Nel Paese c’è reazione e il Pd volta pagina

Nel paese c’è preoccupazione e c’è reazione. Nell’arco di breve tempo sono accaduti eventi importanti che segnano il corso sociale e politico. Importanti manifestazioni pro Tav hanno lanciato segnali di dissenso al Governo e in Sardegna il centrodestra ha vinto come annunciato, ma si registra il crollo del M5S mentre la Lega non sfonda e il Pd allargato alle liste civiche da segni di ripresa. L’imponente manifestazione di Milano contro le discriminazioni razziali, segnala inoltre che v’è un’Italia che vede la realtà diversamente e che non accetta le chiuse derive populiste. E le primarie del Pd che vedono una partecipazione popolare importante decisamente superiore a quella on line dei cinque stelle, voltano pagina eleggendo nettamente il nuovo segretario. Se son rose fioriranno, ma certo il PD esce dai tormenti delle indeterminatezze che lo hanno lungamente paralizzato dopo le dimissioni di Renzi post referendum. Vi è chi già vede nero preconizzando che con Zingaretti si torni alla “ditta” di bersaniana memoria, chi prevede un ritorno ai DS, chi ipotizza inciuci con i grillini ma mi pare ragionevole invece pensare che ora si apra un capitolo tutto da scrivere. Usciti dall’epopea bipolare che vedeva il solista Renzi come grande interprete del partito a vocazione maggioritaria ove il leader era automaticamente il candidato premier , con l’attuale sistema proporzionale il neo segretario dovrà avviare una strategia pluralista che allarghi e coinvolga un ampio spettro di forze e culture. Insomma dovrebbe essere capace certo di rafforzare il partito ma anche di tessere una rete coalizionale. E in questa nuova condizione non è indifferente comprendere quanto spazio di rappresentanza e manovra avrà l’area cattolico democratica, un peso certo da conquistare ma capiremo anche l’attenzione sostanziale che il neo segretario dedicherà a questa cultura oggi in ebollizione dopo le sollecitazioni della Cei ad un maggiore protagonismo. Il primo importante banco di prova sono le imminenti elezioni europee ove Zingaretti dovrà trovare la formula per sintetizzare l’allargamento indicato da Calenda con l’identità del Pd. In primis una battaglia di assoluta rilevanza per il rilancio dell’Europa assaltata dai sovranisti, ma che stabilirà anche i rapporti di forza nella compagine di governo e quindi il proseguimento o meno della legislatura. Ma misurerà anche il consenso dell’alternativa possibile. Sono tempi, nel bene e nel male, di grande volatilità del voto e tutto è rapidamente possibile sia in ascesa che in discesa. Secondo il marketing politico il brand Pd è usurato e questo è risaputo da tutto il gruppo dirigente, ma la veloce consunzione è dietro l’angolo per tutti. Per le sorti dell’Italia è bene che si riaccenda il confronto propositivo sul nostro futuro e dell’Europa. Per il centrosinistra è quindi il tempo di dispiegare la forza delle idee per una Italia alternativa e protagonista.

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