Fridays for future: grazie ragazzi!

Dobbiamo davvero esser grati a quei milioni di giovani scesi nelle piazze di mezzo mondo in cento diversi Paesi, per difendere l’ambiente, per preservare un futuro alla razza umana. Soprattutto per scuotere le nostre coscienze. Questi ragazzi, con in testa la 16enne svedese Greta Thumberg, ci stanno esortando a muoverci, a non voltarci dall’altra parte, a cominciare a fare qualcosa per salvare questo nostro pianeta.

Inutile girarci attorno, la sfida ambientale per fronteggiare il cambiamento climatico ormai in corso è la vera e sola grande questione del nostro tempo. Più dell’immigrazione che, semmai, è uno degli effetti del degrado di intere regioni e che spinge, ancor più delle guerre, milioni di persone ad emigrare. Eppure troppo spesso non ci rendiamo conto di questa emergenza.

Basti pensare a certi nostri minimi comportamenti quotidiani, dallo spreco di acqua o di cibo, alla cattiva volontà nel differenziare i rifiuti o nell’usare i mezzi pubblici anziché l’automobile. Piccole cose, si dirà, eppure è di questo che c’è estremo bisogno, perché è da lì che si può iniziare. Poi, naturalmente, su un piano più generale c’è la politica che invece vediamo troppo spesso succube di fronte a potentati economici interessati solo a mantenere inalterati i propri margini di profitto, facendo balenare il tremendo ricatto dei posti di lavoro che verrebbero messi in discussione. Certe levate di scudi dinanzi ai progetti di fuori uscita dal carbon fossile o di fronte alla tassazione ecologica, sono indice di una miopia di fondo che, per certi versi, stupisce prima ancora di indignare.

Intendiamoci, in campo ambientale, di fronte all’immensità dei problemi che ci stanno davanti, la gradualità è il solo approccio possibile. Però, pur gradualmente, occorre pianificare i dovuti interventi ed imprimere una vera direzione di marcia verso uno diverso modello di sviluppo. L’elenco delle cose da fare è pieno zeppo: tutela delle risorse idriche, lotta alla desertificazione, impiego di energie rinnovabili, impulso alle auto elettriche, rigenerazione dei rifiuti, sostenibilità dell’agricoltura, programmi di riforestazione. Già solo citando questi temi, ci si rende conto della loro ampiezza e della loro complessità, ma anche delle opportunità che nascondono. Opportunità in materia di investimenti pubblici e privati, di creazione di nuova occupazione, di percorsi virtuosi di ricerca ed innovazione tecnologica.

C’è da lavorare per i prossimi decenni, per le prossime generazioni. Tutti assieme. Lo ha detto in modo chiaro, come sempre, papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’, parlando di un nuovo umanesimo a difesa del creato, questo nostro mondo che abbiamo ereditato dai nostri padri e che siamo chiamati a consegnare ai nostri figli. E tutti quanti siamo impegnati su questo fronte. A differenza delle vecchie ideologie novecentesche inclini alle contrapposizioni, qui c’è un terreno comune in cui riconoscersi indipendentemente che si sia di destra o di sinistra, si sia cattolici, buddisti, musulmani o non credenti.

E’ in gioco, infatti, la nostra comune umanità, la vita su questa Terra che è la nostra unica casa. Oltre mezzo secolo fa, alla vigilia di Natale 1968, girando attorno alla luna con l’apollo 8, Frank Borman vide scorrere dai finestrini dell’astronave il nostro pianeta. Osservandone emozionato il luminoso azzurro in contrasto col buio dello spazio circostante, ricordò le parole della Genesi Creazione “Al principio Dio creò il Cielo e la Terra…”. E in effetti quel minuscolo puntino di luce perso nell’immensità del cosmo è il nostro bene più prezioso. Lì ci siamo noi e i nostri ragazzi oggi ce l’hanno ricordato.

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