Kim e Trump: un incontro storico

Concluso l’atteso vertice di Singapore, tra il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo coreano, Kim Jong-un. Dai primi riscontri pare che sia stato raggiunto un primo accordo sulla denuclearizzazione dell’intera Corea, con l’impegno nord coreano di far cessare definitivamente gli esperimenti nucleari, e con quello americano, di interrompere le esercitazioni militari nei pressi della Corea del Sud. Un’intesa di massima che dovrà venir attuata, sulla base di una serie di successivi passi prestabiliti. Molti dettagli sfuggono ancora. Ad esempio, non è stata affrontata la questione dei controlli sull’effettivo smantellamento nucleare di Pyongyang. Grande soddisfazione è stata comunque espressa dalle due parti.

Per Trump si tratta di un indubbio successo, ottenuto facendo una forte pressione militare sul dittatore nord coreano, a dimostrazione che il dialogo, per portare a risultati efficaci, deve essere necessariamente supportato da un adeguato e credibile deterrente. Fermezza che probabilmente era mancata in passato. Per Kim il vertice ha costituito l’occasione storica di porsi allo stesso livello degli Stati Uniti. Una promozione sul campo per un leader che solo pochi mesi fa veniva considerato alla stregua di un avventuriero, da isolare il più possibile. Successo pieno infine per il presidente sud coreano, Moon Jae-in, autentico convitato di pietra in questo vertice. Egli infatti si è impegnato a fondo per l’avvicinamento con la Corea del Nord, non lesinando alcuno sforzo per appianare qualsiasi possibile contrasto. Le olimpiadi invernali, del febbraio scorso, sono state provvidenziali per agevolare questo cammino, suggellato, almeno in ambito sportivo, dalla presenza di un’unica squadra coreana ai giochi.

Tutto bene dunque? Quando due leader si parlano e, soprattutto, si incontrano cambiano molte cose. Da sempre il guardarsi negli occhi o lo stringersi la mano, rappresentano i gesti più semplici per alimentare il dialogo. Nulla sarà dunque come prima tra Corea e Stati Uniti, e il merito di Trump, va riconosciuto, è quello di aver creduto in questo approccio diretto, quando molti membri della sua amministrazione, muovendosi su schemi più compassati nei rapporti internazionali, sconsigliavano di compiere questo passo. Certo, un vertice non risolve tutto. Molte cose sono ancora da chiarire e da approfondire, è anche possibile che possano sorgere nuovi ostacoli sulla strada di una completa pacificazione, ma quella di oggi è una giornata storica che rende il mondo più sicuro.

Resta infine da chiedersi se il Trump così disponibile e costruttivo verso Kim e la Corea del Nord, sia lo stesso leader che ha invece cancellato l’accordo sul nucleare con l’Iran, stipulato nel 2015 da Barack Obama. O forse, Trump smanioso, come pochi altri suoi predecessori alla Casa Bianca, di conquistare sempre le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, vuole esser lui, in prima persona, l’artefice di nuovi rapporti con Teheran. E dunque all’attuale gelo di rapporti seguirà, magari, un’improvvisa apertura per rinegoziare un nuovo accordo. Forse sono solo suggestioni, ma è ormai ben nota l’imprevedibilità di Trump che, in fondo, solo otto mesi fa, considerava Kim il nemico numero uno degli Stati Uniti, mentre adesso è ritenuto un partner affidabile. La stessa cosa potrebbe dunque accadere con il presidente iraniano Hassan Rouhani. Impossibile dirlo, noi, in ogni caso, lo speriamo.

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