Benvenuti nell’ “UESS”

La ben nota flessibilità tedesca ha dato un nuovo, storico, scossone all’economia europea. Per bocca di uno dei più fidati camerieri di Francoforte e delle maggiori banche d’affari internazionali, il presidente dell’Eurogruppo, Jeren Dijsselbloem si è appreso il vero significato del piano di “salvataggio” della microscopica economia cipriota. Una prova generale di esproprio della ricchezza ancora detenuta dai privati e dalle famiglie nei più grandi Paesi dell’Unione Europea, primo fra tutti l’Italia in cui le famiglie detengono beni per una cifra superiore di quattro volte quella del debito pubblico. Le successive secche smentite lasciano il tempo che trovano e non sono minimamente in grado di dissimulare al mondo il nuovo capolavoro voluto dal governo tedesco.
Adesso tutto il mondo sa che nell’ eurozona è stato infranto un tabù. Dopo il caso Cipro infatti non vi è più alcuna certezza circa il rispetto del risparmio privato. L’UE potenzialmente rischia di trasformarsi agli occhi degli investitori internazionali in quella che si potrebbe definire con linguaggio vetero anticomunista, una sorta di UESS, di unione europea socialista sovietica.
Ai Paesi emergenti, ai Brics, non par vero. Mosca si compiace più di tutti, nonostante abbia molti suoi cittadini colpiti dalle misure imposte a Nicosia. Loro, non più noi, possono fornire solide garanzie agli investitori in fuga dall’Europa.
In casa nostra stupiscono il silenzio di fronte a misure così palesemente contrarie ad un’economia di libero mercato, di quella sinistra liberista che ha dimostrato di condividere tutti i dogmi del neoliberismo, sia dell’originale, della destra liberista.

Sulle famiglie italiane si addensano nubi minacciose in assenza di reazioni chiare delle forze sedicenti “riformatrici”. Quel che resta del ceto medio dovrà rassegnarsi. Se ha risparmiato più di centomila Euro per comprarsi una casa, perché le banche non concedono più mutui, ora sa che il 30 %, il soggiorno poniamo, lo dovrà dare a Goldman Sachs. Non è invece giunta ancora notizia di perdite, anche minori, imposte dalle autorità pubbliche a chi ha infestato i mercati di titoli tossici con i quali continua a depredare l’economia reale.

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