Vivere a debito

Da oggi e fino alla fine dell’anno, l’umanità vivrà a debito. Cioè sfruttando le risorse che spetterebbero alle generazioni future. Ci pensino quelli che hanno figli e nipoti, e magari anche coloro che auspicano di essere ancora al mondo fra quindici o vent’anni.

Catastrofismo? Delirio ambientalista? Assolutamente no. Semplicemente, quest’anno l’Earth Overshoot Day, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, cade il 2 agosto, di nuovo in anticipo rispetto agli anni precedenti, con una progressione inquietante e apparentemente inarrestabile. Si tratta, in sostanza, del giorno in cui i nostri consumi saturano la capacità di produzione di risorse annua del pianeta, ovvero del momento in cui andiamo ad esaurire ciò che la Madre Terra è in grado di metterci a disposizione nell’arco di 365 giorni. Da qui in avanti, esattamente come le famiglie che non arrivano alla fine del mese perché i soldi dello stipendio finiscono la terza settimana, vivremo intaccando i risparmi o facendo debiti che, appunto, graveranno sui nostri figli e nipoti, anche in tempi relativamente brevi.

Sono ormai decenni che la ONG Global Footprint Network calcola con metodo scientifico questo processo di sfruttamento, fornendo dati tanto preoccupanti quanto, di fatto, poco conosciuti dal grosso dell’opinione pubblica. E totalmente ignorati dai decisori politici ed economici che, al di là di sterili dichiarazioni di circostanza e impegni rimasti in gran parte sulla carta, nei fatti non sembrano in grado di volere o potere invertire questa tendenza negativa.

Come detto, la Terra è in grado di produrre, annualmente, un certo quantitativo di risorse (cibo, ma anche acqua e aria pulite, suolo fertile e via dicendo) assorbendo al tempo stesso le nostre produzioni nocive (rifiuti, emissioni di fumi, accumulo di sostanze climalteranti). E noi dovremmo essere in grado di farci bastare tutto ciò fino al 31 dicembre di ciascun anno. In realtà, rapportando i nostri consumi con le risorse a disposizione, si può valutare che sforiamo puntualmente, e non di poco, peggiorando di anno in anno. Basti pensare che, nel 1970, il Giorno del Sovrasfruttamento cadde il 23 dicembre, per cui l’umanità era quasi in linea nel rapporto risorse/consumi. Ma da allora i numeri mostrano impietosamente un peggioramento costante, in particolare siamo passati dall’Overshoot Day al 25 settembre nel 2009 all’attuale 2 agosto, aggiungendo quasi due mesi di ulteriore “sbilancio” negli ultimi otto anni. E continuando come se niente fosse.

Ma i debiti prima o poi si pagano. Perché i nostri “risparmi” sono, in gran parte, i combustibili fossili accumulati nelle viscere del pianeta in milioni di anni, attraverso processi biochimici non riproducibili se non su scala geologica, ovvero con tempi eterni se raffrontati alle nostre vite o addirittura alle nostre fasi storiche. In pratica, si tratta di risorse non rinnovabili destinate a sicuro esaurimento e, prima ancora, alla riduzione della loro convenienza economica. Inoltre, il loro utilizzo causa il rilascio di anidride carbonica, sostanza responsabile del cosiddetto “effetto serra” e conseguentemente, di quel riscaldamento globale e di quelle variazioni climatiche di cui quasi tutti si sono ormai resi conto, a parte una pattuglia sempre più ridotta di negazionisti che rifiutano di accettare l’evidenza.

Questi mutamenti sono destinati ad amplificarsi in futuro, estremizzando i fenomeni atmosferici e stagionali, con conseguenze potenzialmente devastanti. Qualcuno ipotizza che, in un futuro relativamente prossimo, i “migranti climatici”, costretti ad abbandonare i propri Paesi a causa di desertificazione, siccità, improduttività dei terreni, saranno estremamente più numerosi degli attuali profughi, il cui numero già attualmente ci spaventa al punto da non saperlo gestire razionalmente, lasciando campo libero ad allarmismi, xenofobie e populismi vari.

Dunque, uno scenario già altre volte paventato di corsa verso l’autodistruzione, un destino segnato? Niente affatto, perché il sovrasfruttamento delle risorse del pianeta è un fenomeno esclusivamente umano e come tale dipende dalle decisioni e dai comportamenti degli umani stessi. Di tutti, non solo dei vertici politici, economici, finanziari. I destini del modo possiamo deciderli tutti noi, con le nostre scelte di cittadini consapevoli e consumatori responsabili, quotidianamente.

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