Olimpiadi 2026: una grande opportunità per Torino

Le olimpiadi sono tra gli eventi che più rendono orgogliose le città che li ospitano. Per due settimane, la sede prescelta si trova al centro degli sguardi del mondo intero. Una grande festa sportiva che, una volta passata, consente poi di entrare, a chi prima ne era escluso, nel novero delle località segnalate dai principali circuiti turistici. Quando vi è in gioco una candidatura bisognerebbe accoglierla come una straordinaria opportunità di crescita e sviluppo del territorio, facendo tutto il possibile per ottenere l’aggiudicazione finale. Vi sono città come Madrid, Budapest o Buenos Aires che aspettano da decenni di vedersi assegnare i giochi olimpici estivi. E lo stesso vale per quelli invernali anch’essi capaci di rivelarsi un trampolino di lancio per la città organizzatrice.

Per questo, da quando sta girando negli ambienti del Comitato olimpico la candidatura di Torino per i giochi del 2026, venti anni dopo quelli, ormai mitici, del 2006, auspichiamo si possa concorrere al meglio, offrendo un progetto, condiviso con gli enti locali e le forze imprenditoriali, che possa consentirci di riportare le olimpiadi in Italia. Brucia ancora la pazzesca rinuncia di Roma ai giochi olimpici estivi del 2024, da parte della sindaca pentastellata Virginia Raggi. Un rifiuto ingiustificato, dettato dalla paura di dover organizzare un evento, certo complesso, articolato e costoso ma al tempo stesso affascinante come pochi altri. Un’occasione mancata per un riassetto complessivo della Capitale tra nuove infrastrutture e molteplici altri progetti di riordino del territorio. 

C’è da sperare che l’omologa torinese della Raggi, Chiara Appendino, da quasi due anni alla guida della città non faccia lo stesso errore. Sarebbe imperdonabile. Gli investimenti per la riqualificazione del territorio che hanno accompagnato gli anni precedenti le olimpiadi 2006 potrebbero ripetersi venti anni dopo. Certo si sono fatti dei debiti, ma si tratta di opere pubbliche di lunga portata e non risorse sprecate in spesa corrente. E poi va aggiunta la ricchezza immateriale costituita dal fatto che Torino da entità turisticamente sconosciuta è divenuta una delle mete italiane più apprezzate.

Staremo dunque a vedere, auspicando che non prevalga quell’ideologia della “decrescita felice” tanto cara ai pentastellati con la preconcetta avversione a qualsiasi sviluppo economico e sociale. A ben vedere poi meglio si dovrebbe parlare di decrescita infelice, poichè quando la torta si riduce si sta peggio e non meglio. E peggio di tutti stanno le classi più deboli della popolazione, perché i più abbienti, bene o male, riescono sempre a sfangarla.

Che poi lo sviluppo debba andare a vantaggio dell’intera collettività, ed oggi troppo spesso non sia così, è un altro discorso. Tocca alla politica agire in tal senso e, in particolare, a sentirsi interpellata dovrebbe essere la sinistra riformista ricordando che le storture sociali, la povertà e le disuguaglianze non hanno nulla di ineluttabile. Si tratta di contrastarle, per l’appunto, con una politica degna di questo nome.

Ben vengano allora le olimpiadi di Torino 2026, occasione di festa come quelle del 2006 e quelle, più lontane nel tempo, di Cortina 1956 e Roma 1960, quando a nessuno sarebbe mai venuto in mente di gettare alle ortiche una simile opportunità.

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