Sinodo mondiale sulla famiglia: momento di riflessione per tutti

In occasione del Sinodo mondiale sulla famiglia, il sistema dei media si è per lo più concentrato su due temi: il riconoscimento delle coppie di fatto (e in particolare di quelle omosessuali) e lo status dei divorziati. E’ indubbio che questi argomenti possano trovare un loro spazio ma il tutto va pur sempre riferito al generale contesto di una complessiva riflessione sulla famiglia nella società contemporanea.

Una riflessione che, per la verità, oltre che da parte della Chiesa (che in proposito mostra di avere le idee chiare) dovrebbe esser svolta anche dalla cultura laica che invece, proprio su questa delicata materia, pare aver smarrito la bussola. In effetti, nella società odierna, mai come in passato, si percepisce, sul tema della famiglia, un forte disorientamento che investe contemporaneamente aspetti culturali, etici e persino antropologici. E’ come se, di colpo, non si sapesse più con certezza cosa sia la famiglia. Ritrovare pertanto il senso della realtà delle cose è dunque importante per il nostro futuro. Il Sinodo può fornire alcune risposte ma, come si diceva prima, ad interrogarsi dovrebbe essere soprattutto il cosiddetto mondo laico che invece da tempo sembra rifuggire la sfida di un ragionamento, svolto su effettive basi razionali, limitandosi ad andare a rimorchio di qualsiasi aspirazione individuale elevata al rango di diritto assoluto.

Il fatto è che le unioni gay da possibile, ed anche comprensibile, legame cui attribuire alcuni diritti (cura, assistenza, ecc..) pare ormai debordare verso forme surrogate di matrimonio con tanto di figliolanza adottiva col serio rischio che grazie alla fecondazione artificiale si giunga ad ulteriori evoluzioni (si fa per dire) del fenomeno. Si pretende di stravolgere la famiglia naturale in nome dei propri desiderata, nei quali certo molte volte si colgono situazioni di reale sofferenza personale ma che sempre dovrebbero avere come limite il rispetto delle condizioni poste dalla natura. Siamo insomma dinanzi a questioni meritevoli di approfondimento ma sui quali da parte, per così dire, laica vi sono probabilmente eccessive aspettative su quello che sarà la lettura della Chiesa. Un responso che forse sarà un po’ diverso da un rivolgimento dei principi, fermo restando che, verso la sofferenza e la fatica delle persone, la Chiesa dovrà sempre mostrare il volto della misericordia. Unico segno che veramente conta, il solo realmente fedele al Vangelo.

Detto questo risulta incontrovertibile che sulla famiglia oggi emerge un evidente scombussolamento. Siamo al punto in cui non sembrano più esistere dei punti fermi. Si parla di famiglie al plurale per ricomprendere realtà affettive certamente da rispettare ma che sono estranee al modello disegnato dalla natura: quello di un uomo e di una donna che diventano padre e madre di un figlio. Proprio dai figli si dovrebbe partire per affrontare qualsiasi ragionamento e allora diverrebbe semplicemente ovvio affermare che essi hanno bisogno di entrambe le figure, materna e paterna, così come ci dice il libro vivente della natura. E tale situazione va riprodotta sempre, anche nel caso dell’adozione senza proporre innaturali condizioni in cui manca l’indispensabile bigenitorialità: maschile e femminile. Non ha senso fare forzature in un terreno tanto delicato come quello dello sviluppo dei bambini. La natura ha sua razionalità e basta rispettarne il dettato: un fondamento che dovrebbe trovare d’accordo tutti, credenti e non, poiché in gioco non vi è un dogma religioso bensì un dato antropologico che riguarda, nel profondo, l’essenza stessa dell’essere umano.

Partendo da questo assunto che dovrebbe essere da tutti condiviso, si può iniziare a riflettere seriamente sulla famiglia e su come possa venire valorizzata nel suo compito primario di cellula fondamentale della vita umana. Non spetta certo alla Chiesa individuare soluzioni concrete cui è chiamata la dimensione politica e qui ci riferiamo alla fiscalità, ai servizi per l’infanzia, all’armonizzazione tra tempi produttivi ed esigenze familiari. Il Sinodo però costituisce una sede appropriata per aiutarci a discernere la realtà che ci circonda e a comprendere l’importanza di tutelare la famiglia: indispensabile luogo di crescita, di educazione e di amore, definito, non a caso, da Giovanni Paolo II, come autentico “santuario della vita”.

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