François Mitterrand, nel centenario della nascita

Esattamente cento anni fa, a Jarnac, sperduta località della Charente, nella Francia occidentale, nasceva François Mitterrand. La famiglia del futuro Presidente della Repubblica è di cultura cattolica, l’ambiente quello piccolo borghese e tradizionalista della provincia. Per questo appena ventenne, ottenuta la laurea in lettere seguita da quella in scienze politiche, fu attratto dai gruppi nazionalisti di destra. Naturale negli anni successivi, aderire al regime di Vichy che poi abbandonerà per entrare nella Resistenza.

Dopo la guerra, nella Quarta repubblica fu più volte ministro, situato ormai su posizioni di centro-sinistra, pur restando fermamente anticomunista. In ogni caso, non entra nella Sfio, come all’epoca si chiamava il Partito socialista, preferendo collocarsi in maniera autonoma. La sua precoce e brillante carriera politica pare interrompersi quando, nel 1958, giunge al potere De Gaulle e si vede relegato all’opposizione. Sono i suoi anni difficili. E’ anche vittima di un’aggressione che gli avversari politici giudicano una semplice montatura.

La sua grande occasione giunge nel 1965, con le prime elezioni presidenziali a suffragio universale. La sinistra non ha le idee chiare: i suoi principali esponenti, tra cui l’ex premier Pierre Mendes France, si oppongono per principio al presidenzialismo e giungono impreparati all’appuntamento. Tocca così a Mitterrand farsi avanti per sfidare De Gaulle, alla testa di un minuscolo raggruppamento di centro-sinistra. Una contesa impari che lo vedrà sconfitto ma dalla quale uscì con la statura di leader.

Fu l’inizio di una corsa verso l’Eliseo, segnata da una seconda battuta d’arresto nel 1974 e coronata dalla vittoria nel 1981, proprio contro Valery Giscard d’Estaing che lo aveva battuto sette anni prima. Per la prima volta nella Quinta repubblica, la sinistra, dopo ben ventitré anni di opposizione, arrivava al potere. Un successo carico di attese nella speranza di grandi riforme sociali e cambiamenti strutturali degli assetti economici. I risultati non furono però all’altezza e nel 1986 la vittoria della destra alle legislative lo costrinse a coabitare con un primo ministro del campo politico avverso. Due anni dopo però, nel 1988, venne rieletto all’Eliseo per un secondo mandato che dedicò quasi interamente alla causa europea.

Quattordici anni alla testa della Francia. Un record che gli consentì di superare persino De Gaulle, fermatosi a dieci anni. Poi, pochi mesi dopo la fine della presidenza, nel gennaio 1996, la morte, cedendo alla grave malattia che da tempo lo aveva colpito. Un’eredità complessa la sua. Nessuno nell’odierna sinistra francese ha la sua levatura. Forse poteva avvicinarvisi Laurent Fabius, che proprio Mitterrand nominò premier, nel 1984, ad appena 37 anni. Quanto ad Hollande, ne è distante anni luce, almeno quanto Juppè o Sarkozy lo sono da De Gaulle. D’altronde ogni leader è figlio della sua epoca e forse è inutile fare troppi paragoni.

L’Europa costituisce certamente il suo legato più importante. Proprio alla profonda intesa con il cancelliere tedesco Helmut Kohl dobbiamo il grande approdo alla moneta unica. Uomo di profonda cultura umanistica, autore di numerosi liberi, non solo di saggistica politica, fu con lo svedese Olaf Palme e un altro cancelliere tedesco, Willy Brandt, uno dei massimi leader del socialismo europeo.

Per tutta la vita, avversò gli implacabili meccanismi del capitalismo liberista che triturano il lavoro umano, trattandolo come una merce. In questo emergono le sue radici cattoliche e non a caso da giovane sposò il corporativismo per poi passare, in età matura, al solidarismo di sinistra. Orizzonte della sua politica, una società fondata sull’uguaglianza, che metta al centro il lavoro e tuteli i diritti fondamentali con un robusto welfare. Una battaglia da condurre contro quei potentati economici che in ogni tempo e in ogni luogo schiacciano i diritti della persona umana. Una dura lotta, come egli stesso ebbe a dire, “contro il potere del denaro, che schiaccia, che corrompe, che uccide”.

Temi più che mai di attualità, oggi che troppo spesso la sinistra pare incline a due scelte altrettanto esiziali. Da un lato acconciarsi al neoliberismo, diventando la copia sbiadita della destra mercantile, dall’altro rintanarsi in una sterile protesta di opposizione, vivendo la politica come mera testimonianza. Riscoprire Mitterrand significa invece scegliere una via diversa, sia dalla sudditanza alle forze conservatrici che dall’impotenza massimalista. Significa restituire vigore ad un progetto capace di unire le forze di sinistra in una grande alleanza riformista, per governare e guidare la società verso obiettivi di solidarietà ed uguaglianza. Unica e sola strada per mettere nell’angolo quei potentati del denaro, sempre in agguato tra privilegi ed ingiustizie sociali.

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