Per governare la democrazia occorrono partiti democratici?

Nell’acceso dibattito referendario l’accusa più veemente riguardava gli effetti antidemocratici che si sarebbero causati con l’approvazione. La democrazia è bella ma non facile. Certo dipende dalle regole ma prospera se i soggetti che la dovrebbero governare hanno qualità e crismi. Insomma i nostri partiti praticano la democrazia? I partiti sono lo strumento principale e hanno bisogno che la democrazia sia esercitata al loro interno sennò diventano oligarchie. Il tema non è nuovo ma alla luce dello scadimento continuo urge affrontare la questione. Anche perché questo si connette con la questione di una ennesima legge elettorale. Nessun sistema sarà mai buono se i protagonisti sono di scarsa stoffa. All’indomani della Costituente già Dossetti e Mortati posero la questione di una regolamentazione per stabilire modalità e condizioni minime per la vita dei partiti che sono istituzioni private non riconosciute svolgenti però pubbliche funzioni. Ma poco nulla si è fatto sortendo il paradosso che i partiti, artefici delle leggi, sono fuori legge. Gli effetti devastanti di tali carenze sono esplosi con tangentopoli che invece di sortire finalmente un inquadramento organico ha prolificato continui nuovi soggetti politici legati a leader carismatici circondati da cerchi magici. L’ultimo nato per rilevanza, il M5S, a questi vizi assomma ora la novità delle consultazioni web a cui però non fa seguito un’articolazione di modalità decisionali atte a stabilire le responsabilità e le proposte di governo. Una democrazia più formale che sostanziale ove chi opina viene accompagnato senza cortesia all’uscio. Ma senza condivisione si scoppia. La fine del finanziamento pubblico e il calo degli iscritti comportano ancor più regolamentazioni. Una legge che dia una cornice chiara di regole essenziali per assicurare: trasparenza, partecipazione, tutela delle minoranze e diritti degli iscritti. Non per ingessare i partiti che devono restare libere associazioni ma per assicurare denominatori comuni donde la democrazia professata sia praticata. Anche l’UE soffre ormai di una acuta crisi di rappresentanza. Percepita come una obesa organizzazione burocratica, ha bisogno di recuperare il dialogo e la fiducia dei cittadini. Altrimenti il sistema rimarrà solo muscolare e contrattuale. Malaccorti match di eloquenze scipite e degradanti.

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