Il diritto alla fraternità

Il pensiero politico moderno e contemporaneo, non solo occidentale, affonda profondamente le sue radici nella Rivoluzione Francese e negli eventi da essa dipendenti. Ancora oggi molte strutture statuali, organizzazioni sociali ed economiche, impianti legislativi, ecc. hanno alcuni assetti derivati da quei decenni, che continuano a condizionarci, pur con l’aggiunta e il contributo di altre influenze posteriori. Ma, mentre è stato sempre vivo il dibattito sui principi fondamentali di libertà ed uguaglianza (che, all’epoca, spesso è sinonimo di democrazia), la riflessione sul terzo cardine, la fraternità, è stata più trascurata. La ritroviamo, così potentemente, solo nell’ articolo 1 della “Dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo (e della Donna, n.d.r.)”, alla base della fondazione dell’ Onu, nel 1948 (anche se la traduzione italiana preferì usare il termine “fratellanza”): “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Però, un originale e recente contributo sul tema lo possiamo trovare nel libro “I sentieri del giurista sulle tracce della fraternità, ordinamenti a confronto” (G. Giappichelli, Torino 2016), curato da Adriana Cosseddu (docente all’ Università di Sassari), con interventi di studiosi di vari paesi, che riflettono sulla fraternità vista tra “i diritti e il Diritto”.
A questo proposito è stata di grande livello una sua presentazione, da poco svoltasi in una sala aulica del Circolo dei Lettori a Torino, nello storico palazzo Graneri. Insieme alla curatrice si sono confrontati i professori Fausto Goria, Paolo Heritier ed Ilenia Massa Pinto, tutti dell’ Università di Torino, moderati dal magistrato Elena Massucco.
La suggestione iniziale di Heritier è stata sul titolo del saggio, che abbina l’esercizio giuridico ad un sentiero tracciato sulle orme del concetto di fraternità tra gli uomini, tema ardito più che mai, quando uno Stato, difficilmente oggi, è ormai in grado di assicurare a tutti i suoi cittadini quei diritti collettivi, conquistati nel corso della storia moderna, in particolare –appunto- questo.
Massa Pinto ha rammentato che la principale enunciazione dei principi di una collettività si trova nella sua “costituzione”, quindi anche la fraternità la si può lì ritrovare, a condizione che sia già un valore espresso nella società, in quanto il diritto può codificare quanto è già esistente in una nazione, ma non può teorizzarlo a priori.
Goria, infine, ha ricostruito il concetto di fraternità nella storia, a partire dall’ Antico Egitto, il diritto romano, il cristianesimo,… per arrivare alla Rivoluzione Francese e, infine, alla citata “Dichiarazione universale dei diritti umani”.
Nella sua sintesi finale Cosseddu ha ricostruito la genesi del lavoro, orientato a sviluppare un tema inconsueto nel diritto, ma utile a far crescere, anche in campo giuridico, la ricerca del miglior bene comune possibile per ciascun individuo e per la collettività, in un mondo moderno dove sembrano riapparire, a diversi livelli, elementi negativi (come la schiavitù) che sembravano ormai scomparsi nella società moderne.
Nel dibattito col pubblico sono, poi, emerse le quotidiane difficoltà degli operatori che, prima di poter affermare i principi del diritto, si scontrano con le difficoltà quotidiane della sua burocrazia.

Non sarebbe stato inopportuno un ulteriore approfondimento, cioè una discussione sui luoghi in cui il diritto si forma, in particolare anche per mezzo della politica, in quanto, come è stato più volte detto, non si possono ispirare le leggi alla fraternità, se questa non è già presente nella società (come ha sostenuto anche Goria). A quel punto sarebbe opportuno chiedersi quale tipo di classe politica potrebbe orientare le sue legislazioni su un sottostante concetto di fraternità. E, anche, in particolare, quale assemblea parlamentare potrebbe farlo, quando esiste, non solo in Italia, un’abdicazione generalizzata del potere legislativo a favore dell’approvazione di decreti governativi, magari con frequenti “voti di fiducia”. Lasciamo queste ultime riflessioni alla valutazione dei promotori di quella presentazione del libro, cioè “Comunione e diritto”, dal 2005 espressione del Movimento dei Focolari.

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