L’Italia intatta – Mario Tozzi

 

 

Nonostante l’incuria, i vandalismi, le colate di cemento e asfalto, c’è una parte del nostro Paese che conserva un fascino integro, intonso. È quella raccontata da Mario Tozzi nel suo ultimo libro, “L’Italia intatta” (Mondadori 2018, pp. 440, € 19,50), con un sottotitolo che anticipa il contenuto delle pagine: un <<Viaggio nei luoghi italiani non alterati dagli uomini e fermi nel tempo. Un mosaico di straordinaria bellezza>>. L’autore, geologo, ricercatore del CNR, divulgatore scientifico e conduttore televisivo, presenta il suo volume con queste parole: “Questo libro non è una guida di viaggio, ma un compagno di strada: coltivo l’illusione che possa farvi visitare il nostro paese anche senza muovervi da casa. E farvi osservare con altri occhi ciò che pensavate di avere già visto.”.

Ma ci permettiamo di dissentire: questo non è un volume da tenere in salotto e leggere sul divano, ma da infilare in auto o nello zaino per partire alla ricerca di luoghi e suggestioni. Magari sulle orme dei viaggiatori che, nell’epoca del Romanticismo, percorrevano quello che era definito il Grand Tour, alla scoperta delle bellezze artistiche e naturalistiche del nostro Paese, un viaggio di cultura e delizie irrinunciabile per ogni gentildonna o nobiluomo degno di questo nome. Molti di loro hanno lasciato memoria delle proprie impressioni in vari scritti dedicati alla loro esperienza in Italia, e Tozzi non manca di citarli per arricchire ulteriormente la variopinta tavolozza di ambienti e territori che ci descrive. Possiamo così riscoprire una natura intatta o un paesaggio plasmato dall’uomo, dove ambiente e manufatti si fondono armoniosamente. Ma anche luoghi e atmosfere che conservano la loro particolarità, incastonate all’interno di contesti urbani altamente antropizzati.

Quarantadue tappe, dai boschi della Marsica, ultimo rifugio dell’orso bruno, al sottosuolo di Napoli, dai Navigli di Milano, flebile traccia di quella che fu “città d’acque”, all’aspra bellezza dell’entroterra della Sardegna, regione amatissima da Tozzi, unico lembo d’Italia a essere geologicamente parte dell’Europa, in quanto appartenente alla stessa “zolla” tettonica del continente. E sì, perché il resto della penisola, sebbene attaccato, anzi schiacciato contro la stessa Europa, in realtà non è altro che la punta della “zolla” tettonica africana che, premendo da Sud, ha provocato lo splendido corrugamento della crosta terrestre che chiamiamo Alpi. Ovvero, dal punto di vista geologico, la penisola italiana non è altro che un lembo d’Africa che cerca strenuamente di entrare in Europa, a costo di frantumare la crosta terrestre in un tripudio di terremoti ed eruzioni vulcaniche. Un paradosso geologico che dovrebbe farci riflettere, ma l’orizzonte umano è troppo circoscritto e il nostro sguardo troppo miope perché possiamo confrontare scale temporali così diverse, quella della migrazione dei popoli concentrata in pochi anni e quella della deriva dei continenti spalmata su milioni di anni.

Possiamo però accostarci con rispetto e ammirazione a questi fenomeni che si misurano sulle ere geologiche. Un’occasione straordinaria ce la fornisce il vulcano Stromboli, cuore pulsante dell’arcipelago delle Eolie, isole dal fascino primigenio. Secondo Tozzi, che di mestiere è geologo prima che scrittore, questo vulcano è “l’unico affidabile”, con eruzioni costanti, ma non esplosive, tanto da essere un punto di riferimento fin dall’antichità, quando i primi navigatori lo definivano “il Faro del Mediterraneo”. Il suo fluire possente e regolare è qualcosa che ci consente di sentire il respiro della Terra, pianeta vivo con un cuore caldo, in continua evoluzione, anche se su tempi che sfuggono alla percezione umana. Sulla stessa scala di grandezza troviamo le Alpi liguri, i ghiacciai dell’Adamello e il Monviso, un antico fondale oceanico che le poderose forze del pianeta hanno fatto emergere, trasformandolo in una montagna dal profilo perfetto, scenografico.

Ma troviamo anche luoghi dalla natura più dolce, come l’Oasi di Burano, gemma incastonata nel prezioso scrigno della Maremma, a pochi chilometri eppure in netta contrapposizione rispetto a quelli che Tozzi definisce “i vippai”, i covi dei “Vip”, dove la ricchezza si misura dal numero di panfili e locali alla moda, mentre in questa riserva ecologica la vera ricchezza è la biodiversità, ovvero l’elevato numero di specie viventi ospitate da questo ambiente intatto. Di nuovo più aspri, come sottintende il toponimo, i paesaggi dell’Aspromonte, come pure le lande della Barbagia, nell’interno di una Sardegna che i turisti frequentano generalmente solo per il mare, ammassandosi su coste e spiagge.

Non mancano i luoghi connotati dall’azione dell’uomo, ambienti dove il lavoro secolare ha addomesticato il paesaggio, o terre abbandonate dalle genti e di cui la natura si è nuovamente impossessata. Ma anche le zone urbane possono riservare sorprese, atmosfere sospese che il tempo non ha cambiato, isolate dalla frenesia modernista che le ha circondate, senza però riuscire a cancellarle. Tra queste, spicca Matera, prossima Capitale europea della cultura, i cui antichissimi Sassi sono tornati a nuova vita. A lungo abbandonate in nome di una malintesa modernità, queste abitazioni vengono ora riscoperte con tutta la genialità delle loro soluzioni, dai sistemi per la raccolta delle acque piovane all’esposizione modellata sui cicli delle stagioni, per permettere al debole sole invernale di penetrare obliquamente in tutti gli ambienti, schermando invece i raggi estivi, potenti e verticali.

Un caleidoscopio di natura e ambiente che spiega bene perché l’Italia sia il Paese con la più elevata biodiversità ecologica d’Europa. Ma anche uno straordinario patrimonio artistico e culturale, il più grande del mondo, una ricchezza che ancora non abbiamo ben compreso di possedere. Questo libro può farci dunque riscoprire la bellezza e le potenzialità del nostro Paese e farci capire la fortuna che abbiamo avuto a nascere in un luogo così straordinario, un Paese splendido da difendere con amore, cura e rispetto, piuttosto che alzando barriere e confini.

 

 

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