Festival CinemAmbiente di Torino: tra cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile

 

Il Festival CinemAmbiente  di Torino è arrivato alla 21° edizione, un percorso lungo più di due decenni che testimonia la lungimiranza con cui venne ideato, la professionalità con cui viene gestito e l’interesse che ha riscosso in passato e che continua a crescere nel corso degli anni. Segno dell’attenzione sempre maggiore che l’opinione pubblica ha verso le tematiche ambientali, delle quali tuttavia si parla ancora troppo poco. Infatti, se è vero che il Festival ospitato nel capoluogo subalpino gode di elevata considerazione tra gli addetti ai lavori, sia  a livello nazionale che internazionale, è purtroppo altrettanto vero che le proiezioni e gli eventi collaterali, nonostante siano tutti gratuiti, sono assai meno frequentati delle sale dove viene effettuata la normale programmazione cinematografica. La stessa cittadinanza torinese spesso non conosce l’importanza o perfino l’esistenza di questa importante manifestazione ultraventennale, peraltro ampiamente ignorata dal sistema mediatico nazionale e, ancor più grave, anche da quello locale.

Pesano su questo sia la marginalità dell’antica capitale sabauda nell’Italia attuale, sia la convinzione, da parte degli organi di informazione, che le tematiche ecologiste non interessino alla grande massa dell’opinione pubblica e che restino un argomento di nicchia, appannaggio di esperti e ambientalisti.  Una convinzione errata, evidentemente, come dimostra la costante crescita della cinematografia ambientalista a livello generale e in particolare per quello che riguarda il Festival torinese, inserito a pieno titolo nel circuito internazionale specializzato in materia. Un Festival che con l’edizione di quest’anno (dal 31 maggio al 5 giugno, ospitata in varie sedi di Torino e provincia)  vede ampliare la propria offerta sia a livello quantitativo, per il numero di titoli presenti, che a livello qualitativo, per l’ampiezza delle tematiche trattate e l’accurata professionalità con cui sono state realizzate la maggior parte delle opere in concorso, mentre alcune scontano qualche limite tecnico dovuto a una lavorazione quasi amatoriale, supportata dal volitivo entusiasmo di autori spesso agli esordi.

Le pellicole presenti in concorso sono state selezionate fra le oltre 3200 opere iscritti per partecipare alla manifestazione torinese, un’ulteriore testimonianza di come il Festival subalpino sia ormai un punto di riferimento estremamente ambito per chi voglia portare di fronte a una platea i temi su cui ha incentrato il proprio lavoro filmico di testimonianza e/o di denuncia. Nell’edizione di quest’anno assume particolare rilevanza il rapporto fra progresso tecnologico e ambiente, in un’ottica di nuovi modelli produttivi ecosostenibili, ma non mancano suggestioni esotiche, approfondimenti specifici, inchieste giornalistiche e pellicole di denuncia su disastri ambientali compiuti o in corso.

Appartiene proprio a quest’ultimo filone il film di apertura, Anote’s Ark, testimonianza di una delle grandi battaglie del nostro tempo, quella contro i cambiamenti climatici e le drammatiche conseguenze a essi collegate. Il grido d’allarme giunge dal remoto arcipelago di Kiribati, una manciata di isole a pelo d’acqua che rischiano di essere sommerse a causa dell’innalzamento del livello dei mari, conseguenza diretta del riscaldamento globale in corso. Presente anche un’attenta esplorazione dei possibili scenari del futuro prossimo, con argomenti di stretta attualità quali informazione e comunicazione, tutela del diritto al lavoro e della salute, privacy e democrazia.

Il programma prevede, a fianco del concorso cinematografico, eventi speciali e incontri con esperti e ospiti internazionali, oltre a una importante novità: da quest’anno parte CinemAmbiente Junior, rivolto specificamente alle nuove generazioni, i futuri cittadini che erediteranno il mondo di domani. O meglio, quello che ne rimarrà, se le generazioni attuali non si decideranno a modificare i propri stili di vita e di consumo, ormai chiaramente insostenibili da un pianeta stremato.

 

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