzazione delle istituzioni.<\/p>\n<p>Le ACLI<\/p>\n<p>Nel contesto sopra descritto il rischio che le ACLI scivolino in un forma, magari inedita, di neo-collateralismo \u00e8 molto elevato. Cos\u00ec come \u00e8 elevato il rischio che le ACLI vivano una nuova stagione di divisioni interne fra chi ritiene che l\u2019Associazione sia naturalmente collocata nell\u2019orbita del PD e chi ritiene invece che lo sia pi\u00f9 propriamente collocata nell\u2019orbita del Centro. Non si tratta di scegliere salomonicamente di non stare ne con l\u2019uno ne con l\u2019altro, ma si tratta di rivisitare principi e valori consolidati nella nostra storia e contribuire attivamente a ridare credibilit\u00e0 alla politica e alle associazioni.<br \/>\nLe Acli non sono importanti solo perch\u00e8 riescono a collocare un numero significativo di loro militanti o di dirigenti in politica, o per l\u2019azione di lobbing che riescono a fare verso le istituzioni, ma perch\u00e9 possono essere riconosciute per la loro autorevolezza, per la capacit\u00e0 di rappresentare gli strati sociali a cui si rivolgono, di interpretare i loro bisogni, di ricercare le soluzioni ai loro problemi, per la diffusione della loro presenza sul territorio, per l\u2019influenza culturale che possono avere per costruire una coscienza e un\u2019etica civile.<br \/>\nPer ottenere questi risultati e per costruire un proprio contributo originale alla vita della polis \u00e8 necessario che ogni militante e ogni dirigente sia geloso della propria autonomia e di quella dell\u2019intera Associazione in ogni direzione. Ci\u00f2 significa che l\u2019autonomia non pu\u00f2 valere solo per alcuni e solo verso quelle forze politiche meno gradite. Basterebbe la constatazione della fluidit\u00e0 del sistema politico per sollecitare un supplemento di cautela e di attenzione e riaffermare con pi\u00f9 forza l\u2019esigenza dell\u2019autonomia. Non bastano le enunciazioni in tal senso ma \u00e8 necessaria una pratica costante e quotidiana volta a non mutuare posizioni dall\u2019esterno, non farsi ridurre a semplice strumento di trasmissione subalterna di posizioni altrui. Autonomia non significa nemmeno agnosticismo verso la politica, significa piuttosto avere il coraggio di non appaltare a nessuno l\u2019elaborazione e le scelte che l\u2019azione politica ci impongono, avere l\u2019ambizione che, a partire dalle proprie profonde convinzioni e dai valori in cui si crede, attraverso un\u2019elaborazione originale, sia possibile produrre politica vera.<br \/>\nSe l\u2019Associazione diventa la proiezione di un partito o instaura con esso un rapporto collaterale o subalterno le potenzialit\u00e0 di analisi e di proposta, la capacit\u00e0 di comprensione della realt\u00e0, la penetrazione che si pu\u00f2 avere nell\u2019opinione pubblica ne risultano fortemente limitati, le risorse interne e la crescita culturale e politica mortificate.<br \/>\nLa relazione ineludibile e costruttiva che deve essere intrapresa con le forze politiche \u00e8 tanto pi\u00f9 efficace quanto pi\u00f9 si basa sulla capacit\u00e0 di confronto sui contenuti pi\u00f9 che sulle appartenenze. Per questo la conoscenza e la professionalit\u00e0 di militanti e dirigenti riveste un ruolo strategico ed \u00e8 garanzia di autonomia dell\u2019associazione.<br \/>\nNon \u00e8 mai inutile ricordare la considerazione e l\u2019attenzione che i padri costituenti dedicarono ai corpi intermedi. La consapevolezza del ruolo di irrobustimento della democrazia svolto dalle associazioni di rappresentanza \u00e8 andato via via sfumandosi, pensando che l\u2019unico luogo in cui si esercita la democrazia sia nelle assemblee elettive. I recenti esempi di quei sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro che si sono resi subalterni alle forze politiche e ai governi, testimoniano che i loro rappresentati hanno vissuto tali comportamenti come un tradimento delle loro aspettative, l\u2019efficacia del loro ruolo si \u00e8 affievolita, inconsciamente hanno contribuito al declino della credibilit\u00e0 loro, della politica e indebolito la fiducia nel metodo democratico.<\/p>\n<p>Le ACLI, in coerenza con l\u2019insegnamento sociale della Chiesa sono state nella loro storia garanti delle libert\u00e0 individuali. Se questo principio vale sul piano generale a maggior ragione vale quando si tratta di la libert\u00e0 individuale nella scelta della formazione politica a cui si ritiene di aderire. Ci\u00f2 vale per tutti per i dirigenti, i militanti, gli iscritti. L\u2019uscita dei dirigenti che ritengono di dedicarsi alla politica costituisce un passaggio delicato per l\u2019intera Associazione la quale deve essere messa in grado di proseguire con normalit\u00e0 nella propria missione, garantendo una adeguata successione democratica e posta al riparo da possibili strumentalizzazioni di ogni tipo.<\/p>\n<p>Molti sono i militanti e i dirigenti delle ACLI che dopo un periodo di impegno nell\u2019associazione decidono di lasciarla per completare la propria esperienza con un impegno diretto nelle istituzioni. E\u2019 auspicabile che la selezione del personale politico, ad opera dei partiti, a differenza di quanto \u00e8 accaduto nel recente passato ove abbiamo assistito a vicende irripetibili, sia sempre pi\u00f9 basata sulle capacit\u00e0, sulle convinzioni, sulla moralit\u00e0, sull\u2019onest\u00e0, sul senso dello stato e delle istituzioni, sulla capacit\u00e0 di rappresentare e interpretare i bisogni degli strati sociali di riferimento, e non esclusivamente per la loro appartenenza. In questo senso le ACLI ritengono di avere le carte in regola e di poter dare un contributo di persone che saranno in grado di testimoniare, nei ruoli che saranno chiamati a ricoprire, i valori, le competenze, che si sono sedimentate per anni nell\u2019associazione.<\/p>\n<p>I nostri militanti hanno imparato a svolgere l\u2019attivit\u00e0 sociale e politica perch\u00e9 l\u2019hanno concepita sempre come servizio, all\u2019insegna della gratuit\u00e0, della dedizione al bene comune, dell\u2019attenzione ai pi\u00f9 deboli. Le esperienze venute alla luce nel recente passato ci dicono che possiamo offrire un patrimonio inestimabile per ridare credibilit\u00e0 alla politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scelta di posizionamento politico fatta dal Presidente Nazionale delle ACLI Andrea Olivero circa un suo impegno assieme ad altri esponenti dell\u2019associazionismo cattolico, nell\u2019avviare un processo che potrebbe sfociare in una nuova formazione politica, ha riaperto un dibattito importante, tutt\u2019altro che nuovo nel mondo cattolico, che riguarda il rapporto fra &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"wpai_generated_summary":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[5],"tags":[14],"class_list":["post-2870","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-politica","tag-acli"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>A proposito di scelte politiche. 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