Italicum, a Pd e Forza Italia piacciono le liste bloccate

 E così, salvo sorprese dell’ultima ora, peraltro sempre da mettere in conto, avremo presto una nuova legge elettorale che manderà in soffitta il famigerato Porcellum. Di positivo c’è soprattutto il metodo seguito, ossia il fatto che sul progetto di legge si sia verificata una convergenza tra il principale partito di maggioranza e quello di opposizione. In passato, sia il Titolo V della Costituzione, modificato dal centro-sinistra che la riforma costituzionale varata dal centro-destra (e poi bocciata nel referendum confermativo) erano stati dei “colpi di mano” di una parte sola. Stavolta non è andata così e, almeno questo, merita il plauso perchè le regole del gioco, e la legge elettorale è tra queste, devono sempre essere scritte col più largo concorso possibile. Detto questo è però lecito chiedersi se fosse davvero necessario trattare direttamente con Berlusconi o se non sarebbe stato più opportuno (visto che ha ricevuto una sentenza penale definitiva e, per questo, ha perso il suo seggio senatoriale), tentare un confronto con altri dirigenti di Forza Italia. E’ probabile che senza il Cavaliere tutto si sarebbe arenato, ma un tentativo lo si poteva comunque fare.

Passiamo adesso ad esaminare i contenuti dell’accordo, rilevandone subito un pregio: la salvaguardia del bipolarismo e di un’agevole alternanza tra schieramenti concorrenti. La sera del primo o del secondo turno, in base alla soglia di consensi raggiunti, sarà dunque ben chiaro chi è il vincitore e, soprattutto, questo disporrà di una maggioranza sufficiente per governare. La governabilità è un requisito imprescindibile ed oggi, più che mai, non possiamo permetterci il lusso di un’instabilità permanente. Tutto bene dunque? No di certo perchè l’Italicum, come stato battezzato il nuovo sistema, ha almeno due difetti che speriamo vengano corretti in sede parlamentare.

Il primo è la soglia di sbarramento differenziata: 12 per cento per le coalizioni, 8 per i partiti che corrono da soli e 4,5 per quelli che entrano in un’alleanza. Meglio sarebbe semplificare le cose ponendo una barriera unica del 5 per cento. Il secondo difetto, decisamente più grave, è l’assenza delle preferenze: in pratica l’Italicum, come il Porcellum, ha le solite liste bloccate compilate dai leader dei partiti. E’ qui si misura davvero l’abissale distacco della politica dai cittadini. Nonostante sia ben chiaro che le liste bloccate siano un meccanismo odioso ed intollerabile, il ceto politico, o una parte importante di esso, continua imperterrito a riproporlo. Il fatto è che siamo dinanzi a una classe dirigente (si fa per dire) sfacciata, arrogante e pressoché sganciata dal comune sentire degli elettori.

A maggior ragione, proprio per ricucire lo strappo con i cittadini, servono allora le preferenze e a nulla possono valere le obiezioni sul clientelismo che queste potrebbero generare. Illeciti e malversazioni ci sono comunque, e per di più proprio da quando gli elettori sono stati scippati del voto di preferenza il livello dei nostri parlamentari è sceso sotto il limite di guardia. Qualcuno afferma che con l’Italicum, essendo i collegi di piccole dimensioni (quattro o cinque seggi al massimo) chi va a votare è ugualmente in grado di conoscere e soppesare i candidati e ciò sarebbe un buon surrogato dell’assenza delle preferenze. In realtà ciò che conta non è la grandezza del collegio o il numero di candidature in lista ma chi ha il potere di decidere e ancora una volta non sono gli elettori dal basso ma i capi partito dall’alto che, ovviamente, si serviranno di questa facoltà per premiare chi è loro fedele e per bocciare i dissenzienti. Con questa logica si accentuerà ancor di più il modello dell’”uomo solo al comando”, che decide in solitario, senza alcun argine o freno. Un fenomeno deteriore che da troppo tempo ammorba la nostra vita politica. E che le liste bloccate piacciano, sia in casa Pd che in Forza Italia, lo sappiamo da tempo. Una conferma ci viene dal Sole 24 Ore del 31 gennaio, che riporta una minacciosa dichiarazione del braccio destro di Renzi, Dario Nardella: “Se salta l’accordo salta la legislatura, e chi avrà fatto saltare l’accordo sarà fuori”. Fuori dal Parlamento, con immediata ritorsione da parte dei vertici del partito. Tanto non ci sono le preferenze a correggere il tiro e a sancire la libera volontà degli elettori. Questi sono i metodi. E allora vogliamo che lo stesso accada con la nuova legge elettorale? A pensarci vengono i brividi.

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