Razzisti d’Italia

 

Io non sono razzista, ma…. Quante volte abbiamo sentito o addirittura pensato questa frase, ormai entrata nel lessico quotidiano del nostro Paese. Una frase che alimenta – e al tempo stesso è alimentata da – un sentimento di intolleranza crescente, frutto di una martellante campagna di odio e da politiche sull’immigrazione sbagliate.

Siamo convinti che, in generale, l’Italia non sia un Paese razzista. Ma non c’è dubbio che è piena di razzisti. Personaggi che si nascondono dietro slogan e disinformazione, ma il cui animo è colmo di acredine per lo straniero, il diverso, colui che viene reputato inferiore. Una compagine che è minoranza, ma non trascurabile, anzi cresciuta a livelli preoccupanti. E che ora ha trovato uno sbocco politico e anche una sorta di “legittimazione” ideologica, con l’ascesa della Lega di Salvini e grazie alla complice inettitudine di chi non ha saputo contrastarla, anzi ha fornito ampi spazi e appigli per facilitare la crescita di consensi verso  una formazione estremista e xenofoba, che ha saputo costruire le sue fortune strumentalizzando paure e angosce di cittadini sempre più in difficoltà, fornendo quelle risposte – sbagliate, ma pur sempre risposte – che altri, vedi la Sinistra o presunta tale,  non sembravano più in grado di dare.

Vale la pena analizzare il fenomeno leghista, destinato, nonostante gli evidenti disastri  che già sta provocando, a dominare con ogni probabilità ancora a lungo la scena politica nostrana, partendo dal caso di cronaca più recente ed eclatante, quello della nave Diciotti, significativo esempio di come “gestisce” i problemi una formazione ideologizzata guidata da colui che riveste il ruolo cruciale  di ministro dell’Interno.

Riepiloghiamo brevemente la vicenda,  per certi versi surreale,  per altri cinica e drammatica. Il 16 agosto il pattugliatore della Guardia costiera italiana Diciotti trae in salvo 177 migranti al largo di Lampedusa, ma il Viminale nega la possibilità di attracco sull’isola, sostenendo che non era stato messo al corrente dell’operazione di soccorso effettuata dalla nostra unità. Già qui si sfiora il ridicolo, perché una situazione simile significherebbe che su una questione cruciale  come la “crisi migratoria”, sulla quale le forze attualmente al governo hanno basato gran parte della loro campagna elettorale, manca il coordinamento fra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, retto da Danilo Toninelli e dal quale dipende la Guardia costiera, e quello dell’Interno, a guida Salvini. Tuttavia, questa presunta mancanza di informativa non può costituire motivazione sufficiente  per negare l’attracco in un porto italiano a una nostra unità navale che, vale la pena ricordarlo, prima ancora che da motivazioni etiche e morali, è obbligata a prestare soccorso in mare dalle convenzioni marittime internazionali.

Dopo giorni di stallo, il ministro Salvini, che in quanto titolare degli Interni ha il potere di indicare il porto di sbarco, ha finalmente consentito a far attraccare la nave a Catania, ma negando ai profughi la possibilità di scendere a terra fino a quando l’Europa non avesse dato disponibilità per redistribuire i migranti fra i vari Paesi. Una strategia cinica, giocata sulla pelle di persone stremate nel tentativo, peraltro inutile, di forzare la mano all’UE, che ovviamente non ha ceduto. Inoltre, la decisione di negare lo sbarco era priva di basi giuridiche, motivo per cui la magistratura ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona, abuso di potere e arresto illegale, arrivando a inquisire lo stesso ministro.

Risultato: tensioni nell’esecutivo, un inasprimento delle relazioni con l’UE e uno scontro con la Magistratura a causa di un centinaio di persone da collocare in un Paese con 60 milioni di abitanti, mentre nel frattempo altre centinaia di migranti sbarcavano in Italia, lontano dal clamore mediatico. Questo perché Salvini vuole mostrarsi ai propri elettori e più in generale agli italiani come colui che vuole “fermare gli sbarchi di clandestini”.

Alla fine, la situazione è stata risolta dalla Chiesa, che si è fatta carico dell’accoglienza della maggior parte dei migranti, mentre alcuni sono stati accolti dall’Irlanda (guarda caso, proprio nei giorni della visita di papa Francesco nel Paese) e dall’Albania, che non fa nemmeno parte dell’UE, senza che siano noti i dettagli dell’accordo, ovvero se e cosa gli abbiamo dato in cambio.

Una vicenda che dovrebbe rendere palese l’inadeguatezza di Salvini a ricoprire un ruolo così importante nell’esecutivo, invece…. invece Salvini piace, e guadagna consensi, perché “ferma l’invasione” e fa la voce grossa con l’Europa, anziché chinare il capo come i predecessori. O almeno così sembra. La realtà è che con questo atteggiamento l’Italia non ha ottenuto nulla dall’Europa, riuscendo addirittura a mettersi dalla parte del torto pur avendo ragione, perché la questione migratoria andrebbe affrontata in maniera organica dall’UE, che invece si defila dalle proprie responsabilità. A questo proposito, occorre evidenziare che i Paesi che con maggior forza si oppongono alla redistribuzione dei profughi sono quelli del cosiddetto “Gruppo di Visegrad”, capitanato da Viktor Orban, grande amico di Salvini, con cui condivide le pulsioni xenofobe e le posizioni anti-europeiste.

Inoltre, i flussi migratori non possono essere considerati “un’invasione”, visti i numeri relativamente ridotti rispetto alla popolazione italiana o ancor più europea. Fra il 2014 e il 2017 gli arrivi si attestavano intorno ai 150 mila all’anno. Nello stesso periodo, la popolazione diminuiva in egual misura a causa della bassa natalità, che implica un saldo nati/morti negativo, senza contare gli oltre centomila italiani che ogni anno emigrano all’estero in cerca di opportunità che il loro Paese non sembra più in grado di fornirgli, un dato molto più preoccupante di quello degli sbarchi, ma volutamente  sottaciuto. Inoltre, nell’ultimo periodo il numero dei profughi ha avuto un crollo verticale, da quando i nostri governi hanno deciso di finanziare gli aguzzini libici perché impediscano le partenze, trattenendo i migranti in condizioni disumane, purché lontano dai nostri occhi.

Una politica immorale e ipocrita, che a parole dice di voler combattere i trafficanti di uomini, ma poi cinicamente li stipendia per blandire un elettorato sempre più intollerante e razzista, fomentato da anni di dichiarazioni e slogan incendiari, sostenuti da campagne di disinformazione sui media e sui social. È su questa paura tramutata in odio che la Lega di Salvini ha costruito le sue fortune, passando dal 4% dopo le malefatte del “cerchio magico” di Bossi all’attuale 30% nei sondaggi.

È una ricetta vecchia e consolidata, che enfatizza e cavalca i problemi per ottenere i favori dell’elettorato, senza indicare soluzioni, ma limitandosi a trovare qualcuno a cui dare la colpa. Lo hanno fatto i nazisti con gli ebrei, i suprematisti bianchi americani coi negri, i serbi coi bosniaci, gli hutu coi tutsi, eccetera. Fino a pochi anni fa, la Lega lo faceva coi meridionali, invocando l’indipendenza della “Padania” e oltraggiando l’Italia. Oggi hanno scoperto che è più remunerativo fingersi patrioti (“prima gli italiani”, “l’Europa ci deve rispetto”) e addossare tutte le colpe agli stranieri. E funziona. Ma si chiama razzismo. E fa rima con fascismo.

 

 

 

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