Euro – Tunnel

La questione della TAV, la linea ferroviaria fra Torino e Lione, rimane centrale. Come riportato dalle cronache, qualche settimana fa il Consiglio comunale di Torino ha approvato un Ordine del Giorno in cui si chiedeva di sospendere i lavori fino al momento in cui fosse disponibile un’analisi costi-benefici indipendente che certificasse la reale sostenibilità economica dell’opera. A quel punto, una parte dell’opinione pubblica cittadina è scesa in piazza, chiedendo a gran voce la costruzione di un’opera che molti ritengono strategica, fondamentale per l’economia italiana e per quella piemontese e torinese in particolare, destinata a portare benefici sia in termini occupazionali che commerciali.

Ma il Governo tentenna, in attesa del parere di una commissione tecnica che dovrebbe quantificare appunto il rapporto fra costi e benefici e indicare se l’opera sia effettivamente sostenibile. Un’opera, va detto, di cui si parla da quasi trent’anni e che ha già visto innumerevoli cambi di progetti e tracciati, senza che venisse effettivamente iniziato lo scavo del tunnel vero e proprio. Una dilatazione abnorme dei tempi, della quale non si può certo dare la colpa al movimento NoTav, che da sempre contesta l’opera, ma che non ha poteri in merito, né consultivi né tantomeno esecutivi. Tuttavia, l’andamento dei lavori ha assunto quei tempi biblici tipici di tante “Grandi opere” italiane. Col rischio di perdere i finanziamenti europei e di scontentare ampi settori del Paese, dalle categorie produttive agli stessi sindacati, che vedono nei cantieri un’opportunità per creare posti di lavoro. Eppure una soluzione ci sarebbe, anche se tecnicamente bisognerebbe lavorarci un po’. Ma nulla di insormontabile, visti i numerosi accordi internazionali che già sono stati stipulati in questi anni.

La soluzione è prendere a modello il tunnel ferroviario che passa sotto la Manica, unendo con un collegamento ad alta velocità Londra e Parigi, le due maggiori metropoli europee. Ebbene, per finanziare quello scavo, paragonabile per lunghezza e costi a quello in progetto fra Torino e Lione, si è chiesto il finanziamento direttamente ai cittadini.

La società Eurotunnel, costituita appositamente per progettare e costruire l’infrastruttura e che ora ne detiene la gestione per 99 anni, ha racimolato i fondi necessari al finanziamento dei lavori direttamente sul mercato, chiedendoli ai piccoli azionisti.

Perché non fare altrettanto per la TAV?

Attualmente, la TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin), la società costituita appositamente per scavare il tunnel fra Torino e Lione, è come ragione sociale una SaS francese, posseduta al 50% dallo Stato francese e per l’altro 50% dalle Ferrovie dello Stato italiane. Basterebbe stipulare un nuovo accordo fra Italia e Francia (in questi anni i due Paesi ne hanno firmati parecchi sulla TAV) per convertire la TELT sas in TELT SpA, una società per azioni in grado di quotarsi in borsa e reperire direttamente sul mercato i fondi necessari alla costruzione dell’opera, senza attendere i capricci dei vari governi italici o francesi e senza dipendere dal benestare dei burocrati di Bruxelles per ottenere i finanziamenti europei.

Può sembrare un’impresa titanica, ma facendo due conti è tutt’altro che impossibile. La società belga Groupement Tractebel Engineering SA/TUC Rail ha certificato che il costo massimo della tratta internazionale della Torino-Lione sarà di 8,6 miliardi di euro, inferiore dunque a quello del tunnel sotto la Manica, costato all’epoca, oltre venti anni fa, più di 9 miliardi di sterline, nonostante la lunghezza dello scavo sia più o meno la stessa. Inoltre, esattamente come la Eurotunnel, anche la TELT beneficerà della gestione per 99 anni della futura linea, incassando i cospicui guadagni stimati dalla realizzazione dell’opera.

Dunque, non dovrebbe essere difficile reperire sul mercato i fondi necessari, specialmente se agli azionisti/sottoscrittori verranno garantiti alcuni “benefit” aggiuntivi per premiare il loro impegno, come ad esempio passaggi gratuiti illimitati sulla tratta in questione, esattamente come era stato fatto per il Tunnel sotto la Manica.

Calcoliamo pure per eccesso, supponiamo che il costo lieviti a 10 miliardi di euro. È improbabile, vista la quantità di stime effettuate, ma manteniamo un margine di sicurezza. Basterebbe emettere 10 milioni di azioni da mille euro l’una, per coprire il costo. Vista la quantità di persone, oltre quarantamila, scese in piazza con una manifestazione organizzata in breve tempo e in maniera autonoma dalle sette “madamin” in pratica solo con il passaparola, è evidente che c’è un grande interesse da parte di molti per la pronta realizzazione dell’opera. È probabile che molti di quei bravi cittadini scesi in piazza per sostenere la realizzazione del tunnel sarebbero anche pronti a finanziarlo, specie in virtù dei benefici attesi.

In un momento di incertezza economica, sapere di poter contare su un investimento di lungo termine, sicuro e redditizio, potrebbe essere di stimolo per molti, a partire appunto da coloro che hanno organizzato la manifestazione e da chi vi ha aderito, oltre naturalmente alle categorie produttive, che da sempre spingono per la realizzazione sia a livello individuale che di categoria. Con un tale assenso, è probabile che la sottoscrizione andrebbe esaurita in tempi brevissimi, ma al limite si potrebbe contare sul sostegno delle banche, a loro volta sostenitrici dell’opera e dunque senz’altro disposte a investire capitali importanti.

In questo modo, non vi sarebbero più scuse da parte di governi tentennanti e verrebbe anche zittita quella parte di oppositori che paventa un possibile sperpero di risorse pubbliche, visto che le risorse (e i relativi ritorni in termini di guadagno) sarebbero private. Naturalmente, ci sarà qualcuno, magari persino all’interno dello stesso fronte dei proponenti, che dirà che questa operazione non è fattibile, che sarebbe troppo complesso o sciocchezze simili. In realtà basta volerlo fare e sottoscrivere un nuovo accordo intergovernativo, cosa che può essere fatta in poche settimane, dando finalmente un impulso deciso a un’opera che, se progredisse come fece il tunnel sotto la Manica, potrebbe essere ultimata in soli sette anni, garantendo 15.000 posti di lavoro in fase di costruzione e una crescita degli scambi esponenziale, fondamentale per la ripresa economica del Paese e in particolare di Torino e del Piemonte.

Per questo, è importante che vi sia una forte indicazione e il sostegno dell’opinione pubblica in tal senso, sia attraverso i social, sia attraverso i mass media tradizionali sia, eventualmente, anche con altre manifestazioni di piazza. Perché la mobilitazione dei cittadini è auspicabile e necessaria, se si vuole essere protagonisti della ripresa e dello sviluppo.

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