La democrazia dello sgabello zoppo

Probabilmente potrebbe avere un motivo in più, per rivoltarsi nella tomba, uno dei bordolesi più illustri, se avesse modo di leggere alcune cronache politiche o parlamentari italiane di questi ultimi mesi. Infatti, Charles-Louis Montesquieu, autore della notissima opera “Lo spirito delle leggi”, scritta nel XVIII secolo, sosteneva –tra l’altro- che negli stati doveva esserci la “separazione dei poteri” per garantirne l’equilibrio e le libertà (anche se qualche studioso sostiene che lui non usò mail il termine “separazione”, ritenendolo troppo blando, ma il concetto era in fondo quello). Semplificando, solo se il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario sono rispettivamente autonomi ed efficienti, può esserci il buon funzionamento di una nazione.

Ma cosa è successo in Italia? Ormai da tempo stiamo assistendo allo spettacolo dello “sgabello zoppo”, cioè al fatto che la nostra convivenza civile si appoggi solo più su due gambe: le azioni del Governo e quelle della Magistratura (talvolta, più che tra loro “autonome”, potremmo definirle tra loro “concorrenti”), mentre il Parlamento sembra sempre più latitare, abdicando alla sua funzione legislatrice. Sempre più spesso le leggi sono conversioni di decreti governativi (e non frutto di iniziative parlamentari) e, su molte di queste, viene posta la “questione di fiducia”, cioè “il ricatto”: o approviamo la legge come voluta dal Governo o si va tutti a casa (chiedo scusa al mio professore di Diritto pubblico, per questa sintesi un po’ ardita),… ma in qualche caso, vista la composizione qualitativa delle nostre Camere, forse è ancora meglio così,…

La lunga premessa serve per chiederci come mai una legge così importante, come quella cosiddetta dello “ius soli” (diritto del suolo, cioè l’acquisizione della cittadinanza per essere nati su un territorio nazionale) e dello “ius culturae” (diritto di cultura, cioè l’ottenimento della cittadinanza dopo aver completato un certo ciclo di studi), in contrapposizione allo “ius sanguinis” (diritto del sangue, si diventa cittadini se si ha almeno un genitore o un ascendente con quella stessa cittadinanza), non trovi nel Parlamento (in Senato, in questo caso) il suo luogo ideale di discussione. I nostri politici ne parlano in televisione, sui giornali e sugli altri mezzi di comunicazione; si fanno i digiuni, si minaccia “la fiducia o la caduta”, ma non se ne discute apertamente nel luogo giusto, come invece sarebbe necessario. Anzi, il mero calcolo elettorale avrebbe suggerito di accantonare il problema alla prossima legislatura, per non “turbare” alcuni potenziali elettori. Qui non abbiamo spazio per spiegare il “merito” di questa legge “temperata”, che certamente non apre l’Italia all’invasione dei “barbari”, ma che –in casi definiti e limitati- consente a persone già ben integrate di diventare italiane: in queste righe vogliamo chiederci perché si minacci l’Apocalisse, ma non se ne discuta con serietà nel luogo dove lo si dovrebbe fare, arrivando –infine e semplicemente- a contarsi.

Inoltre, non essendomi mai appassionato molto, in tema di leggi elettorali (infatti nessun sistema elettivo può far diventare “capaci” politici non preparati o mediocri), tralascio la recente questione della richiesta di fiducia sulle modalità con cui andremo a votare il prossimo anno, fatto che, comunque, si commenta (negativamente) da solo.

Ecco anche perché la nostra democrazia è zoppa, e non sembra neanche in via di guarigione: con questa scarsa selezione della nostra classe politica, prevalentemente scelta a tavolino (anche virtuale) dai capi partito, il ruolo del Parlamento è di semplice ratifica o non ratifica degli atti del Governo (e non è più il motore dell’indispensabile elaborazione concettuale e legislativa), privandoci così di una gamba essenziale del nostro vivere civile.

P.S.: Qual è un altro motivo per cui Montesquieu dovrebbe rivoltarsi nella tomba? A Bordeaux, la sua città, la tanto decantata “Cité du vin”, l’avveniristico e recentissimo museo del vino, in realtà è qualitativamente al disotto di quanto vogliono farci credere, ma questo è certamente un male molto minore, rispetto alla qualità della nostra classe politica.

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