Una riflessione sul Pd e sulle sfide del futuro

Il Partito democratico ha compiuto dieci anni. Dieci anni vissuti pericolosamente, in mezzo alla crisi economica più nera dal 1929. Piero Fassino, ex sindaco di Torino, ma soprattutto ultimo Segretario che decise di sciogliere i Ds per confluire assieme alla Margherita nel Pd, ha pubblicato “Pd davvero” (edizioni La Nave di Teseo).

Nella prima parte di questo saggio, dedicato a tutti coloro che credono nel Pd, lo hanno costruito e vi si dedicano ogni giorno con passione, intelligenza e generosità, Fassino fa una riflessione necessaria, condotta in prima persona da chi il Pd ha contribuito a fondarlo ed è tuttora impegnato sul fronte del rinnovamento della sinistra italiana ed europea, ripercorrendo la strada dalla costituzione dell’Ulivo ad oggi. Ricordando le varie tappe, le delusioni, le sconfitte, e i successi ottenuti, e i veri motivi del mancato funzionamento dovuto essenzialmente alla rissosità e alle esagerate pretese di alcuni componenti. Nella seconda parte si pone tredici domande, che lo stesso Fassino definisce “scomode”: Paura o speranza; Sinistra; Sudditi o sovrani; Morire per Kabul; Europa: conviene o ci perdiamo; In Africa il futuro del mondo; Riforme o palude; Italietta o grande Italia; Dignità o precarietà; Individui o comunità; Italiani o stranieri; Sicuri o indifesi; Istituzioni; Immobili o conformisti, dando a tutte le necessarie risposte. La terza parte si conclude con la necessità che serve un Pd “davvero” per costruire insieme agli italiani e alle loro migliori energie un futuro che torni a essere il luogo della speranza e della felicità.

Dieci anni fa, spiega Fassino nel libro, ci siamo posti l’obiettivo di dar vita a un partito in grado da un lato di modernizzare il sistema politico italiano attraverso un percorso di riforme e dall’altro di dar vita a un rinnovamento profondo della sinistra riformista su scala europea. Se non lo avessimo fatto, nello scenario continentale così profondamente mutato negli ultimi anni, oggi saremmo stati costretti alla marginalità come accaduto ai partiti della sinistra in Francia, Spagna o altri paesi. Quanto alle riforme, aver perso il Referendum non vuol dire che quel problema è risolto, anzi. Significa esattamente il contrario. Quelle ragioni sono oggi più attuali che mai ed è proprio su questo che il Pd dovrà concentrare nel prossimo futuro il proprio impegno in Italia e in Europa.

E’ sbagliato dire che il Pd ha cambiato natura, perché è ancora formato da tante persone pronte a spendersi con generosità perché l’Italia cresca, dia lavoro e sia un Paese più giusto. La scissione di Bersani e D’Alema, per i quali ho ovviamente un atteggiamento di rispetto, è stata un clamoroso errore politico che ha non solo il PD ma anche la maggioranza di governo e tutto il centrosinistra, oltre ad offrire molte chance in più a Berlusconi e al M5S. E tutto questo per prendere una percentuale di voti del 3, del 4 o del 5 per cento? Per poi farne che cosa? E preoccupa ancor di più che per legittimare una scissione che non ha senso, si dia corso a una vera e propria regressione politica. Si sentono dire delle cose che non avevo mai sentito, né mi sarei aspettato di sentire, da persone con cui ho condiviso anni di impegno per costruire una sinistra con cultura di governo. La crisi del centrosinistra ha messo in sofferenza l’elettorato base della sinistra.

Viviamo un tempo che è della paura e dell’inquietudine, e dobbiamo liberare la gente da queste sensazioni negative. La crisi sociale crea incertezza, e i nostri figli avranno meno opportunità di noi e dei nostri genitori. Va ricordato che quando Trump vinse le elezioni, invece di fare i soliti ringraziamenti a tutti nel suo discorso post vittoria, ha solamente fatto un ringraziamento, ha ringraziato il “forgotten man”, cioè l’Uomo dimenticato, l’Uomo escluso. La crisi ha creato una separazione netta tra quelli che si sentono esclusi e quelli inclusi. La politica deve sanare questa ferita, Come forza riformista, questo deve essere il nostro principale obiettivo.

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