Olimpiadi 2026: comunque la si racconti, costano. Ma è un motivo sufficiente per non farle in Italia?

Con la pubblicazione del Dossier ufficiale per la candidatura  di Torino a ospitare le Olimpiadi Invernali del 2026 si può finalmente ragionare sul merito del progetto, anziché scontrarsi fra tifoserie che ragionano in maniera ideologica, divisi fra “NO” a prescindere e “SI” a qualunque costo. E conviene iniziare proprio dai costi, perché si rischia di passare da un evento a “costo zero” a uno “costo molto”, alla faccia del riutilizzo dei vecchi impianti. Vediamo perché.

Intanto, occorre sottolineare in modo estremamente chiaro che si tratta di un dossier di “candidatura”, che non dà nessuna garanzia sul fatto che la città venga poi effettivamente scelta come sede dei Giochi, specie tenendo conto del livello dei concorrenti (Sion in particolare). Tuttavia,  il solo fatto di presentare la candidatura ha un costo, stimato in 5,7 milioni di euro. Il dato era già contenuto nel dossier provvisorio anticipato dal Corriere della Sera di qualche giorno fa e viene confermato nel  Dossier definitivo.

Vediamo dunque come si compone questa cifra decisamente rilevante. Il dato, presentato a pag. 153 del Dossier, specifica: Personale e Staff 1,37 (milioni di euro), Amministrazione e uffici 0,13. Realizzazione dossier di Candidatura 0,95, Relazioni internazionali 0,65, Marketing e comunicazione 1,45, Relazioni istituzionali 0,60,. Contingency 0,55 , per un totale appunto di 5,7 milioni di euro, che per il 77% -ovvero 4,40 milioni di euro – verranno finanziati con soldi pubblici, cioè da Regione, Governo, CONI ecc. A carico degli sponsor (il dossier non specifica quali) resterebbe un 23%, cioè 1,30 milioni. Dunque, quasi sei milioni di euro, di cui quasi quattro e mezzo dalle tasche dei cittadini, per chiedere al CIO se si possono fare le Olimpiadi a Torino, con elevata probabilità di sentirsi dire “NO”, perché la nostra seconda candidatura è troppo vicina alla prima, a differenza di altre concorrenti che hanno organizzato i Giochi in anni precedenti, o addirittura li ospiterebbero per la prima volta.

Per quanto riguarda il dettaglio di questi costi, il Dossier ufficiale ci informa che << Si ipotizza la formazione di un comitato di Candidatura snello con un Presidente, un VP, un Coordinatore Generale, un Responsabile delle relazioni internazionali, un Tesoriere/CFO e una Struttura operativa di 8 persone, coordinate dal Direttore Generale.>>., senza però specificare come saranno suddivise le voci di spesa. Il dato era però presente nella versione pubblicata dal Corriere, e vale la pena di riprenderlo, naturalmente con beneficio di inventario, visto che non è stato riportato nella versione definitiva.

Ecco i compensi che venivano indicati in modo ufficioso, sulla base di dodici mesi di impegno per la procedura di candidatura: Coordinatore generale, 210.000 €, Tesoriere 105.000, Responsabile relazioni internazionali 150.000, Responsabile Comunicazione 150.000, Staff di direzione 750.000, da suddividere per 10 addetti. Retribuzioni (lorde, supponiamo) che variano fra i 6.000 e i 17.000 euro al mese. Ancora, venivano previsti 40.000 € per 40 missioni a corto raggio, a 1.000 € l’una, 8 missioni a lungo raggio a 5.000€ l’una , 40.000€ per la progettazione grafica del Dossier, 60.000 per lo studio dell’impatto economico dei Giochi, eccetera. Insomma, senz’altro un ottimo affare per chi porta avanti la candidatura, a prescindere dal fatto che Torino venga scelta o meno. Il dato risulta poi particolarmente stridente perché (sempre nel dossier provvisorio, naturalmente) viene inserito nel paragrafo immediatamente successivo a quello nel quale si esalta l’indispensabile e fattivo apporto dei “Volontari”, che nell’edizione 2006 furono numerosi, efficienti e risolutivi. Insomma, a fronte dei molti disposti a lavorare gratis per il bene della città, ci saranno compensi notevoli per i soliti pochi, che confidiamo saranno scelti in base alla loro professionalità e competenza, come del resto è già avvenuto proprio per l’estensione del Dossier, affidata, senza lungaggini burocratiche tipo appalti o gare, all’architetto Alberto Sasso, che sempre il Corriere etichetta come << amico di Beppe Grillo e candidato alla Camera dei deputati alle ultime politiche>>. Un curriculum inattaccabile, in una città e in un Paese governato dai Cinquestelle.

Forse quanto esposto fin qui potrebbe bastare a far capire quanto questa “candidatura” sia “una grande occasione”, perlomeno per chi la propone e la porta avanti. Ma le incongruenze non finiscono qui. Per esempio, nel dossier provvisorio si citava il numero di autobus elettrici presenti in città, solo 20, decisamente pochini per un evento che si vuole “a basso impatto ambientale”,  mentre nel dossier definitivo il dato scompare. Altra curiosità, lo spostamento del Villaggio Olimpico cittadino da Manifattura Tabacchi all’Area ex-Thyssen, eccetera.

Naturalmente, se la candidatura venisse accettata, ci sarebbero poi i costi per l’organizzazione e le infrastrutture. I primi sono stimati in un miliardo e 178 milioni di euro, dei quali 800 milioni di soldi pubblici. Per il “revamping” delle infrastrutture, cioè in italiano per la loro ristrutturazione, si parla di altri 959 milioni di euro, così suddivisi: impianti sportivi 101 milioni; impianti montani (tra cui la pista da bob, completamente da rifare) 116; Villaggi Olimpici e Media (nuovi, perché quello del MOI è stato abbandonato al degrado) 522; mobilità 70; “interventi sul territorio in ottica di area vasta” (definizione vaga e ambigua) 150. Totale organizzazione più infrastrutture: 2.137.000.000, duemiliardi e 137 milioni di euro  Alla faccia del “costo zero”.

A questo punto, per un evento che si ispira ai Giochi della Grecia classica, si potrebbe fare come ci hanno insegnato proprio gli Ateniesi: far decidere ai cittadini, con un bel referendum, come hanno fatto altre possibili città candidate, dove per la cronaca la “grande opportunità” è stata respinta. È una prassi antica che arriva dalla Grecia, come le Olimpiadi: si chiama Democrazia.

 

 

 

 

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