Primarie Pd, a vincere è … Berlusconi
La netta vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Partito Democratico apre una sfilza di seri problemi in ordine al futuro del Pd, alla possibilità di una alternativa riformatrice ed all’assetto complessivo del sistema politico italiano.
Dal punto di vista interno al principale partito del centro sinistra l’affermazione di Renzi non appare così nitida, perché in maniera decisiva è dovuta a calcoli tattici di molti dei gruppi organizzati contro i quali è stata rivolta la retorica nuovista del Rottamatore. Ma se l’influenza di tali gruppi nei mesi a venire dovesse risultare inefficace, per il Pd si profilerebbe una prospettiva ancora peggiore. Quella di un partito “berlusconizzato”, ridotto ad un mero comitato elettorale utile solo ad applaudire il proprio leader mediatico, senza più un reale rispetto della dialettica e delle minoranze interne. L’esatto contrario della ragioni fondative del Partito Democratico, che non era nato per essere una copia sbiadita di Forza Italia né per esser un partito con un uomo solo al comando, bensì per collegare ed esaltare la pluralità delle voci delle culture riformatrici.
Se va in crisi il progetto del Pd, rimane molto più difficile costruire un vero bipolarismo con almeno una proposta realmente alternativa. Il neo segretario del Pd naviga sul vuoto della pura immagine, evoca dei sogni senza contenuto che coprono un programma intrinsecamente conservatore, anzi neo-conservatore ed a forti venature populiste nelle politiche istituzionali, economiche, sociali e, cosa ancor più inquietante, in politica estera. Questo spiega la sua necessità vitale di difendere e proseguire il bipolarismo forzoso che ha consentito per vent’anni il protagonismo assoluto di Berlusconi. Un sistema nel quale alla fine rischia di vincere sempre la destra e le istanze dei ceti lavoratori e popolari rimangono sottorappresentate. Questa è la ragione per cui Renzi, all’unisono con il leader del centro destra, chiede con insistenza il ripristino del sistema di voto che ha fatto di Berlusconi il dominus dalla politica italiana e gli ha consentito una longevità politica altrimenti inimmaginabile, nonostante la Corte Costituzionale con la sua recente sentenza abbia creato le condizioni per poterci dotare di un sistema elettorale più rispondente alle peculiarità dell’articolato sistema politico italiano. Con l’elezione alla segreteria del Pd di Renzi si complica la via per la costruzione di una alternativa riformatrice e popolare. Qualora una dura opposizione interna risultasse insufficiente o addirittura non tollerata, andranno cercate vie altre ed inedite per dare forza a questo progetto.
Infine, la vittoria di Renzi riporta indietro la storia del Pd a due dei suoi momenti meno edificanti e finisce per costituire un elemento di destabilizzazione dell’intero sistema politico. Al 2007 quando l’impazienza di Veltroni di divenire leader del centro sinistra fu forse il motivo principale della caduta del secondo governo di Romano Prodi, ed al caos che precedette lo scorso aprile l’elezione del capo dello stato, quando ben due degli autorevolissimi candidati del Pd al Quirinale vennero impallinati dal fuoco amico dei dissidi interni a questo partito, Oggi l’obiettivo di Renzi, ancora una volta in sintonia con il Cavaliere, è far cadere il governo presieduto dall’ex vicesegretario del Partito Democratico Enrico Letta e la ricerca di elezioni anticipate nel più breve tempo possibile.
Anche da questo punto di vista si può vedere che il vero vincitore di queste primarie del Partito Democratico forse più che a Firenze è da ricercare dalle parti di Arcore.
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