Da Shenzhen la sfida dell’economia a bassa quota
La Cina guida la corsa allo sviluppo di un nuovo settore dell’economia, ricco di applicazioni nei servizi, nella protezione civile, per l’ambiente. Come? Ce lo spiega il sinologo Fabio Tiburzi.

Negli ultimi tempi in Cina il settore strategico dell’economia a bassa quota (acronimo inglese LAE, low-altitude economy) si sta imponendo al centro dell’attenzione. Dalla stampa, al credito, alle università, ai territori più avanzati con le loro megalopoli, è tutto un fiorire di dibattiti, iniziative e progetti, coordinati con sapienza e visione strategica dalla politica, in una corsa verso il futuro che vede la Cina come protagonista in questo nuovo settore dell’innovazione.
Ne parliamo con un diretto testimone di questo profondo cambiamento, il sinologo Fabio Tiburzi (nome cinese: 狄博文), esperto con importanti collaborazioni in Cina e in Italia, che insieme ad altre personalità del mondo accademico, industriale, diplomatico è stato invitato a partecipare ai due ultimi appuntamenti, fra i più importanti al mondo del settore, tenutisi nel maggio scorso a Shenzhen nella provincia meridionale cinese del Guangdong: l’Esposizione Internazionale sull’Economia a Bassa Quota (LAE) e i Sistemi Senza Equipaggio (UAV, Unmanned Aerial Vehicles), e la 10ª Edizione della Fiera Internazionale dei Droni (acronimo inglese dell’evento: UASE).
Cosa si intende per “ economia a bassa quota” e a cosa serve?
L’economia a bassa quota riguarda le attività economiche e le industrie incentrate su veicoli aerei con o senza equipaggio che operano nello spazio aereo, solitamente entro 1.000 metri dal suolo. Si sta passando dalla fase della ricerca a quella della applicazione industriale di nuovi prodotti nel settore civile e militare come i droni, gli eVTOL (electric Vertical Take-Off and Landing, velivoli elettrici progettati per decollare e atterrare verticalmente come i taxi volanti), i robot intelligenti, i sistemi autonomi terrestri e marini, chip, modelli aeronautici, servizi di volo a bassa quota. Una rivoluzione tecnologica con importanti applicazioni in molti campi: sviluppo rurale, soccorso, logistica, agricoltura, ispezione elettrica, prevenzione forestale, sicurezza pubblica, mappatura, antincendio e molto altro.
A cosa si deve lo sviluppo così rapido in Cina dell’economia a bassa quota?
Lo stato ha coordinato l’avanzamento in questo nuovo settore dell’economia, ha istituito un dipartimento per supportare lo sviluppo dell’economia a bassa quota , mentre il Paese si sforza di favorire nuovi motori di crescita. Il nuovo dipartimento, che dipende dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC), è responsabile di formulare e organizzare l’implementazione dei piani di sviluppo strategici, così come dei piani a medio e lungo termine, della fornitura di raccomandazioni politiche e del coordinamento delle principali questioni relative all’economia a bassa quota come la costruzione delle infrastrutture e dei sistemi di reti intelligenti a bassa quota.
A Shenzhen, quindi, si è potuto toccare con mano il grado di avanzamento della Cina nell’economia a bassa quota.
Sì. Innanzitutto si è visto lo sforzo corale di un Paese e di un territorio, il Guangdong, nel perseguire questo obiettivo, come mi ha confermato uno dei protagonisti nel settore, Yang Jingcai (nome cinese: 杨金才) una figura di spicco nel settore dei droni e della sicurezza in Cina, noto per il suo impegno costante nel promuovere l’industria degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles) sia a livello nazionale che internazionale, Presidente della Shenzhen UAV Industry Association, fondatore della World UAV Federation (WUAVF) nonché caporedattore della rivista China Public Safety Magazine. Tra i molti qualificati ospiti internazionali, vi era Jonathan Slater, Co-Chairman di African Drone Forum a testimonianza del forte sviluppo di questo settore in Africa.
Veniamo ai numeri degli eventi di Shenzhen sull’Economia a Bassa Quota e i Sistemi Senza Equipaggio.
La 10ª Edizione della Fiera Internazionale dei Droni di Shenzhen (UASE) ha visto partecipare 131.463 visitatori professionali, tra cui 6.041 provenienti da 103 Paesi e regioni, 825 aziende di cui 16 internazionali. È stato generato un volume di affari stimato intorno ai 20 miliardi di yuan, che in euro sono approssimativamente 2.6 miliardi di euro. Nello stesso tempo, si è tenuta anche la 9ª Conferenza Mondiale sui Droni 2025, la più importante al mondo, che ha visto 1 conferenza plenaria, 106 forum paralleli e sessioni tecniche, con la partecipazione di migliaia di esperti del settore, accademici e imprenditori provenienti da 103 Paesi e regioni. In totale, si sono avvicendati 553 relatori, di cui 210 internazionali e 343 cinesi, con la presenza di 21 accademici. Il dibattito si è concentrato sull’evoluzione dell’economia a bassa quota, l’evento ha incluso conferenze tematiche, dimostrazioni dei prodotti (all’incirca 5.000), scambi tecnici e competizioni di velocità, mettendo in mostra il dinamismo e il potenziale di innovazione dell’economia a bassa quota.
Come si colloca la Cina nel mercato mondiale dei droni rispetto agli altri maggiori Paesi?
La Cina continua a mantenere il primato nel mercato civile dei droni, con aziende come DJI, che detengono una quota significativa del mercato globale. Nonostante le restrizioni imposte da alcuni paesi occidentali, anche le esportazioni cinesi di droni militari sono aumentate.
Gli Stati Uniti mantengono una posizione di leadership nel mercato dei droni, con una spesa prevista di 1,9 miliardi di USD nel 2025, rappresentando il 23,8% della spesa globale. Il Dipartimento della Difesa ha lanciato l’iniziativa “Replicator”, mirata a schierare migliaia di droni autonomi a basso costo per contrastare la crescente flotta UAV della Cina. Questo approccio riflette una strategia orientata verso piattaforme economiche e scalabili, ispirata anche all’uso innovativo dei droni da parte dell’Ucraina.
La Russia ha intensificato i suoi sforzi nello sviluppo di UAV, collaborando con partner internazionali per avanzare le proprie capacità tecnologiche.
L’India si posiziona come il terzo maggiore investitore in UAV nel 2025, con una spesa di 534 milioni di USD. Il paese ha annunciato l’acquisto di 31 droni MQ-9B dalla General Atomics, con consegne previste entro sei anni. Parallelamente, l’India sta potenziando la produzione interna di droni per soddisfare le esigenze militari e civili.
La Turchia ha fatto passi da gigante nel settore UAV, con il drone stealth Anka-3 che ha completato test significativi, tra cui il primo lancio di munizioni guidate da un vano interno. Inoltre, la collaborazione tra l’azienda turca Baykar e l’italiana Leonardo mira a colmare il divario tecnologico in Europa, con una joint venture per la produzione di UAV.
L’Italia, attraverso la collaborazione tra Leonardo e Baykar, sta investendo nel rafforzamento delle capacità UAV europee. La joint venture prevede siti produttivi in Italia e Turchia, con l’obiettivo di soddisfare la crescente domanda nel mercato europeo, stimato in 100 miliardi di USD nei prossimi dieci anni.




















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