Macbeth #homoinstabilis


Uno spettacolo interdisciplinare, giovane e moderno, tratto dalla tragedia di Shakespeare e dall’opera lirica di Verdi.

Lo spettacolo ha avuto una sorta di anteprima a Novara, al Castello Sforzesco, l’estate scorsa, ma oggi viene rimontato al Teatro Nuovo di Torino e perfezionato al punto da essere considerato una prima assoluta. A seguire il difficile iter organizzativo è stata Angelica Frassetto, che fu cantante lirica ed oggi è Presidente della Società Culturale Artisti Lirici Torinese “Francesco Tamagno”, da diversi anni attiva sul territorio piemontese proponendo spettacoli operistici. Ma questa volta si è voluto realizzare qualcosa di totalmente nuovo e si è pensato ad uno spettacolo che unisse il testo di Shakespeare e la musica di Verdi per la messa in scena di un Macbeth che realizza la fusione di linguaggi più diversi: parola, musica, canto e arti visive. Lo spettacolo, intitolato Macbeth #homoinstabilis è frutto del lavoro di giovani attori diplomati al Liceo Germana Erba che, oggi riunitisi in forma associativa nella compagnia “Birnbaum teatro”, schierano sul palco artisti che non superano la soglia dei trent’anni. Si sono affidati ad una accoppiata vincente, il cantante lirico Giuseppe Raimondo e l’attore Matteo Anselmi, pure loro giovanissimi, che insieme allo scenografo Erik Saglia e alla costumista Viola Sartoretto hanno dato vita, firmando la regia e recitando loro stessi sulla scena, a questo spettacolo sperimentale nella cui multidisciplinarietà artistica si trova la sua forza e ragion d’essere. Sul piano musicale, accompagnati mirabilmente al pianoforte da Sergio Merletti, ci sono due cantanti che eseguono brani del Macbeth verdiano inframmezzati dalla recitazione degli attori. Non vi è alcun scollamento fra testo e musica, anzi una compenetrazione perfetta, che rende musica e canto il completamento del climax teso e dinamicissimo creato sulla scena da una compagnia di attori che sprigionano dal palco una forza dirompente, esaltando il consumarsi tragico degli eventi con l’utilizzo di un’espressione corporale assai accentuata, che tocca in più punti la corda della sensualità colta attraverso movimenti coreografici (bellissimo il quadro della festa, trasformato in una discoteca da sballo giovanile, dove il fantasma di Banquo fa la sua apparizione fra i bagliori accecanti di luci psichedeliche). Uno spettacolo totale, moderno e giovane, che si avvale di luci accurate e di scenografie minimaliste (pochi praticabili che vengono spostati creando i diversi ambienti), dando anima, colori e vita al senso di colpa, alle allucinazioni e alla percezione quasi fisica del delitto che lo spettatore prova vedendo i protagonisti perpetrare quella smania di potere che segnerà la loro tragica fine. Sulla scena, a rendere così attuale, vero e innovativo lo spettacolo provvede la bravura degli attori: la Lady Macbeth magra, asciutta, sinuosa e sottilmente malvagia di Chiara Poletti e il Macbeth atletico e irrequieto, ambizioso ed insieme fragile di Matteo Anselmi, due protagonisti perfetti, giovani e pronti all’azione, nonché di seduzione calamitante, il cui agire delittuoso sarà presto punito dalla maledizione che pesa sul loro destino. Ma ci sono anche il Banquo non meno valido di Piero Cardano e il Macduff di Giuseppe Raimondo, che canta pure l’aria “Ah, la paterna mano” con generoso trasporto e timbro prezioso. E poi Eugenio Gradabosco, Ross, Antonio Careddu, Malcolm, Jacopo Comoglio e Matteo Casto, Sicari, Marco Barbiero, Servo, e Ilaria Lucille De Santis, Dama di Lady Macbeth. Infine Fabe Gili, che nei panni di Una bambina si aggira sulla scena ad esempio di un’innocenza perduta ed irrecuperabile in uno scuro mondo di ambizione delittuosa, dove la vita si consuma in tutta la sua forza sinergica giovanile, senza trovare una serena tregua umana dinanzi ai rintocchi del destino, che bruciano a fuoco vivo l’esistenza di questi giovani predestinati al male. Efficace il Corpo di ballo del Liceo coreutica Germana Erba e le parti canore sono affidate al Coro Francesco Tamagno, alla bella voce baritonale di Massimiliano Fichera (Macbeth) e alla grinta talvolta un po’ disordinata del soprano Stefania Spaggiari (Lady Macbeth), che eseguono alcune pagine della partitura verdiana e quasi finiscono per apparire il completamento meditativo dell’intimo sentire dei protagonisti dopo la furia centrifuga del loro agire impulsivo sulla scena. Lo spettacolo, messo in scena al Teatro Nuovo di Torino e patrocinato dal Comune di Torino, è inserito fra gli appuntamenti della 39° stagione di Danza e Arti Integrate Il Gesto e l’Anima 2017-18 organizzata e promossa dalla Fondazione Teatro Nuovo.

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