La tutela del risparmio opportunità per associazioni di cittadini e famiglie

Riccardo Rampado

Riccardo Rampado

Relazione Consob (Comm. naz. Società e Borsa) di settimana scorsa: nel 2011 gli investitori istituzionali (banche e finanziarie) hanno acquistato prodotti finanziari in misura del 26% rispetto ai loro stessi clienti; nel 2012 la percentuale è scesa al 21.5% . Sulla crisi molto si è detto ad oggi ed un po’ tutti siamo stati chiamati, volenti o nolenti, ad interessarci ai temi economici ed alle più diverse teorie socio-economiche …

Ma se si lasciano da parte i grandi temi e si va un poco più nel concreto non mancano le sorprese! Meritano attenzione le recenti risultanze del rapporto Consob sul tema della “Tolleranza al rischio degli investitori” che in realtà analizza e descrive le dinamiche adottate dagli istituti bancari nel misurare (loro dicono : profilare) i potenziali clienti e quindi proporre loro “conseguentemente” i propri prodotti scelti come i più adatti alla caratura degli stessi.

Occorre premettere che in virtù della normativa europea n. 39 del 2004 meglio conosciuta con l’acronimo MiFID, perfezionata con la direttiva attuativa n. 73 del 2006 ed ancora interpretata nel giu. 2012 dall’Esma (Authority UE dei mercati), è fatto obbligo alle banche e finanziarie di garantire agli enti di sorveglianza che la vendita al pubblico dei prodotti finanziari avvenga mediante un processo che da un lato garantisca la perfetta comprensione da parte del cliente circa il prodotto venduto ma che anche prevenga la possibilità di vendere un prodotto inappropriato al cliente.

Cosa significa in particolare quest’ ultima direttiva? Alle banche ed alle finanziarie è fatto obbligo di analizzare sia lo status patrimoniale del potenziale cliente ma anche la sua propensione al rischio. Se per la prima cosa non vi sono problemi , la seconda la questione diventa molto più che delicata in quanto ognuno si da regole in proprio.

Risultato ? Le banche hanno investito sui prodotti finanziari strutturati meno di un terzo di quanto venduto ai propri clienti sia nel 2011 che nel 2012. Come mai? Forse che abbiano ritenuto più conveniente rischiare meno in prima persona e lasciar rischiare di più gli altri ricavandone comunque le relative commissioni.

Come sempre non è possibile generalizzare né è stato possibile pesare la reale propensione al rischio dei clienti, non mancheranno fra loro gli audaci! Ma certo è che il grande divario registrato offre più di un elemento di preoccupazione per la tutela di coloro che spesso “si affidano” all’esperto bancario di fiducia.

Penso occorra stimolare il dibattito sulla questione della tutela del risparmio anche perché si potrebbe determinare una importante opportunità per le associazioni che tutelano le famiglie ed i cittadini : quella di agire come soggetto terzo (fra banca e cliente) per offrire formazione e definire (senza seconde finalità quindi correttamente) il “profilo” del cliente.

I CAF ad esempio, sarebbero perfettamente in grado di svolgere questo compito possedendo sia le competenze tecniche che la fiducia dei propri clienti. La banca o finanziaria del caso, a questo punto, potrebbe proporre solo prodotti adeguati al profilo certificato dai Caf in tutta trasparenza e legalità.

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