La tavola rotonda con la gamba zoppa

La tavola su cui poggia (non si appoggia!) la democrazia ha oggi, talvolta, una gamba zoppa. Innanzi tutto non si tratta della mitica Tavola Rotonda di re Artù, in quanto di sovrani unti dal Fato e di Cavalieri devoti (ma anche un po’ traditori, come Lancillotto: bello e spregiudicato) non ne abbiamo proprio bisogno. Poi, quella terra, Camelot, non è mai esistita e richiamarla alla memoria per definire la presidenza statunitense di Kennedy non gli portò fortuna,….

La forma della tavola è importante, in quanto il tavolo “rotondo” non ha spigoli, a differenza di quelli quadrati o rettangolari. Perché ci sia la democrazia non ci devono essere spigolosità, rancorosità, odiosità, ecc., … questo non vuol dire che non ci debbano essere differenze e competitività, ma il luogo del confronto deve essere senza spigoli, intorno a un tavolo rotondo, dove tutti sono uguali e hanno la stessa posizione (almeno in partenza non è definito a priori un capotavola).

La tavola su cui poggia la democrazia è una tavola rotonda a tre gambe: l’aveva ben definito un pensatore di qualche secolo fa, Charles Montesquieu, a differenza di alcuni che lo avevano preceduto (e di altri che sarebbero venuti dopo), ai quali la democrazia non interessava e sostenevano il potere “assoluto”, senza controlli (dal latino “ab solutus”, sciolto, non legato), legittimato dal solo fatto averlo: allora perché proveniente dall’ Alto, oggi potremmo dire perché votato dal popolo (quale popolo?). Nella sua principale opera, “Lo spirito della Legge”, spiega che il convivere civile si basa sulla separazione dei suoi tre poteri fondamentali: legislativo, esecutivo e giudiziario: c’è chi fa le regole, chi le mette in pratica e chi controlla, nel reciproco rispetto. Questi concetti non li sosteneva solo il francese Montesquieu (dalla Francia, allora, può venire qualcosa di buono!), ma anche – più tardi- un italiano (così tuteliamo la par condicio) un po’ troppo dimenticato, Antonio Rosmini, che nel libro, “La Costituente del Regno dell’Alta Italia” scrive: “ Allorquando fossero trovate tali forme di governo, nelle quali ognuno dei grandi poteri dello Stato rimanesse limitato reciprocamente dall’altro, e dentro i suoi giusti confini rattenuto, i diritti di tutti i governati sarebbero facilmente al sicuro. Tale è il bisogno: la società civile s’agita, né si acquieterà fino a tanto che non abbia conseguito l’intento della sicurezza di tutti i diritti contro l’arbitrio governativo”.1

Oggi, in qualche parte del mondo, la “Magistratura”, i “controllori”, vengono delegittimati: recentemente in Polonia, in Romania, in Ungheria (tanto per parlare solo di una parte dell’ Europa), si è tentato di limitarne i ruoli, in modo che non potesse disturbare i “manovratori” del potere, il Governo. Un’altra tentazione di chi governa è di fare anche le regole che poi dovrà applicare, ad esempio, in Venezuela, Maduro ha creato un Parlamento completamente asservito al presidente della Repubblica, che è anche il capo del Governo, perché quello eletto gli era contrario (mentre scriviamo è in corso una “rivolta civile” contro di lui, che si spera non finisca nel sangue). Il tentativo di usare il Parlamento come un semplice “sgabello” del Governo e non come una gamba essenziale della tavola, è una tentazione che si vede anche in molti stati democratici occidentali, ad esempio anche Trump non accetta che una Camera dei Deputati con una maggioranza a lui non favorevole, ma democraticamente eletta, non faccia obbedientemente ciò che lui vuole. Nel piccolo mondo italiano, ogni richiesta di “fiducia” è una leggera delegittimazione delle Assemblee legislative: inutile stare a discutere, si vota ciecamente cosa propone il Governo, altrimenti si va tutti a casa (semplificando); talvolta ciò accade in maniera molto più arrogante di altre, ad esempio senza neanche una parvenza di dibattito, come è accaduto per la Legge di Bilancio, a fine anno, ma il senso è sempre lo stesso, quello di non disturbare il manovratore eletto dal popolo con inutili chiacchiere e votazioni pericolose.

Il rischio che stiamo correndo è che la tavola rotonda della democrazia, seppur zoppa, ma ancora poggiata su tre gambe, si trasformi nella tavola angolare e spigolosa del governismo, sorretta da una gamba sola, quella del Governo, appunto, esecutivo e sovranista, come gli antichi sovrani assoluti e senza controlli di quel tempo che fu, che non era buono. Rimedi? Molti, ma con terapie a lungo termine, purtroppo. Si potrebbero chiamare opposizione credibile; nuova classe politica preparata e di alto livello (perché certi nuovi fanno rimpiangere i vecchi); educazione civile; partiti, sindacati, corpi intermedi, … all’altezza dei loro compiti; luoghi veri di confronto (non solo discussioni telematiche, informatiche, cinguettii ed altro del genere, che tutto sono tranne che sociali), … Alcuni, invece, con effetti nel breve, che si potrebbero vedere già nelle prossime elezioni europee, dove la speranza è che si scelga il male minore, magari turandosi il naso come faceva Montanelli,…

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