Il sonno dell’informazione genera barconi

Mentre l’emergenza sbarchi interpella una cultura dell’accoglienza che sia praticata e condivisa da tutti i partner dell’Unione Europea ed un governo dell’immigrazione che non lasci l’Italia sola, può risultare interessante volgere l’attenzione sui meccanismi della comunicazione che da troppi anni tentano di deformare, secondo precisi interessi geopolitici, le situazioni che concorrono a generare barconi di disperati in fuga da ogni sorta di orrori.

Un esempio molto significativo del tipo di comunicazione che riceviamo sulla guerra globale al terrore, che negli ultimi sedici anni ha reso il Mediterraneo il crocevia di traffici di esseri umani che conosciamo, è costituito dalla “rivelazione” (leggi: il coraggio di una voce autorevole di dire quello di cui tutti gli addetti ai lavori erano perfettamente a conoscenza) del famoso giornalista americano Seymour M. Hersh sulle colonne del tedesco Die Welt. In un documentato articolo pubblicato domenica scorsa egli dimostra la falsità delle accuse occidentali ad Assad per l’uso di armi chimiche presso Khan Sheikhoun il 4 aprile scorso, menzogne che furono usate da pretesto per il lancio di missili americani sulla base siriana di Al Shayrat lo scorso aprile, sebbene il presidente Trump fosse a conoscenza della verità.

Ci si aspetterebbe almeno che tutta l’opinione pubblica si scatenasse contro Trump, come dimostra di saper fare assai bene su altri temi, chiedendogli conto anche di questo grave errore di valutazione, per non dire di una decisione presa in malafede. Una pretesa minima, non già chiedere conto ai responsabili dei maggiori organi di stampa internazionali, compresi quelli italiani, che invece all’epoca dei fatti diedero un poderoso appoggio ai piani di attacco contro la Siria, piani non solo pretestuosi ma pure al di fuori di ogni requisito di rispetto del diritto internazionale.

Invece, a sorpresa, ecco che il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo di Hersh, il 26 giugno, anziché le smentite, le precisazioni, le minacce di querela, arriva la telefonata fra Trump e Macron (su cui si fanno i titoli d’apertura e non sulla scottante verità del giornalista premio Pulitzer), nella quale il primo sostiene che gli Stati Uniti hanno individuato i preparativi per un altro orribile attacco chimico da parte di Assad contro il suo stesso popolo, e il secondo risponde, ubbidiente: se è così la Francia è pronta a bombardare anche da sola.

Ora, chi ha letto l’articolo di Hersh non può che tradurre così la cordiale conversazione dei due presidenti: attenti (Russia, e Cina, oltre che Iran e asse sciita) a non volere troppo in Siria, attenti ad opporsi alla spartizione di quel Paese, perché siamo in grado a nostro piacimento di incolpare il regime di Damasco di qualsiasi atrocità e di una risposta militare decisa; detto con le parole dell’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Nikki Haley:”ogni ulteriore attacco chimico contro la popolazione siriana sarà addebitato ad Assad, ma anche alla Russia e all’Iran che lo aiutano a fare strage del suo popolo”.

Questo è solo uno dei tanti esempi di come percepiamo in occidente dei fatti e delle strategie che dall’inizio di questo secolo hanno insanguinato e distrutto un arco di Paesi che va dall’Afghanistan alla Libia, gettato nella miseria, nella fame, nelle malattie anche da radiazioni per i copiosi bombardamenti all’uranio impoverito, interi popoli, destabilizzato o addirittura cancellato degli apparati statali che, come nel caso della Libia e dell’Iraq, in qualche modo contribuivano a contenere i flussi migratori da regioni più lontane.

L’Occidente si deve riconciliare con la realtà dei fatti, con quanto ha compiuto per causare il caos attuale. Se non si faranno seriamente i conti con la verità dell’informazione, difficilmente si riusciranno a governare con umanità e determinazione le nuove emergenze dell’immigrazione, e a porre fine al vergognoso traffico di esseri umani sulle acque del Mediterraneo.

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