Popolari, ora il soggetto politico.

Continuano in tutta Italia le riflessioni, le iniziative e gli approfondimenti attorno al centenario della nascita del Partito Popolare Italiano. E, soprattutto, dell’attualità del popolarismo di ispirazione cristiana. Il tutto, com’è altrettanto ovvio, si inserisce in un contesto culturale nazionale dove emerge la necessità, sempre più forte, di rinnovare e rilanciare un protagonismo politico dei cattolici italiani. Sia chiaro, nessuna deriva clericale, nessun partito confessionale o “dei vescovi” e, nello specifico, nessun “partito dei cattolici”. Che, in Italia, non è mai esistito. Non lo era il Ppi di Sturzo, non lo è stata la Democrazia Cristiana e tantomeno il Ppi di Mino Martinazzoli.

Una tradizione ed una prassi estranei alla storia politica italiana e alla stessa esperienza concreta dell’area cattolica italiana. Seppure non siano mai mancate tentazioni integralistiche e confessionali dal secondo dopoguerra in poi. Ma che sono sempre stati minoritarie e marginali. Ora, e’ indubbio, e al di là dei retroscena giornalistici quotidiani, che questo fermento non può non generare una concreta iniziativa politica. Quando da più versanti emerge la necessità di ridar voce e rappresentanza ad una cultura e ad un pensiero oggi irresponsabilmente marginali e ininfluenti, lo sbocco politico diventa quasi inevitabile.

Certo, il panorama cattolico democratico, popolare e sociale oggi pullula di movimenti, gruppi, associazioni, singole personalità e via discorrendo che pensano, ognuno, ancora di essere il depositario esclusivo per l’avvio di un nuovo soggetto politico.

Eppure la vera sfida resta quella di far canalizzare in un soggetto politico unitario e il più rappresentativo possibile le varie sensibilità che arricchiscono, oggi, l’area cattolica italiana. Sotto questo versante, e’ del tutto evidente che non è sufficiente cercare di strumentalizzare il magistero sturziano o l’eredità del popolarismo di ispirazione cristiana per i propri disegni politici. È stata una operazione simpatica, ma francamente fuori luogo, quella messa in atto nelle settimane scorse da Berlusconi, da un lato, che si rivolge agli uomini “liberi e forti” per una nuova Forza Italia e da Zingaretti, dall’altro, per accalappiarsi l’eredità sturziana nella formazione del nuovo partito della sinistra italiana. Tentativi legittimi, ma del tutto ridicoli, quello di dare cittadinanza politica, culturale e programmatica ad una tradizione che se coniugata con ciò che resta del berlusconismo o con un rinnovato Pds sarebbe destinata a restare semplicemente a bordo campo. Un motivo in più, quindi, per ridare voce politica a questa tradizione ideale che, altrimenti, sarebbe consegnata agli archivi storici.

Un tema, questo, che si pone anche e soprattutto dopo il tramonto dei “partiti plurali” – nel caso specifico del Pd che ormai si avvia a diventare, giustamente, un rinnovato partito della sinistra italiana , una sorta quindi di neo Pds – e del sostanziale esaurimento della esperienza di Forza Italia e dell’Udc sul versante del centro destra.

Ma questo nuovo soggetto politico adesso quasi si impone. E questo non solo per l’insistenza di alcuni settori della gerarchia ecclesiastica o dell’associazionismo cattolico di base, ma per la richiesta di fette crescenti dell’elettorato che si sente sempre più orfano nell’attuale cittadella politica italiana. Un elettorato che per molti anni si è riconosciuto, seppur stancamente, in altri partiti ma che adesso, dopo lo tsunami del voto del 4 marzo scorso, e’ alla ricerca di nuovi rappresentanti, di nuovi progetti e soprattutto di un nuovo soggetto politico.

E il ricordo e la riflessione sul centenario del Ppi sturziano e del celebre appello ai “liberi e forti”, e’ stato anche un momento importante per aprire una nuova fase politica per i cattolici democratici e popolari italiani. Senza limitarsi a celebrare in modo un po’ protocollare e burocratico una cultura politica, come ormai ci ha abituati l’Associazione Popolari guidata da Pier Luigi Castagnetti. È giunto il momento, invece e al contrario, di tradurre concretamente questo fermento politico, culturale, programmatico ed organizzativo. È giunto cioè il momento, seppur in un contesto storico profondamente diverso e mutato rispetto all’inizio del novecento, di imitare il coraggio e l’intuizione di quel prete di Caltagirone che con un piccolo gruppo di volenterosi raccolse la spinta per un rinnovato impegno politico dei cattolici italiani e mise in campo un progetto e una cultura che dopo 100 anni continuano a conservare una bruciante attualità. Perché Sturzo e il popolarismo non si celebrano ma si vivono. Concretamente e quotidianamente. Come recita la miglior tradizione del cattolicesimo politico italiano.

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