Germania: al via una nuova coalizione Cdu-Spd

C’è una sinistra che sceglie di governare e di non rifugiarsi all’opposizione; di dare il proprio apporto per risolvere i problemi del Paese, rinunciando alla comodità di stare solo a guardare, magari per riempire le piazze. Accade in Germania, dove i socialdemocratici della Spd, nel referendum indetto tra i suoi 463mila iscritti, si sono pronunciati a larga maggioranza (66 per cento) a favore della Grande coalizione con la Cdu di Angela Merkel.

Contrarietà era stata espressa dall’ala più di sinistra del partito e dalla federazione giovanile di Kevin Kuhnert, ma su tutto ha prevalso – come sempre nella storia di questa grande formazione politica – quel sano pragmatismo che la contraddistingue sin dalle origini. Una decisione nel solco di una tradizione riformista che ha sempre accettato di far fronte alle proprie responsabilità.

Torna allora in auge una nuova maggioranza tra Cdu/Csu e Spd, con la riconferma della Merkel alla cancelleria per il suo quarto mandato di governo. Folta la presenza socialdemocratica che, in questo esecutivo di coalizione, ottiene in dote ministeri di peso come gli Esteri con il presidente del partito, Martin Schulz, le Finanza affidate ad Olaf Scholz, che sarà anche vice cancelliere, e la Giustizia con Heiko Maas. I democristiani, per contro, trattengono il decisivo ministero dell’Economia con Peter Altmeier, la Difesa con Ursula von den Leyen e gli Interni, cui approda il leader Csu, Horst Seehofer.

Una compagine che la Bild, quotidiano notoriamente conservatore, ha subito ribattezzato come un governo Spd a guida Cdu. All’interno del partito democristiano, le frange più conservatrici hanno in effetti masticato amaro per questa soluzione, ritenendo eccessivo lo spazio concesso ai socialdemocratici sia come ministeri sia, ancor di più, come impegni programmatici. Anche la sorella bavarese della Cdu, ossia la Csu, collocata più a destra della prima, non ha nascosto le proprie perplessità su questa intesa che, peraltro, è tornata in pista dopo il rifiuto dei liberali di costituire una maggioranza di centro-destra.

I socialdemocratici hanno ottenuto molte cose. Si va della riforma dei contratti di lavoro, per favorire quelli a tempo indeterminato, a maggiori investimenti nelle infrastrutture, ad un rafforzamento delle politiche pubbliche contro la povertà. Niente da fare invece per il riassetto sanitario pubblico con la soppressione di tutte le mutue private dove la resistenza della Cdu si è rivelata insormontabile. L’accordo, come è di costume in Germania, è stato definito sin nei minimi particolari e a metà legislatura, cioè alla fine del 2019, si prevede una verifica sullo stato di avanzamento del programma.

Via libera quindi ad una nuova edizione – la quarta nella politica tedesca – della Grande coalizione. La prima fu quella, per così dire storica, tra il democristiano Kurt George Kiesenger e il socialdemocratico Willy Brandt tra il 1966 e il 1969, mentre tutte le altre portano la sigla di Angela Merkel, abbonata a questo genere di alleanza, già sperimentata dal 2005 al 2009 e dal 2013 sino allo scorso anno. Sempre saldamente in mano alla Cdu – mai si è assistito ad una guida Spd – le intese allargate hanno per lo più dato buona prova e lo stesso dovrebbe accadere in questa nuova puntata.

L’Europa tira il fiato, dopo mesi di incertezza e aver paventato l’avvento di una coalizione con venature euroscettiche, come sarebbe stata quella con i liberali. Adesso possono aprirsi nuove prospettive verso una maggior integrazione europea, nel solco tracciato dal presidente francese, Emmanuel Macron. La Germania riprende il suo ruolo di capofila europea e l’intesa Cdu-Spd ne rappresenta l’immagine più salda. In questa ritrovata convergenza europeista rischia invece di mancare l’Italia e l’instabilità di governo derivante dall’ultima tornata elettorale non lascia presagire nulla di buono.

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