L’europeismo di Renzi antidoto ai populismi

Occorre riconoscere che la posizione tenuta dal nostro governo e dal premier Renzi al Consiglio europeo del 17-18 dicembre scorsi va ben al di là dei risultati ottenuti. Formalmente non è cambiato nulla. Ma per la prima volta il leader di un grande Paese fondatore dell’Unione Europea, di fronte alla deriva tecnocratica, atlantista e germanocentrica dell’Europa, ha sostenuto le ragioni dell’Europa, difendendo all’interno di esse le ragioni del nostro Paese.

C’è sicuramente un grande coraggio personale del Presidente del Consiglio, perché chi osa contraddire i poteri dai quali l’Europa è eterodiretta, si espone ad attacchi e dossieraggi di ogni tipo. Scommettiamo che presto salirà una campagna di stampa sugli scontrini dell’ex presidente della provincia di Firenze, tipo quella che ha travolto l’ex sindaco di Roma? Se il buon giorno si vede dal mattino, già il giorno dopo la Repubblica, finora tra i più convinti sponsor del segretario Pd, titolava in prima pagina “Renzi come Berlusconi”. Subito non è più il“rottamatore”.

Ma le posizioni assunte da Renzi in Europa, non corrispondono ad una smania di protagonismo fine a se stessa. Esse piuttosto esprimono un disegno strategico di ampio respiro, condiviso, c’è da esserne certi, fino ai massimi vertici istituzionali, che riguarda il futuro dell’Europa. Un disegno europeista alternativo a quello che ha prodotto l’insoddisfazione dilagante in ogni Stato membro, che sfocia in pericolose forme di populismo. Un disegno nel quale l’Italia con grande lealtà e trasparenza colloca anche i suoi interessi nazionali e denuncia, interpretando un sentimento diffuso tra gli altri Paesi, le scelte che palesemente danneggiano l’Europa, il doppiopesismo nei giudizi, che permette alla Germania ciò che è vietato agli altri. E propone la via del dialogo al posto di una obbedienza vile e pericolosa a chi cerca di imporre, contro la volontà degli Europei, la logica di guerra delle sanzioni alla Russia.

Una iniziativa di così ampia portata del governo sul piano comunitario ed internazionale si pone al di sopra della dialettica interna ed è auspicabile che ottenga il consenso anche delle opposizioni. Molto di quanto Renzi ha posto sul tavolo della discussione a Bruxelles, non è forse anche quanto chiede il Movimento Cinque Stelle? Ed è incredibile che Renzi non sia stato incalzato dalla minoranza interna al Pd, ma che anzi sia stato lui a prenderla in contropiede sui temi internazionali, dimostrandosi molto più di sinistra e a sinistra di Bersani e Cuperlo. Quanto a Sinistra Italiana farà bene ad avviare una riflessione, perché non esprimere una condivisione su tali temi significa giocarsi una quota di credibilità di fronte all’elettorato come forza politica a sinistra del Pd e forse anche scartare un possibile tema di dialogo per ricomporre l’unità del centrosinistra.

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