Un referendum per voltare pagina

Basteranno i due quesiti referendari per i quali sono già state raccolte le firme dai soliti professionisti dei referendum quali Segni, Parisi, Di Pietro, per ottenere ciò di cui ha bisogno il Paese, vale a dire chiudere la fallimentare esperienza della “seconda repubblica” e del suo simbolo, Silvio Berlusconi, per aprire al più presto una nuova fase della storia repubblicana?

La risposta a questa domanda suscita più di un interrogativo. Infatti, al di là della questione del vaglio di costituzionalità dei quesiti, il cui esito è tutt’altro che scontato, rimane il merito della loro proposta sul quale è bene riflettere in ogni caso, sia che si arrivi a celebrare questi referendum, sia che si vada incontro ad una chiusura anticipata della legislatura. In quest’ultimo caso bisognerà riconoscere a questa iniziativa referendaria comunque un buon valore tattico.

Invece è il merito della proposta a lasciare insoddisfatti rispetto alle priorità per il Paese.

È pressoché certo infatti che, nell’ipotesi di un successo di questi referendum, il parlamento non potrebbe far altro che reintrodurre i collegi elettorali maggioritari nella nuova legge elettorale. Questo, peraltro, è lo scopo dichiarato dagli stessi promotori dei referendum. Costoro si propongono non solo l’obiettivo, altamente condivisibile, di abrogare il porcellum, ma di produrre anche quello che in gergo tecnico viene definita la reviviscenza del mattarellum.

É quest’ultimo obiettivo a gettare molti interrogativi su questi referendum. Con il ritorno al mattarellum infatti si effettuerebbe un duplice salto all’indietro. Nulla è più vecchio nella politica italiana del collegio uninominale, che nell’Italia giolittiana era sinonimo di corruzione, trasformismo, notabilato ed esclusione delle classi popolari dalla vita politica, contro cui lottò a lungo il movimento sociale cattolico.

L’altro salto all’indietro è al 1994 quando il vecchio maggioritario fu reintrodotto proprio ad opera del mattarellum che provocò una frantumazione del nostro sistema politico tale che dopo quasi vent’anni molti di quei cocci sono ancora oggi da ricomporre, nonostante la nascita in anni recenti di due grandi partiti, il PD e il PDL, di cui oggi è difficile dire quale dei due sia meno in crisi.

In realtà esiste una forte complicità tra le due ultime leggi elettorali, il mattarellum e il porcellum. Quest’ultimo, l’attuale legge elettorale, non ha fatto altro che rendere più espliciti e non più sopportabili i difetti del sistema precedente. Mattarellum e porcellum sono parenti strettissimi.

Infatti, chi è stato, se non il mattarellum, a introdurre le liste bloccate ad uso esclusivo di nomenclature inossidabili?

Chi è stato, se non il mattarellum, a permettere, dal 1994 in avanti, che una manciata di segretari di partito designasse a tavolino l’80% del parlamentari, paracadutandoli nei collegi sicuri? Certo il porcellum ha fatto di meglio … ha superato ogni decenza, ma è figlio della stessa visione istituzionale propria del mattarellum, il cui fine è quello di diminuire il peso, se non di escludere, le fasce popolari dalla guida del Paese.

Proprio nel momento in cui, negli anni Novanta iniziava un inarrestabile declino dei ceti intermedi della società, veniva fortemente azzoppata la loro capacità di rappresentanza. Il maggioritario, sotto questo profilo, non ha fatto altro che traferire nelle gerarchie politiche le nuove gerarchie economiche emerse con il vertiginoso aumento delle disuguaglianze sociali, prodotto dall’attuale crisi.

Dovrebbe essere piuttosto evidente quindi che la pietra angolare su cui si costruisce il post-berlusconismo è una nuova legge elettorale che non ricalchi o peggiori i limiti di quella attuale, ma che sia più compatibile con le caratteristiche del nostro sistema politico.

Un orientamento espresso in modo chiaro dalle associazioni promotrici del Manifesto per la Buona politica e per il Bene comune nel quale si sostiene che per uscire “dalla riproduzione oligarchica delle classi dirigenti” occorre “l’adozione di una legge elettorale su base proporzionale”, con quei correttivi che su queste colonne ha illustrato il costituzionalista Satta.

Il Forum delle Associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro si darà appuntamento a Todi il prossimo 17 ottobre. Nella misura in cui saprà elaborare una proposta che ponga le basi per un nuovo bipolarismo, affrancato dal maggioritario, potrà indicare ai cattolici la strada per uscire dall’insignificanza in cui li ha relegati la seconda repubblica, e soprattutto potrà contribuire ad aprire una nuova fase politica di cui un Paese logorato da anni di scontri rissosi quanto fittizi tra destra e sinistra, avverte il bisogno.

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