Cattolicesimo democratico: la fecondità di una cultura
Scelta davvero felice quella che ha portato Sergio Mattarella al Quirinale. Una candidatura di garanzia che non si comprende perchè abbia ricevuto il diniego del Movimento Cinque stelle e di Forza Italia, formazioni spesso in preda a un malinteso orgoglio di partito che giunge ad oscurarne la capacità di analisi politica. La fondatezza della scelta compiuta per il Colle riguarda certamente l’uomo, poiché tutto nella vita di Mattarella richiama al rispetto delle istituzioni e al segno della legalità repubblicana, ma nel parlare del nuovo presidente della Repubblica e della sua indiscussa sensibilità istituzionale si giunge, come è ovvio, a riflettere sulla sua cultura politica, sulle sue idee di fondo, sul patrimonio ideale che, da sempre, lo anima. Ci si sofferma dunque su quel grande serbatoio culturale che è stato, nel nostro Paese, il cattolicesimo democratico, e di cui il neo presidente è certamente uno degli esponenti più prestigiosi.
Fa peraltro piacere notare come, ad oltre due decenni dalla fine della Dc (qualcosa che continuiamo a credere non fosse davvero così ineluttabile), quelle idee e quel patrimonio culturale siano ancora in grado di alimentare la nostra vita politica ed istituzionale. Cattolicesimo democratico che in fondo significa: laicità, profondo senso dello Stato e rispetto dell’avversario. Una laicità intesa come volontà di approdare insieme ad una comunità umana nella quale tutti si sentano partecipi, nella realizzazione del bene comune e nella convinzione che esso, per venir raggiunto, richieda il contributo di tutti. Una logica inclusiva, intrisa di quel solidarismo interclassista che pone al centro la persona, nel pieno rispetto dei suoi diritti e della sua dignità.
Un senso dello Stato che mai degenera in statolatria, ovvero in un’ideologia che pone le istituzioni al di sopra della persona, perchè questa assieme alla famiglia, cellula naturale per eccellenza, preesiste a qualsiasi altra costruzione collettiva. Ne deriva che lo Stato non può assolutizzarsi, pretendendo, ad esempio, di educare i figli al posto della famiglia o di invadere il campo etico, cancellando la libertà di coscienza propria di ogni essere umano.
Una concezione mite, infine, dei rapporti politici, e più in generale delle relazioni che intercorrono tra le diverse componenti che agiscono nella società, considerando che vada sempre privilegiata la ricerca di una moderazione di toni, valorizzando ciò che unisce e non esaltando ciò che divide. Una moderazione che però non diviene mai piatto moderatismo, prono ai poteri forti e timoroso di scuotere gli equilibri esistenti, ma che si rivela invece come capacità di cercare il dialogo con le diverse articolazioni economiche e sociali senza rinunciare all’ audacia di ampi progetti riformatori.
A monte di tutto questo, di quei tre cardini che sono la laicità, il rispetto delle istituzioni e una forte vocazione al dialogo, vi è poi un’altra cosa, forse la più importante: l’idea che la politica non sia il tutto ma solo una parte del nostro vivere, denotandone i limiti, senza assegnarle un’impropria missione purificatrice o salvifica. Certo, la politica deve guidare la società ma nello stesso tempo è chiamata a lasciare il libero dispiegarsi degli orientamenti e dei valori che in essa si sviluppano, lungo quella naturale, e sempre complessa, evoluzione di cui la sfera politico-istituzionale rappresenta un aspetto fondamentale ma non necessariamente l’unico decisivo momento.
L’esatto opposto, insomma, di quelle ideologie che elevando via via lo Stato, una razza o una classe sociale al di sopra di tutto, contribuirono a schiacciare la persona umana. Ecco, con l’approdo di Sergio Mattarella al Quirinale vediamo queste direttrici di fondo non tanto affermarsi (il Presidente stesso sorriderebbe di fronte ad una tesi così apodittica) quanto, questo sì, offrire ancora una volta il loro contribuito all’evolversi della nostra società. Un apporto che, ne siamo convinti, si rivelerà prezioso per l’Italia di oggi come, in temperie assai più drammatiche, seppe esserlo per l’Italia di ieri.
Lascia un commento