Lo “sceriffo d’Italia” imperversa, ma il clima incombe

Il Ministro degli Interni continua come un rullo ad assumere provvedimenti per risolvere, secondo i suoi canoni, la questione immigrazione. Ultimo della serie la “distruzione del modello Riace” e la “deportazione” (usiamo i termini che l’opposizione ha lanciato per dimostrare l’ennesima trovata delMinistro) dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Al che mi sono ricordato di una tabella esposta dalla TV di Stato dove, per ogni Paese veniva riportato il numero di rifugiati ogni mille abitanti. E i dati sono davvero interessanti. In testa c’è la Svezia con 23 rifugiati, seguita da Malta con 18, e poi via via, la Germania con 8,fino alla Francia con 4,6 e l’Italia, buon ultima con 2,4.

 A fine agosto <giravano> sui social i dati sopra riportati, per evidenziare una realtà che agli italiani non viene ben spiegata, anzi. E ciò per tenerli nella convinzionedella <invasione> africana o arabo/islamica, in modo che i votialle prossime elezioni confermino i risultati e si possa continuare agovernare per restituire sicurezza ai cittadini, ordine, e per alleggerirsi la coscienza e non avere rimorsi nel chiudere porti e frontiere.

I numeri riportati non dovrebbero impensierirci in modo drammatico; ma, si sa, il numero di rifugiati per mille abitanti potrebbe esseresolo parzialmente significativo. Ciò che conta sono le presenze concrete, sono gli sbarchi quotidiani, sono i questuanti ad ogni angolo, sono…. tanto altro. E gli italiani continuano a non percepire inversione di tendenza. Non è con le statistiche che si rassicura.

Invece per altri, che hanno verso il problema immigrazione una sensibilità diversa e considerano la complessità del problema, comprese le soluzioni per integrare, ritengono il fenomeno anche un elemento positivo per contrastare la denatalità, per l’economia, per i contributi previdenziali e le imposte sul reddito. Dovendo tener conto anche di quanto sostiene Galli della Loggia, che presenta altri aspetti ricordandoci che esiste anche “la trappoladel “meccanismo mafioso” sui migranti. E’ questa: “ormai i barconi partono non per arrivare in un porto. Ma per essere salvati da una nave qualunque. Il meccanismo del salvataggio crea l’obbligo di sbarco. Dove? I paesi europei (vera meta dei migranti piu’ che l’Italia) e non solo quelli di Visegrad, purtroppo, fanno spallucce, sbarrano le loro frontiere, rifiutano la redistribuzione e lasciano l’Italia da sola. A quel punto che fare? L’Italia, e’ inutile che Salvini sbraiti, deve salvare i migranti e deve accoglierli. E cosi’ il traffico mafioso si autoalimenta: partenza su bidoni, salvataggio in mare, chiusura europea, sbarco in Italia”e così “la chiusura europea non solo lascia libero lo scafismo criminale e intatta la trappola criminale (barcone-salvataggi-sbarco in Italia)” ma sembra che non se ne curi adeguatamente.

Il Papa quando afferma che “un Paese non può accogliere oltre le sue capacità” pare voler suggerire che serva organizzare le nostre società in modo diverso, per dare una vita dignitosa a tutti.Una vita dignitosa: ecco la questione importante. Una vita dignitosa anche per gli italiani, che sono impoveriti, che sono alla ricerca di un lavoro o che lo hanno precario e mal retribuito, che hanno difficoltà ad avere un tetto stabile.

Mentre si continua a mettere i <poveri> gli uni contro gli altri, creando scontento, irritazione, e reazione verso i nuovi arrivati “che vengono mantenuti a far niente negli alberghi” oppure “ci rubano il lavoro”. Se a tutto ciò leghiamo la deriva autarchica (ridiamo sovranità agli Stati e ritorniamo alle monete di origine) seppellendo il sogno e quel poco di costruzione europea che si è riusciti a realizzare, la cosa diventa preoccupante.

Non intendo lanciare osanna a ”questa Europa” o alle regole liberalcapitalistiche che hanno prevalso negli ultimi anni e che condizionano con vincoli e parametri senza sensibilità sociale i nostri popoli; ma continuo a sperare nell’Unione Federale della Comunità Europea che realizzi un unico popolo, pur rispettoso delle diversità e delle tradizioni, delle fedi e della autonomie, che è l’unica ancora di salvezza per non affondare definitivamente in questo mondo globalizzato.

La debolezza, anzi la contrarietà, verso questa prospettiva (chesoprattutto i sovranisti manifestano) rendono questo periodo preoccupante per le sorti future della democrazia, di cui solo pochi si rendono conto. Molti aderiscono ormai alla deriva sovranista e qualunquista dello sceriffo del Viminale, dei suoi bravi, e dei suoi immaturi e cedevoli alleati (compreso l’insapore Presidente del Consiglio).

Tornando al tema delle migrazioni, mi ha fatto riflettere una nota di AGENSIR del 1 settembre, sulle prospettive future causate dal clima. Lo ripropongo tanto per essere tutti preparati per il prossimo futuro. E per sapere che non ci sono “eminenze grigie” che vogliono destabilizzare la nostra tranquilla vita democratica organizzando spostamenti di persone tra Continenti e Stati (esclusa la trappola criminale e mafiosa che usa gli scafisti) : “Lo spostamento forzato per i cambiamenti climatici non è unaprospettiva futura, è presente”. Lo ha detto Felice Camargo, rappresentante regionale per il Sud Europa dell’Unhcr per il SudEuropa, nella seconda sessione del convegno dedicato alla XIII Giornata nazionale per la custodia del creato. “Si prevede che 220 milioni di persone saranno sfollate nei prossimi 10 anni. Le conseguenze del cambiamento climatico sono le questioni internazionali più importanti al momento. In molti dei conflittiodierni il fattore ha avuto un ruolo. Anche in Siria la siccità ha portato all’emigrazione e allo sfollamento forzato dellapopolazione”. “Nella maggior parte dei casi, gli sfollati inaltri paesi non ricevono la protezione nazionale” e, in particolare i bambini non ricevono un’istruzione scolastica, fondamentale anche per la tutela dell’ambiente. Nella sua lectio magistralis, il rappresentante ha ricordato che l’Agenzia per le Nazioni Unite per i Rifugiati “ha svolto un’indagine su seicasi di sfollati climatici. Nella quasi totalità è emersa lanecessità di fornire protezione delle persone, come la perdita deidocumenti perché nei Paesi di origine è quasi impossibile ottenere anche solo i certificati di nascita. I rischi sono accentuati neicasi di donne e bambini. Il traffico delle persone aumenta infattiper colpa dei cambiamenti climatici. I bambini per anni e anni nonpossono accedere all’educazione scolastica. Le situazioni disfollamento evidenziano anche dei problemi di accesso sanitario eassistenza amministrativa o legale. Chi arriva in Europa non fugge solo da guerre o problemi economici, ma è costretto dalla siccità odall’innalzamento del livello del mare a emigrare. Il trasferimento programmato si sta realizzando già in alcune parti del mondo come per esempio in Oceano Pacifico. Dove e chi potrà accoglierli? Guardando al futuro i diritti umani di queste persone devono figurare fra gli obiettivi dei programmi internazionali”. Hai voglia alzare muri o chiudere porti, la forza delle cose si imporrà. Per questo bisogna prepararsi e organizzarsi evitando drammi escossoni.

A chi gli chiedeva di quale rapporto avesse con il nuovo governo italiano, Camargo ha risposto: “Non ho avuto finora occasione di incontrare il ministro Salvini. Il tema non è solo italiano ma europeo, ed è la mancanza di gestione della migrazione. In Italia non c’è un’invasione, tutti i rifugiati riconosciuti hanno diritto a un lavoro ma per lo più sono impiegati in nero nei campi”. Fin qui il rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unita per i rifugiati.

A noi (Europa, perché la questione non è italiana, soltanto) nonresta, se vogliamo continuare ad essere civili e ad essere persone,che prepararci, preparare la società con strutture e occasioni adeguate. E a darci un welfare e ordinamenti che continuino a garantire lo sviluppo delle famiglie e delle nazioni; oltre ad intraprendere misure che non peggiorino ulteriormente la situazione climatica e ambientale.

Print Friendly, PDF & Email

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.