Massacro a New York

Il massacro di New York con otto persone investite ed uccise la sera di Halloween da un immigrato uzbeko, mostra – neanche ce ne fosse ancora bisogno – che siamo di fronte ad un terrorismo globale col quale tutti devono fare i conti. La dinamica simile a quella di Nizza o di Berlino, sta facendo proseliti un po’ ovunque. Con relativa facilità, senza complesse strutture organizzative, questi assassini riescono infatti a colpire alla cieca. Dappertutto si rischia di finire vittime di un assalto del genere. Difficile prevenire questo tipo di attentati, anche se, non per questo dobbiamo rinunciare a muoversi, ad andare nelle piazze affollate, a vivere come meglio crediamo. La più bella ed emblematica risposta alla paura, New York la offrirà sin da domenica con la Maratona alla quale parteciperanno migliaia di persone.

Al di là di questo resta evidente il disegno di chi si fa scudo della religione islamica per colpire le nostre società libere e democratiche. Verrebbe allora naturale immaginare di chiudersi entro le proprie frontiere, sbarrando le porte a qualsiasi straniero, erigendo nuove barriere dinanzi a qualsiasi flusso migratorio.

Questo ad una prima comprensibile reazione di pelle. In realtà la miglior difesa, seppur in apparenza meno evidente, per non cedere al terrore ed evitare di ritrovarci a vivere in un mondo circondato da filo spinato in un clima di reciproca diffidenza, è quella di non perdere il nostro connotato di società aperte, puntando sempre, e più che mai, su una ragionevole integrazione.

Per questo ben venga, nel nostro Paese, una rapida approvazione dello jus soli, temperato da un jus cultura, che consentirà a migliaia e migliaia di ragazzi, nati in Italia, e che frequentano la nostra scuola di essere meglio inseriti nella nostra società. E gli Stati Uniti sbaglierebbero se, come misura di contrasto al terrorismo, bloccassero la cosiddetta lotteria dei visti che ogni anno consente l’ingresso legale in America a circa 50mila persone in cerca di lavoro e di nuove opportunità. Pensino piuttosto a regolamentare la vendita delle armi.

Detto questo, e cioè che l’apertura e l’accoglienza dovranno sempre essere il nostro orizzonte di riferimento, è altrettanto ovvio che non si possa mollare di un centimetro la lotta contro il terrorismo. E tra le altre cose, sia in America che in Europa, bisognerà puntare sulla collaborazione con la rete dei centri religiosi musulmani, siano essi moschee o semplici sedi associative. Essi diventano infatti il luogo frequentato da molti integralisti e proprio lì, in quegli ambienti, possono raccogliersi quei segnali che, a un certo punto, mostrano la radicalizzazione di questo o quell’altro soggetto. Una responsabilizzazione in tal senso dell’universo musulmano presente in Occidente è basilare e d’altronde una vera integrazione comporta reciproci e precisi di doveri, in nome della comune cittadinanza.

Nessun dubbio poi che occorra monitorare selettivamente i siti internet che propagano ideologie, più o meno affini al terrorismo, scoprendo l’identità dei frequentatori per poi mantenerli sotto controllo. Le garanzie di libertà possono anche subire delle limitazioni quando in gioco ci sono la vita o la sicurezza delle persone. Quello che più conta è la collaborazione a tutti i livelli tra i diversi Stati. Più che mai, contro un terrorismo senza confini, la chiusura nazionale può rivelarsi illusoria.

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